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Cronaca
I social network e il Garante
di Antonio Tortora
Viviamo ormai nell’era di social network che, sin dall’epoca in cui servivano essenzialmente in ambito universitario per consentire ai colleghi di studio di non perdersi di vista una volta cominciata la carriera lavorativa, si sono evoluti a tal punto da diventare piazze virtuali in cui centinaia di milioni di utenti riversano e condividono foto, testi, filmati, esperienze e iniziative. Dunque di strada ne è stata fatta da semplice bacheca fotografica e informatica fino ad un rivoluzionario e innovativo strumento di comunicazione globale in cui Facebook, MySpace, Fotolog, Bebo.com, Twitter, Windows Live, Orkut, per nominarne solo alcuni fra i più conosciuti, offrono spazi in cui chiunque e a qualsiasi titolo può far affluire notizie e conoscenze.

Ebbene oggi se ne contano oltre 300 disseminati in tutto il mondo e già la lista di quelli che hanno chiuso i battenti, a causa dello strapotere di quelli meglio organizzati e a causa delle mode giovanili, si allunga notevolmente dopo solo uno o due anni di vita; è opportuno ricordare che Facebook, Blogger.com, Msn.com e Twitter.com compaiono ai primissimi posti fra i primi 500 Top Sites on the Web recensiti da Alexa.com che mensilmente scandaglia contatti e motori di ricerca in tutto il mondo. Questi dati confermano, laddove ce ne fosse bisogno, l’importanza che i social network hanno assunto nell’era della comunicazione tecnologica, globale e integrata; integrata perché anche gli sms partiti da cellulari e pubblicati online raggiungono un’infinità di postazioni telematiche.

Grazie ad essi è possibile mantenere relazioni con gli amici anche con quelli più lontani e fisicamente irraggiungibili, creare gruppi di interesse e forum di discussione, farsi conoscere e mostrare al mondo le proprie capacità ad esempio nel mondo artistico, diventare bloggers scambiandosi opinioni di natura culturale, religiosa, politica e su fatti di cronaca. Inoltre i teenager possono farsi conoscere in rete entrando in contatto con innumerevoli persone e rimorchiando ragazzi e ragazze con estrema facilità mentre i professionisti allacciano contatti con colleghi, manager e aziende di tutto il mondo.

Fin qui il panorama appare idilliaco e adeguato ai tempi caratterizzati da una grande velocità nelle comunicazioni sebbene gran parte di queste rimangano nel campo del virtuale e dunque nel non fisicamente reale. C’è però da registrare qualche perplessità su cui il Garante per la protezione dei dati personali invita gli utenti a essere prudenti e a riflettere bene prima di inserire i propri dati personali su un sito di social network. Infatti, oltre ad avere tutti i vantaggi che sono stati già indicati , si registrano una serie di importanti punti deboli dell’intero sistema. Ad esempio ci si imbatte frequentemente in numerosissime applicazioni inutili che mirano solo ad acquisire i nostri dati personali aggirando abilmente ogni ostacolo posto in essere da una naturale e diffidente cautela; si diventa target di pubblicità ossessiva e fastidiosa, messaggi spam ed emoticon perfettamente inutili; si riscontra scarsa attenzione alla privacy di utenti poco accorti e sin troppo ingenui. Nei casi più gravi troppi profili risultano falsi e si può configurare il reato di furto d’dentità; la maggioranza delle foto vengono saccheggiate dall’intero Web spesso senza rispetto del diritto d’autore e della registrazione di marchi aziendali.

L’uso di identità reali per i minorenni è estremamente rischioso e in questi casi il parental control e un buon filtro famiglia diviene doveroso tenendo presente che dalla metà degli anni 2000 i siti a favore dell'anoressia e bulimia sono aumentati del 470%, le pagine violente del 120%, quelle razziste del 70%, quelle a favore della droga del 62% e la pornografia infantile del 18%. In altre parole, così come l’acqua viene filtrata per essere bevuta pura e con tutte le qualità organolettiche richieste, anche Internet deve essere filtrata per garantirne una sicura fruibilità. Talvolta infine, alcuni servizi che apparentemente sembravano gratuiti, di fatto vengono offerti a pagamento senza che le clausole contrattuali siano state esposte in maniera chiara e concisa.

Insomma, in armonia con le altre Authorities dell’Unione Europea e dei Paesi extraeuropei, ben ha fatto il Garante per la protezione dei dati personali ha elaborare strategie d’intervento in quello che ormai  rappresenta l’attualità e il futuro della comunicazione globale. Di recente, infatti, ha pubblicato un opuscolo “Social Network: attenzione agli effetti collaterali”, scaricabile anche attraverso Internet al link: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1614258  in cui vengono dati pratici e semplici consigli su “come tutelare anche nel mondo virtuale uno dei beni più preziosi che abbiamo: la nostra identità, i nostri dati personali”. Si tratta di una pubblicazione che, una volta introdotto il tema generale dei social network e della loro capacità di dare la sensazione di uno spazio personale in una piccola comunità, immediatamente e con un linguaggio estremamente semplice pone l’indice contro un “falso senso di intimità” che, condizionando gli utenti, può portare ad una sovraesposizione della vita privata e delle informazioni strettamente personali capace di provocare “effetti collaterali” anche a distanza di anni. L’invito all’autotutela ovvero all’attenta gestione dei propri dati personali è alla base di ogni comportamento da adottare in una società complessa e caratterizzata da automatismi tecnologici che possono sfuggire al controllo degli stessi soggetti che si trovano ad inserire i propri dati in un qualsiasi sito di social network. Ad esempio sono in pochi a leggere attentamente i regolamenti che devono essere approvati prima di accedere a uno o più gruppi e spesso capita di aver inconsapevolmente ceduto il permesso di usare, senza limiti di tempo, tutto il materiale (immagini, scritti, filmati, chat) inserito di volta in volta durante i vari collegamenti. In caso di problemi legali derivanti dalla violazione della privacy è difficile intervenire tenendo presente che la maggioranza dei social network e dei loro server hanno sede in Paesi extracomunitari; dunque non ci si può tutelare richiamando leggi nazionali o europee e la controversia può diventare lunghissima e presentare problemi quasi irrisolvibili. D’altra parte, e qui ci si può rifare a recenti e numerosi episodi di cronaca internazionale, anche in caso di “disattivazione” del profilo utente non si ottiene di fatto la cancellazione del profilo per cui tutti i materiali posti online e riferiti a quel determinato profilo vengono comunque conservati nei server e negli archivi informatici dell’azienda che gestisce il social network. Il Garante consiglia di effettuare segnalazioni circostanziate in caso di presunte violazioni della privacy ma consiglia anche di chiedere il consenso quando si inserisce nome, cognome e foto di qualcuno, anche se parente stretto o amico fidato al fine di non violare l’altrui privacy. Ma ci sono altre problematiche da affrontare con attenzione. Le società di cui stiamo parlando hanno affinato le proprie capacità di decifrare e interpretare i profili degli utenti, le loro abitudini e gli interessi che li animano pertanto, offrendo iscrizioni prevalentemente gratuite ma finanziandosi vendendo pubblicità mirate, sono certamente in grado di vendere informazioni ad aziende che cercano nuovi buyers (acquirenti) le quali, a loro volta, possono trattare quella ingente mole di dati per altri scopi commerciali rivendendoli ad altre aziende del marketing telematico. Avete mai sentito parlare di persone importanti della politica, della cinematografia, dello sport che hanno rinvenuto casualmente la loro identità gestita da altri? Ebbene pare che non ci voglia molto per impersonare il Vip di turno ma anche una persona comune e per farlo, è sufficiente foto, nome e qualche informazione più personale. Una nuova branca del diritto internazionale sta prendendo forma in materia di furto d’identità e dei reati riguardanti la diffamazione in ambito telematico. Circa le truffe è bene ricordare che dalla data di nascita è ricavabile, con apposito programmino, il codice fiscale per cui con solo qualche altra piccola informazione un malintenzionato o un pirata della Rete potrebbero risalire al nostro conto in banca o al nome utente e finanche alla password.

Circa gli eventuali rischi e la possibilità di commettere un reato per chi fa surfing nel Web ma soprattutto per chi si iscrive sui social network, attualmente vera e propria mania con caratteri di forte compulsività, il Garante, per far riflettere l’utente di turno e renderlo consapevole delle conseguenze di ciò che va a fare nello spazio virtuale, pone una serie di semplici domande a ragazzi, genitori, a coloro che cercano lavoro, a professionisti e non esita a stimolare anche i cosiddetti utenti “esperti”. Le risposte, altrettanto semplici, non sono scontate e creano sicurezza per milioni di utenti che troppo frettolosamente si avvicinano a nuove forme di comunicazione affascinanti ma anche pericolose. Per un uso consapevole dei social network questi sono i consigli: non accettare con eccessiva disinvoltura nuove proposte di amicizia; tenere presente che tutti i dati immessi durante registrazioni e contatti possono riemergere anche a distanza di anni; astenersi dal pubblicare informazioni personali di altri soggetti senza l’opportuno  consenso; usare login e password sempre diversi da quelli usati per la posta elettronica e per la gestione del conto corrente online; utilizzare diversi pseudonimi tralasciando la data di nascita nel nickname; ricordarsi che in ogni caso si ha il diritto di sapere come vengono utilizzati i propri dati (privacy policy); controllare quali sono i livelli di privacy del profilo utente  e quali sono i diritti dei gruppi cui si appartiene; fare attenzione a coloro con cui si condividono informazioni e con chi si chatta in quanto con pochissimi dati e una foto si potrebbe diventare il prossimo “clonato” della lista. Infine, ricordarsi di non dare il consenso all’utilizzo dei dati per attività di pubblicità, promozioni e marketing evitando così lo spamming, ultimamente al centro di molte polemiche e controversie legali; leggere bene il contratto, accertarsi di poter cancellare tutte le informazioni personali in caso di recesso dal servizio e controllare le modifiche unilaterali introdotte dall’azienda.

Va detto che il Garante per la privacy è al passo dell’evoluzione tecnologica e monitora costantemente il Web interpretando il fenomeno nella sua evoluzione internazionale ma ha bisogno della collaborazione di tutti per cui ogni segnalazione verrà ritenuta preziosa (garante@garanteprivacy.it) ; il fenomeno è vastissimo, ha una portata mondiale e sta aprendo nuovi fronti nella comunicazione multimediale e nelle problematiche giuridiche che si vanno concretizzando. Il vademecum di cui abbiamo diffusamente parlato non costituisce un punto di arrivo bensì è un punto di partenza per tutti coloro che vogliono navigare informati evitando quelli che il Garante, molto opportunamente, definisce “effetti collaterali”.
12/3/2010
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