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Cultura
Lux in tenebris Catacombe di San Gennaro
di Antonio Tortora
L’estate scorsa abbiamo visitato le Catacombe di San Gennaro a Capodimonte (info@catacombedinapoli.it) a pochi passi dalla Basilica della Immacolata del Buon Consiglio chiamata anche, per i numerosi riferimenti simbolici, “piccola San Pietro”; in essa è custodito un quadro miracoloso, fatto realizzare da Maria di Gesù Landi, e che raffigura la Madonna che nel 1884 arginò un’epidemia di colera e nel 1906 impedì che una pioggia di ceneri vulcaniche ricoprisse la città. Due miracoli importanti in un lasso di tempo piuttosto breve e a poca distanza dalla tomba del Santo che di miracoli ne avrebbe fatti tantissimi. Ebbene quella semplice visita ci obbligò a riflettere sulle origini della città, da sempre costruita sul tufo e con il tufo, sulle origini dei culti che si sono susseguiti e, in particolare, su una forma di cristianesimo tutta imperniata sul culto dei morti e sul  rapporto viscerale e quasi parentale con San Gennaro.

Oggi, a distanza di diversi mesi, abbiamo ripetuto l’esperienza approfittando di “Lux in Tenebris illuminando il mistero” ovvero di una iniziativa che prevede visite guidate serali, su prenotazione, prorogate fino ad aprile a causa del grande afflusso di visitatori. Questa volta l’esperienza è stata straordinaria per il modo in cui le visite sono state organizzate con l’impegno di giovani explainers provenienti tutti dal Rione Sanità e appartenenti alla cooperativa “La Paranza” (info@cooplaparanza.it);  per l’avveniristica illuminazione a LED in grado di proiettare una suggestiva luce radente dal basso senza danneggiare affreschi e mosaici curata dall’ing. Domenico Iannantuoni; per le videoinstallazioni  curate dalla fotografa Elisabetta Valentini con una narrazione visiva e sonora splendidamente calibrata e di grande rilevanza simbolica; per gli allestimenti e le figure di Anna Maria Bova e di Francesco Porzio allievo del maestro Riccardo Dalisi, ispiratore del laboratorio creativo “Iron Angels” di Piazza San Vincenzo nel cuore della Sanità, e dalle cui mani prendono forma figure in ferro battuto, rame, ottone, acciaio e alluminio. Ed ancora dalla fotografa Simona Filippini e dal pittore Gianni Pisani.

Dato il luogo sacro in cui l’evento si tiene, “Lux in Tenebris ” potrebbe richiamare l’inizio di un celebre verso del Vangelo di Giovanni peraltro molto riproposto nel canto gregoriano, così come più plausibilmente potrebbe riferirsi agli effetti di evanescenza e profondità che caratterizzano una superficie ipogea di circa 5.800 metri quadrati ricavati da scavi che hanno interessato una volumetria di 18mila metri cubi. Non è questa la sede per descrivere l’arte che è racchiusa in tale superbo scrigno sotterraneo né per raccontarne la storia ma è la sede giusta per cercare di trasmettere al cultore di storia napoletana, al pellegrino in cerca del sacro, all’esteta attratto da un’arte millenaria nonché al camminatore che ha scelto la deambulatio come mezzo di conoscenza e di comunicazione, l’emozione di visitare l’immenso sepolcreto composto da 2061 tombe a pavimento, dalla cripta dei vescovi e dalla tomba di San Gennaro, dalla basilichetta di S.Agruppino e dai 16 ambulacri principali, dai 162 cubicoli e gli oltre 550 arcosolii, il tutto con “forme affascinanti e irregolari apparentemente scavate in modo casuale nella vena tufacea più resistente”. Questa la sintetica descrizione dell’ing Iannantuoni.

Di certo la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e l’Arcidiocesi napoletana bene hanno fatto ad accettare la collaborazione dell’associazione L’Altra Napoli Onlus che ha definito il Miglio Sacro “una periferia nel centro storico della città”; ovviamente una periferia da recuperare si affrettano a precisare nel loro programma i soci del sodalizio.

Ci riferiamo ad un percorso che parte dalle Catacombe di San Gennaro, attraversa il Rione Sanità in tutta la sua lunghezza, tocca il Cimitero delle Fontanelle, la Basiliche di San Gennaro dei Poveri, di Santa Maria della Sanità, di San Severo, le Catacombe di San Gaudioso, Santa Maria dei Vergini, il Museo Diocesano, la Cattedrale e la Cappella del Tesoro di San Gennaro e molto altro ancora. Tutto percorribile, a tratti in superficie a tratti sottoterra, grazie all’impegno dei ragazzi della Sanità e dunque un percorso restituito alla città dopo mezzo secolo di degrado e di oblio grazie anche alla partecipazione al progetto di altri partners fra cui Fondazione per il Sud e Tutti a Scuola Onlus e di sponsor quali Monopoli di Stato, IBM e Gala Energia Pulita; un itinerario a tappe, quello del Miglio Sacro, che parte dal luogo di culto sotterraneo dedicato al Santo Patrono della città per giungere alla Cattedrale e al luogo di culto di superficie dedicato al Santo Patrono ovvero alla Cappella del Tesoro laddove avviene il noto miracolo della liquefazione del sangue.

A titolo di curiosità aggiungeremo che i napoletani, esuberanti e caratterizzati da una spiritualità carnale e viscerale, si sono voluti assicurare ben 51 compatroni, fra cui San Tommaso D’Aquino e Santa Rita,  tutti  raffigurati da preziose sculture conservate nella Cappella del Tesoro insieme ad altri capolavori di valore inestimabile. Durante la visita gli explainers della cooperativa”La Paranza” Sofia Galeone e Vincenzo Porzio hanno spiegato la storia, hanno illustrato affreschi e mosaici ma hanno, cosa davvero inedita, lasciato ampi spazi di meditazione per i gruppi di studenti di Ars Universitatis che, in quella circostanza, erano stati lì condotti dalla Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli coordinata da Mons. Raffaele Ponte, Don Antonio Colamarino e Don Aniello De Luca.

Fa un certo effetto sentire dalle profondità dei lunghi corridoi le voci di bambini, lo sciabordio di onde marine, il canto dei gabbiani, musiche e strani echi che paiono uscire dal nulla; forse questa era l’intenzione di Elisabetta Valentini: suscitare curiosità coinvolgendo il visitatore in una tempesta emozionale capace di riportarlo a interrogativi ancestrali, al culto primigenio, alla terra e, in definitiva, a San Gennaro. Ma la presenza dell’acqua e il ripetersi continuo di azioni, come il camminare, riproposti dai brevi video indicano anche l’intento di creare miscele alchemiche fra la staticità dei cubicoli, degli arcosolii e delle tombe terragne con i passi dei bambini ripresi nei vicoli di una Partenope che ancora sopravvive, con un mare che instancabilmente erode spiaggia e bastioni di fortezze, con stormi di gabbiani che solcano maestosamente il cielo in pura e assoluta libertà. Ci sono tutti gli elementi in questo mix fatale per entrare dentro se stessi cominciando un viaggio da perfetto entronauta e, per chi ha fede, dentro il mistero dell’incarnazione, del Battesimo come nascita e della morte come auspicata rinascita.

E’ una grande occasione per il Rione Sanità che in passato era considerato un salotto storico per i suoi eleganti e nobili palazzi mentre dal dopoguerra ad oggi giace in un triste stato di emarginazione con oltre il 50 per cento di disoccupati, la più alta percentuale fra tutti i quartieri cittadini e in Italia. Ma i giovani del Rione, mostrando una non comune volontà, non si rassegnano e guidati da Don Antonio Loffredo direttore delle Catacombe di Napoli e Parroco della Basilica di Santa Maria alla Sanità danno vita alla cooperativa “La Paranza” oggi molto impegnata nel sociale ma soprattutto meritoria per aver dato un nuovo impulso alla riscoperta delle catacombe cittadine, autentiche  meraviglie sotterranee, nonché per aver riacceso i riflettori sul quel “Holy Mile” di cui si era persa la memoria. E’ un evento epocale che farà scuola, speriamo, fra gli innumerevoli giovani che, nel recupero della dignità perduta, vedono un’opportunità di rilancio straordinaria per la propria città e per sé stessi. Vincenzo Porzio e Sofia Galeone hanno ben descritto il lavoro fatto a tempo di record dai giovani elettricisti del Rione Sanità, dalla mattina fino a tarda sera e sotto la supervisione di Domenico Iannantuoni, per rispettare i termini e consentire le visite notturne secondo questo schema fortemente innovativo e coinvolgente. Dalla loro descrizione pare che l’entusiasmo fosse alle stelle.

Questi sono i giovani che ci piacciono e che potrebbero sfatare, in un futuro non troppo remoto, il mito del quartiere degradato e ad alto tasso di criminalità. Questa è la Napoli che amiamo e che al cronista piace descrivere in quella che è una cronaca bianca, anzi bianchissima lontano da quella nera che troppo spesso ricopre di fango la nostra grande storia. Ecco cos’è “Lux in tenebris”: un auspicio e un forte segnale di speranza, fra il sacro e il profano, nei confronti di un recupero di antichi valori e nell’affermazione di una precisa volontà di cambiamento.

Info: Lux in Tenebris - mostra prorogata
Al 12 febbraio 2010 abbiamo dovuto registrare il "tutto esaurito".

Per rispondere alle tante richieste abbiamo deciso, per il momento, di mantenere l''apertura serale anche nei mesi di marzo e di aprile 2010.
 
 Due turni di visita, alle ore 19.00 e alle ore 20.00,
 sempre su prenotazione da effettuarsi allo 081-7443714
 o indirizzando una email a prenotazioni@catacombedinapoli.it


5/3/2010
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