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Michela Ciuni
(Scherzi del caso - 3)
di Giuseppe Pacileo
Nato con la camicia. Col pullover e magari coi calzini! Pensava di andarci lui ed ecco che veniva lei: “S'accomodi. Che cosa..?” Recitò; ma poteva mai regolarsi come se già si conoscessero.., o come se la vedova fosse al corrente di tutto quel ch'egli andava almanaccando?

- Parlo col commissario Siragusa? Ah, mi scusasse, io sono Michela Ciuni.

Ad onta della calura, indossava un leggero soprabito blu, infilato in vece del nero che, si capisce, ancora non s'era procurato. 
Quel che colpiva però era il trucco perfettamente a posto, ma persin patetico su quel viso affilato, col naso che pareva un becco di rapace.., e con quell'occhio rovinato! Pure i capelli, d'un rosso ramato, erano ben acconciati. 

Il commissario dove' farsi forza per distoglier lo sguardo: “Siragusa sono”, rispose a voce bassa: “Ciuni.., ma forse Lei...” 

- Sì. Ho saputo un due ore fa. Mi dissero che Lei ci stava... 

- “Non al momento dell'incidente.., della disgrazia. Sono arrivato, diciamo, una ventina di minuti dopo”. 

- Ah. E già.., già finito lo trovò, a mio... Non ci parlò? Lui neanche una parola ci disse? 

- “Signora, da come mi spiegarono ch'era successo, manco se ne accorse di... Capisce?” 

- Ah. E molto.., come posso dire.., molto rrovinato era? 

- “No, signora, in apparenza no. Lesioni interne, ma invece da fuori...” 

- Ah. E quando.., il corpo... 

- “Quando vuole, signora. Il caso non richiede l'autopsia e per i funerali...” 

- Sì, ma dove sta?

Proprio affranta non sembrava. Pallore.., se ce n'era, lo copriva il belletto. Autocontrollo, poche domande, precise ad onta del tono esitante: Siragusa s'era sentito lui, dalla parte dell'inquisito. Ma si trattava pur sempre d'una donna in lutto; perciò ritenne inopportuno interrogarla.., neppur solo accenni, sondaggi. Non sull'incidente, si capisce, su quell'altra faccenda. Pensava a come, a dove trovar una buona occasione d'incontrarla ancora, di poterci parlare.

Accennò ai funerali, pur rendendosi conto che non aveva.., in quel momento ella non poteva aver già fissato la data e il resto. 
Le chiese di fargli sapere, mentre l'accompagnava fino all'uscita. 

Camminava sicura, eretta. Rigida, anzi, e accolse impassibile le condoglianze. Non riusciva facile immaginarla in preda alle furie come Randazzo gliel'aveva descritta. 

Una piccola folla di colleghi e amici accompagnarono lo sfortunato Ciuni nell'ultimo percorso. Dietro il carro la vedova, tutta in nero, dal velo sulla fulva chioma alle scarpe coi tacchi bassi; la gonna del tailleur così stretta che s'accentuava il pur lieve valgismo. 

Per forza di cose, neppure in quell'occasione il commissario trovò modo d'intavolare il discorso, quel discorso; le telefonò la mattina seguente, senza trovarla. Non esistevano i cellulari, allora, e a casa bisognava chiamare. 

Incaricò il centralino di fare quel numero ogni tanto, ma per tutta la giornata nessuno rispose. 

Siragusa fece un tentativo con Randazzo, il collega più vicino a Benito Ciuni e inoltre il più informato sulla coppia: sì, Randazzo aveva accompagnato a casa la vedova, dopo i funerali, ma quasi subito se n'era dovuto tornare in redazione. Punto. 

Di utile venne fuori solo che la signora, prima di maritarsi, viveva a Caltanissetta, dov'era nata come Michela Lunghi. Non altro ma, ecco, forse stava lì dai suoi. 

A Caltanissetta non c'erano più Lunghi, lo informò un collega da laggiù; l'unico, originario di Pavia, anni addietro aveva sposato una del posto ma, ancora giovane, non molto tempo dopo le nozze morto era. Più o meno trent'anni prima. 

Lavorava in banca.., e guarda tu i casi della vita: uno viene giù dalla nebbia della pianura lombarda a morire di polmonite sopra una montagna siciliana! 
La moglie e la bambina avevano tirato avanti con l'aiuto dei parenti di lei; ch'era finita da tre anni, più o meno. 

Della figlia si sapeva poco,.. sì, che stava a Palermo, sposata. Con Lina, dissero certe sue cugine, s'erano viste l'ultima volta al funerale della madre di lei, e parlato al telefono vari mesi prima, un 29 settembre, giorno del santo patrono locale e dell'onomastico, suo di Lina. Caltanissetta no. 

E allora? Per tre giorni Siragusa mandò un agente, mattina e sera, a via Mariano Stabile. 

Niente, sparita. Interrogati, i fornitori a cominciar dal panettiere dissero che, appunto dopo il giorno del funerale cioè a partire dal mercoledì 18 di maggio, la signora Ciuni non s'era più vista né sentita. 
Che se la fosse squagliata? 

Mandato di perquisizione, forzata la porta, e il mistero s'infittì: non si effettua una fuga programmata lasciando tutti quei vestiti appesi nell'armadio, e tanta biancheria nei cassetti, e un libretto di risparmio al portatore, quasi quattro milioni, insieme con più di cinquantamila lire in banconote. 

Tant'altri indizi confermavano: non era scappata. A meno che un qualche motivo improvviso, irresistibile, non l'avesse costretta senza concederle un attimo di respiro. 

Gli accertamenti di rito, Siragusa li fece effattuare per puro scrupolo – ferrovia, autobus, porto, aeroporti – e diedero la risposta prevista: niente. Volatilizzata. 

Morta allora? Ammazzata, suicida, chi lo sa? La seconda donna del mistero, la moglie dopo l'amante dello stesso uomo, Benito Ciuni. 

Almeno della prima s'era trovato il corpo! Oh, e in mezzo, fra l'ammazzatina e la scomparsa, c'era rimasto pure lui, il Ciuni... Lì, niente da indagare, ma ora gli mancava uno che, perlomeno di certi fatti, necessariamente informato doveva essere. 

Siragusa non ci dormiva. La moglie era abituata, si capisce, come tutte le mogli d'uomini alle prese con lavori rognosi. Mai però era successo che il suo Federico si sfogasse con lei in tono tanto amaro:”Un cutugno tengo, proprio ccà sullo stomaco!” 

Da una venticinquina di anni ch'era in Polizia, mai gli era capitato un caso tanto complicato.., tutto quel susseguirsi di circostanze non riferibili a qualcuno oppure a qualcosa ma unicamente al caso. 
Qualche indizio.., spuntati pure quelli qua e là come funghi. No no, niente di paragonabile. 

Elena Bellavia l'avevano fatta fuori, e una. Gli capita d'intuire da una chiacchiera di donne chi era stato l'ultimo amante della morta ammazzata, dunque poteva essere colpevole lui, picché chidda mmagari liquidato l'avìa.., non era il primo. 

Ebbe', adesso nel registro degl'indagati poteva iscrivere un eventuale colpevole già morto. Ancor prima di esser sospettato, non s'era piazzato al punto giusto per farsi centrare da un bolide impazzito, guarda un po' unica vittima oltre al pilota? 
E fa due. 

Gli servono al bar fresca fresca un'altra pista, ma subito la sospettabile sparisce, forse fuggita e sarebbe già una cosa concreta.., chi scappa si accusa, no? 
Ma allora perché far passare tanti giorni prima di... 

No, questo magari no, dopo il lunedì della Bellavia il marito era vivo ancora; più avanti invece, fra rimorso, paura, disperazione... Però una fuga da folle, senza programmi, senza roba appresso? Oppure, chissà, fatta fuori lei pure.., ma da chi? Dal fantasma di Elena Bellavia? E il corpo? Così siamo a tre. 

Come le carte che cadono una sull'altra. Come un copione con tanto di regia occulta. Meglio assai, tutto sommato, aver a che fare coi fatti di mafia! 

Dal suo punto di vista poliziesco, è ovvio. La sparizione della vedova Ciuni entrò pur essa nel limbo dei fatti appesi al.., no, chiamiamoli sospesi. Al pari delle indagini. 

****** 

Passarono tre mesi, di fine primavera-inizio estate, torridi e pesanti. Siragusa andò in ferie ma non si mosse da Palermo, mentre moglie e figlia cambiarono mare, da Palermo a Siracusa. 

Il giorno di ferragosto venne ritrovato il secondo cadavere femminile; quello indagato, per così dire. 

Puro caso: tre speleologi saliti all'Addaura per certe loro ricerche fecero la scoperta in fondo alla grotta, guidati dallo sgradevole odore. 

Il corpo era già avanti nella decomposizone; pertanto la certezza dell'identità si ricavò solo dalle protesi dentarie. 
Dato impressionante: povera Michela, l'avevano legata, incaprettata, e non si trovò ferita d'arma da fuoco; neppure da taglio, dopo attento esame. 

Dunque era morta orribilmente.., a poco a poco s'era strangolata da sé. 
Meglio una pallottola.., una coltellata! 

Per il commissario le ferie erano finite. Se le concluse lui d'autorità: mal le sopportava, non ne poteva più e colse al volo l'occasione. 

Le indagini ricominciarono, pur se l'unico elemento nuovo, all'atto pratico, stava nella certezza che la vedova Ciuni non occorrreva più ricercarla. 

Peraltro, l'eventualità che fosse morta l'avevano considerata fin dall'inizio, subito dopo la scomparsa.  

Restavano – hai detto niente – le solite implacabili incognite, raddoppiate: chi, e subito dopo: perché. 



3 - continua
2ª puntata
20/5/2013
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