Contatta napoli.com con skype

Fibrosi Cistica, benefici dall’aglio
di Gianni Canta
Ricercatori dell'Università di Copenaghen hanno individuato un componente dell'aglio in grado di attaccare lo sviluppo del biofilm batterico, ancor più resistente e pericoloso dei batteri individuali. La scoperta potrà essere di particolare aiuto per i pazienti affetti da Fibrosi Cistica.

La Fibrosi Cistica, chiamata anche mucoviscidosi, è una malattia genetica autosomica recessiva che colpisce mediamente un bambino ogni 3 mila nascite: si tratta di una grave patologia che comporta un'alterazione del trasporto dei sali nell'organismo ed influenza diversi organi ed apparati, dal respiratorio al riproduttivo.

È più frequente nella popolazione caucasica e provoca infertilità nei maschi. L'aspettativa di vita, grazie ai progressi medico-scientifici, negli ultimi decenni si è molto allungata, tuttavia vi sono casi in cui i rischi si moltiplicano esponenzialmente a causa di complicazioni.
Tra le più pericolose vi è l'infezione da parte del batterio Pseudomonas aeruginosa, un patogeno ubiquitario ed “opportunista” dell'uomo che, nella maggior parte dei casi, non provoca situazioni patologiche gravi in soggetti in salute.

Nei pazienti affetti da Fibrosi cistica, spiega il professor Tim Holm Jakobsen dell'Università di Copenaghen, l'infezione da Pseudomonas aeruginosa può portare a bronchiettasia, fibrosi polmonare, insufficienza respiratoria e morte”.
Sebbene grazie agli intensivi trattamenti antibiotici -prosegue Jakobsen- i pazienti con Fibrosi cistica abbiano un'aspettativa di vita di circa 40 anni, la principale causa di morte deriva proprio dalle complicazioni causate dall'infezione di questo batterio.

Per questa ragione l'Associazione tedesca Fibrosi cistica ha effettuato un'importante donazione al team di ricerca di Tim Holm Jakobsen e Michael Givskov, che in passato avevano dimostrato grandi progressi nel contrasto dello Pseudomonas aeruginosa.
Nello specifico gli studiosi danesi avevano individuato che estratti grezzi di aglio (Allium sativum) avevano la capacità di inibire diversi geni legati al “quorum sensing” (un meccanismo di comunicazione) batterico e di promuovere una rapida compensazione in caso di infezione polmonare batterica nei topi.

Studiando questi estratti i ricercatori hanno scoperto che il principio attivo è l'ajoene, il principale costituente di numerosi composti contenenti zolfo che vengono prodotti quando l'aglio viene schiacciato.

L'ajoene -spiega Jakobsen- inibisce l'espressione di 11 geni legati al quorum sensing batterico, si tratta di geni chiave che donano a Pseudomonas aeruginosa la capacità di provocare la malattia.

Abbiamo inoltre scoperto - prosegue lo studioso - che l'ajoene riduce la produzione di rhamnolipid, un composto che protegge il biofilm batterico dai globuli bianchi. Associandolo alla tobramicina (un antibiotico n.d.r.) siamo stati in grado di uccidere il 90% dei batteri che vivono in un biofilm.

Il team di ricerca danese ha brevettato l'azione dell'ajoene contro i biofilm batterici ed è in attesa di stipulare un accordo con case farmaceutiche interessate a sviluppare farmaci basati sul composto.
L'aglio - conclude Jakobsen - viene utilizzato da migliaia di anni in medicina. Conosciamo bene i suoi benefici per il sistema cardiovascolare ed immunitario, oltre alle capacità antivirali, antifungine ed antibatteriche.

La nostra scoperta potrebbe aiutare a posticipare o ridurre al minimo lo sviluppo di resistenza agli antibiotici, oltre che ricoprire un ruolo importante nel contrastare complicazioni provocate dallo Pseudomonas aeruginosa in presenza della Fibrosi Cistica.

1/6/2012
RICERCA ARTICOLI
Inizio Google