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Attualita'
Il cinema sul pallottoliere 15
Settimana ricchissima oltre che di numero, come di consueto, soprattutto di qualità, complice l’occasione della festa della liberazione che riempie ancor di più le sale. Conosciamo insieme i protagonisti della settimana.

I PROTAGONISTI
Si comincia di martedì, con l’uscita dell’ultimo film di Johnny Deep The Rum Diary. La pellicola vede protagonista Paul Kemp, buon giornalista e gran bevitore, che si trasferisce a Puerto Rico per collaborare al San Juan Star, giornale locale sull’orlo del fallimento.
A stargli accanto durante il movimentato soggiorno portoricano il fotografo Sala, il collega, di penna e di bicchiere, Moberg e la bellissima Chenau.

Deep in persona si è occupato del ritrovamento dell’omonimo romanzo di Hunter S. Thompson da cui è tratto il lungometraggio, di cui l’attore è produttore oltre che protagonista. le fumose e alcoliche traversie di Kemp vengono affidate a Bruce Robinson che ne fa un’ottima riduzione in fase di scrittura, lui che di mestiere fa lo scrittore; molto meno brillante la conduzione registica, a tratti stanca e pesante.

D’altronde proprio Robinson aveva dichiarato che non si sarebbe più seduto sulla sedia del director: un bacio d’addio, dunque, e non un bentornato.


La festività del 25 Aprile tocca i due apici opposti. Sicuramente dalla parte migliore c’è Il castello nel cielo.
Nello sfuggire ai pirati dell’aria, la giovane Sheeta cade da un aereo ma, levitando nell’aria, riesce a salvarsi e ad atterrare tra le braccia del coetaneo minatore Pazu.

La caccia a Sheeta non è ancora conclusa, alimentata dal segreto della città nel cielo che la ragazza si porta dentro. Il ritardo con cui questo capolavoro del maestro dell’animazione Hayao Miyazaki arriva nelle nostre sale è avvilente e imbarazzante.

Si tratta, infatti, del primo lungometraggio propriamente dello Studio Ghibli, nato nel 1985 per volere di Miyazaki e Isao Takahata. Laputa (questo il titolo originale) fu distribuito solo per l’home video ma presto ritirato per poi essere distribuito al Grande Schermo 27 anni dopo la sua realizzazione!

Come a voler richiamare il 4 Luglio d’oltreoceano, The Avengers arriva nella sale proprio il 25 di Aprile.

Questa volta la minaccia di Loki, fratellastro divino di Thor in combutta con i temibili guerrieri Chitani ed in possesso del potente Cubo Cosmico, è tale che Nick Fury, capo dello S.H.I.E.L.D., deve attivare il “Progetto Vendicatori” formando la squadra composta da Iron Man, Capitan America, Thor, Hulk, la Vedova Nera e Occhio di Falco.

I supereroi Marvel si ritrovano nell’epico lungometraggio che li vede, finalmente, uniti, dopo il lungo e laborioso processo di rimandi, richiami ed anticipazioni che ha caratterizzato le produzioni Marvel del passato più recente.

Fa il cattivo tempo del mercoledì, invece, Ho cercato il tuo nome, storia di Logan Thibault, ufficiale dei Marines che, di ritorno dall’Iraq, decide di cercare la donna ritratta su una foto trovata nel deserto.
Quella donna è Beth che nell’Hampton gestisce un canile insieme alla nonna Nana e al piccolo Ben, figlio avuto dal matrimonio con lo scontroso sceriffo Clayton.

Criticare la pellicola di Scott Hicks significa fare un passo indietro e concentrarsi sulla fonte del regista, l’omonimo romanzo dell’ “harmony man” Nicholas Sparks.

Ormai da anni la sua letteratura rosa è la più famosa e seguita al Mondo e The Lucky One (titolo originale de Ho cercato il tuo nome) non è altro che l’ultimo di un’infinita serie di mielosi drammi dalla lacrima facile e dalla retorica sdolcinata che troppo hanno influenzato le produzioni del Grande Schermo, tra cui, a onor del vero, si salva solo Kevin Kostner.

Il solitario intermezzo del giovedì è Interno Giorno, in cui vengono ripercorse le vicende della vita dell’attrice Maria Torricello, in occasione dell’uscita del suo ultimo film. Poco da dire del primo lungometraggio di Tommaso Rossellini: l’encefalogramma rimane quasi totalmente piatto e Interno Giorno si affatica verso i titoli di coda.

Le uscite dell’ormai non più così regolare venerdì. Nell’Irlanda del Nord di Hunger, il ministro Margaret Thatcher abolisce lo statuto speciale di prigioniero politico. i carcerati dell’IRA, dopo quello “della coperta” e dell’igiene, cominciano un durissimo sciopero della fame, guidati da Bobby Sands che troverà la morte nella protesta insieme a nove compagni.

Pellicola estrema e carnale, Mc Queen porta sullo schermo una storia dal fortissimo impatto, stabilendo con il soggetto un rapporto filmicamente fisico.
È la battaglia che passa per l’utilizzo del corpo, ultima arma per chi, come Sands, ha solo quattro mura che si stringono intorno.

Protagonista di Maternity Blues è,invece, Clara, costretta in un ospedale psichiatrico della Toscana a seguito dell’omicidio dei 2 figli neonati.
Mentre Clara entra in contatto con un gruppo di infanticide, stringendo rapporti in particolare con le tre compagne di cella, fuori delle mura dell’ospedale Luigi, suo marito, deve fare in conti con l’amore che prova ancora per quel mostro.

Prendendo spunto dalle pièce teatrale della scrittrice Grazia Verasani, Fabrizio Cattani affronta lo spinoso problema dell’infanticidio materno, in una riduzione cinematografica che conserva molto della versione teatrale.
Ed è proprio tale mantenimento a fare in modo che il soggetto non si macchi di patetica drammaticità all’italiana: quello di Cattani è un viaggio nell’universo psicologico di una Clara che diventa il modo per capire quanta madre ci sia in ogni femmina.

In ultimo La Casa nel vento dei morti. Attilio ed altri sbandati come lui dopo gli eventi della fondazione della Repubblica di Salò, compiono una rapina in banca in cui ci scappa il morto. Durante la fuga attraverso l’Appennino parmense si fermano in una cascina, in cui vengono accolti ed ospitati da tre donne: ciò che li aspetta non è una notte di riposo.

L’incipit così realistico, il viaggio verso la casa protagonista, il modo di rappresentare gli eventi fino al loro dispiegamento fanno pensare d’essere di fronte ad un piccolo horror cult italiano.

Ci si aspettano i gesti più efferati e le aspettative, in tal senso, non vengono disattese ma a “La Casa nel vento dei morti” manca decisamente dello spirito, nonostante gli sforzi per ricrearlo.

LE SORPRESE
Artista, sceneggiatore e regista britannico, solo omonimo del popolare attore, Steve Mc Queen vede finalmente arrivare nella sale il film che lo vide esordire dietro le cineprese, Hunger, primo di una duplice e incredibile collaborazione con Michael Fassbender (ha diretto l’interprete tedesco anche successivamente in Shame). Realizzato nel 2008, Hunger diede a Mc Queen il titolo della Camera d’Or per la miglior opera prima al 61° Festival di Cannes e l’European Film Awards per la miglior rivelazione.

I FLOP E I TOP
Ed ora i meno bravi del weekend:
• Terzo posto per Francesco Campanini. Il regista mette a disposizione tutto il proprio acume cinematografico nell’ultimo La casa nel vento dei mortima, purtroppo, non è abbastanza e ciò che rimane è solo l’amaro in bocca per l’ennesima occasione sprecata.
• Secondo sul podio Zac Efron. Il belloccio californiano tenta il salto di qualità, dopo le performance canore e danzanti dell’ormai famosissima trilogia di High School Musical, affiancando Taylor Schilling in Ho cercato il tuo nome. La sua interpretazione, discutibile anche a causa dell’insufficiente conduzione di Hicks, non lo porta lontano dal musical.
• Primo tra i peggiori, Tommaso Rossellini. Nipote d’arte dal cognome che pesa, per la sua opera prima Interno Giorno si ispira di più all’esperienza francese che a quella italiana: la combinazione è micidiale!

Dulcis in fundo, i premiati della settimana:
• Medaglia di bronzo a Joss Whedon. Grande appassionato di fumetti e già sceneggiatore per la Marvel, oltre che regista di Thor, Whedon realizza un’ottima summa dei più recenti sforzi dei Marvel Studios, riuscendo a rispettare ogni linea di continuity cinematografica (non vale lo stesso per le fonti cartacee) e lo spazio di ogni singolo supereroe.
• Argento per Michael Fassbender. Il tedesco, poi naturalizzato irlandese, deve a Hunger buona parte del successivo successo. Dopo la gavetta teatrale, le fugaci incursioni televisive e l’interpretazione dello spartano Stelios in 300, la collaborazione con Steve Mc Queen ne espose l’incredibile talento, poi regolarmente confermato.
• Non bastano gli elogi per il genio Hayao Miyazaki. Il Castello nel cielo permette di ritornare ai primi lavori del regista e sceneggiatore nipponico ma, ripercorrendone la carriera, la considerazione circa la misura del suo talento non cambia.

BOX OFFICE
Indiscutibile e preannunciato il primato ai botteghini di The Avengers: con gli 8.156.437 € guadagnati in cinque giorni e mezzo, considerando le anteprima di martedì, l’ultimo lungometraggio della Marvel ha già raggiunto maggior successo di tutti i film precedenti, senza considerare che solo domani arriverà nelle sale d’oltreoceano!
Sul podio ci rimane ancora To Rome with Love mentre le statistiche sono molto negative per le altre nuove uscite: 505.216 € per Ho cercato il tuo nome, 356.725 € per The Rum Diary e solo 130.204 per Il Castello nel cielo. Esordio ben al di sotto delle aspettative anche per Hunger, a quota 75.933 €, come per l’italiano Maternity Blues, che incassa 15.232 €.
4/5/2012
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