Cultura
Libri bianchi al Blu di Prussia
di Alessandra Giordano
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Un modo nuovo e originale di avere a che fare con i libri. Un oggetto imprescindibile, nonostante l’avanzare ponderoso del computer. Ed ecco che un artista di lunga militanza come Lorenzo Perrone ritorna ad un suo vecchio amore, il libro. Ma lo fa in maniera diversa, da vero amante. Adora tanto l’oggetto del suo desiderio, da trasformarlo in oggetto di culto, mummificandolo, per tenerlo sempre con sé, bianco, però, puro, spogliato di tutti i suoi contenuti come per rinnovare una catarsi e far risplendere di nuovo la sua pagina bianca, intatta e incontaminata. Un libro tanto depurato da diventare icona e meritare la galleria d’arte. E dopo Milano, Firenze, Roma, Bologna, Caparbio e Parigi, dal 3 marzo al 3 aprile è qui a Napoli, grazie ad Antonia Jannone e a Mario Pellegrino, direttore del Blu di Pussia, l’elegante spazio multidisciplinare in via Filangieri, rinnovato da Beppy Mannajuolo.
Abbiamo incontrato Lorenzo Perrone prima dell’inaugurazione, mentre soddisfatto e appena emozionato, contemplava le sue creature candide appese sulle pareti o adagiate sugli scaffali della galleria, sapientemente illuminate, in un gioco cangiante di luci e ombre.
Come nasce questa singolarità?“Ho fatto la scuola del libro, cinquant’anni fa, l’Umanitaria, famosissima, dove insegnavano ai giovani come rilegare un libro, come lavorare sul libro, come scriverlo… insegnavano grafica, fotografia, disegno… facevano conoscere la rilegatura, la carta, la stampa. Probabilmente questa cosa mi è rimasta dentro e pur facendo altre cose e dedicandomi alla pubblicità, in giro per il mondo, tra l’America e l’Europa, sono ritornato al primo amore”.
Un libro bianco, perché?“Perché è bianco lo spirito del libro, quando nasce è assolutamente bianco. Poi ci scriviamo sopra, ma l’animo che io immagino è bianco… I primi libri che “scolpivo” erano pagine al vento: la visione di un libro spiaggiato, sfogliato dalla brezza è sempre stata dentro di me. E i primi lavori si intitolavano, infatti, Pagine al vento una, due, tre, venti e via così…”
E poi?“Poi sono entrato nella storia del libro e ho cominciato ad immaginare delle composizioni e la mia compagna Simona mi ha aiutato suggerendomi i titoli. Ecco quindi ‘Trame’, oppure ‘Spaccanapoli’ che ho realizzato pensando a questa mostra napoletana. Ma, in realtà, questi libri sono segni che suggeriscono anche altro…”
Come tutte le opere, come la poesia: l’autore crea con un personale impulso, ma poi l’oggetto cambia nei confronti di chi lo guarda, di chi legge…“Proprio così. E spesso mi rifaccio alle poesie, a Garcia Lorca e alla sua storia d’amore, oppure a fatti di cronaca come l’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, oppure Arcipelago Gulag col suo filo spinato che lascia senza fiato…”
Ma ci sono anche oggetti ironici e scherzosi come i Five books with a tag che ci ricorda i libri di scuola legati da una cinghia di cui andavamo orgogliosi o l’intricato nido, un piccolo libricino nel caldo cuore di paglia…“Ragazza madre, In love, Regata, Matrioska, Simenon, il libro con la pipa e la bombetta… qui ce ne sono ventisette, ma in sei anni di attività ne avrò realizzati duecento o più!”
La tecnica?“Con uno o due euro compro i libri al mercatino, quelli di una volta con la copertina dura e le pagine consistenti, spesse…”
Non ci sono più neanche i libri di una volta…“Poi li bagno e li ricopro di tempera bianca e poi ci lavoro con il gesso e il fil di ferro con il quale do una forma…”
Ma li legge, prima?“No, non posso, altrimenti non sarei capace di cancellarli: tutti i libri hanno una storia, un’opera sofferta”
E parte con un’idea?“Dipende da come si comportano le pagine: a volte le lascio andare e le seguo, come Fiocco di brezza; altre volte, le spingo e le modello… il libro è bello e io sono fortunato solo nel tenerne in mano uno, subisco questo fascino: hanno un calore, non sono di marmo, vivono, mi danno molto!”