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Chi resta con l’accendino in mano
(da: la Repubblica del 20 maggio 2013)
Antipasto, pasto e rimpasto. Non siamo più una squadra fortissimi fatta di gente fantastici.

Giunge da Palazzo San Giacomo il messaggio di Checco Zalone. Checco de Magistris dà una spallata alla giunta (urto con scasso) e ne fa fuori sette.

È la fine di sette nani e di Biancaneve Donati, un pilastro della squadra del sindaco che dai provvedimenti dell’assessore alle buche si lava le mani: Ponzio Pilastro.

Tramonta il sole sul lungomare liberato, sulla pista ciclabile, sulle fioriere spartitraffico.

Anna Donati liberata. L’imperatrice dei sensi vietati. Sant’Anna di Palazzo. L’assessore delle strade perse. Unna, nessuna, centomila.

Espressione del partito dei verdi, c’è chi vince e c’è chi verde, assessore di punta di una giunta a traffico limitato.
Di Faenza il marmo e il suol tornerà a riveder.

La rivoluzione arancione è fallita. Due anni al Comune, risultati zero e il sindaco neanche ne ha rimorso. Nessuna autocritica. La coscienza di zero.

Incapace di vedere il suo fallimento, lo riversa sulla giunta che, dice, non sa fare la guerra. Farà una giunta militare?

Intanto, assume e licenzia assessori all’insegna dello sport preferito: caccia e pesca.

Di una cosa è sicuro: non rimarrà col cerino in mano. Sodano, premuroso, gli regala un accendino.

Fuori gli assessori alla cultura, al lavoro, alla mobilità, all’urbanistica, all’istruzione, al personale, al commercio che giudica sommariamente.
L’ecatrombe del giudizio universale.

Rimangono quelli che hanno letto Eduardo (ditegli sempre di sì) e facendo il verso a Foscolo recita: questo di tanto spremere oggi mi resta.

Narciso con bandana, Poseidone, pin-up della politica, ungarettiano fino ad illuminarsi d’immenso.

Alla fine, però, il problema non è de Magistris che resta, ma Cavani che se ne va.
20/5/2013
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