Il cartoncino di Checco Moroso
di Alessandra Giordano
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E’ un flash. Un colpo nell’occhio. Non si può passare indifferenti davanti alla Pica Gallery, accanto al Delle Palme, e non notarlo. Notare il colore e poi capire che si tratta di modellini, piccolissimi. Auto in miniatura, barche in miniatura, elicotteri in miniatura, edifici, gru e poi poliedri sospesi e tante altre “costruzioni” tridimensionali di progetti architettonici. Tutti in cartoncino lucido e colorato. Si rimane incantati.
Entriamo nel locale di Salvatore Pica, da quarant’anni uno dei leader più efficaci dell’arte contemporanea a Napoli: si tratta della mostra di Checco Moroso, architetto con l’hobby dei plastici.
“Costruire modelli tridimensionali di progetti architettonici è stato ed è il suo ‘mestiere’ – dice di lui un altro architetto, l’amico Antonio Dentale - Lo vedi irrigidire con centinature il suo cartoncino, disegnarvi figure geometriche e fustellarlo, poi all’improvviso, voilà, ecco una volta a crociera, una parete ricurva, un infisso particolare, una casetta come quelle di Virginia Woolf, un volume complesso o, quando vuole solo divertirsi, un lume o meglio un paralume”.
L’esposizione alla Pica Gallery stavolta prevede un discorso articolato nel tempo. C’è la città di ieri, edifici in costruzione, parallelepipedi bianchi, evanescenti e bucati da una miriade di finestre che già immagini popolati, affollati, mentre bellissime superbe gru – una gialla, una rossa, una verde e una blu - aiutano l’uomo a chiudersi, a creare muri con i propri simili, ad elevare barriere di cemento, a distruggere il verde, come il famoso ragazzo della via Gluck.
Poi, subito accanto, un altro tavolino di vetro ed ecco la città di oggi: automobili, solo automobili, di tutti i tipi, di tutte le marche, di tutti i colori. Non c’è spazio tra di loro, non ci sono persone a piedi. Tutto si riduce ad una mobilità di lamiere. Per Moroso la città del futuro, invece, si dispiega tra mare e cielo poiché la terra ormai è occupata dal cemento selvaggio e dalle auto, dallo smog, dall’inquinamento. Non è più vivibile. Ecco allora che l’uomo si crea lo spazio sul mare. Ma anche qui un po’ alla volta non si vede più l’acqua: la superficie salata è completamente ricoperta da natanti, galleggianti, barche, navi mentre, alzando lo sguardo, gli elicotteri, grosse libellule rotanti, sorvegliano il movimento acquatico.
Ma il “pezzo grosso” dell’arte di Moroso è in realtà un omaggio all’intellighentia politica, ironica e sbeffeggiante: a cosa rassomiglia questa iperbolica costruzione?
Dall’altro lato della vivace Galleria ecco un cielo nero, ingombro delle forme più strane anch’esse colorate: geometria euclidea, solidi sfaccettati, leggeri, appena mossi dallo spiffero che passa attraverso la porta socchiusa. “La natura dell’intelligenza e, chissà, la logica e il senso delle cose, ma io qui sarei più propenso a pensare che non ci sono né logica né senso se non quello che noi si riesca a trovare – dice ancora Dentale - il tutto per paradosso appeso al filo della sua mobilità sostenuta in un instabile equilibrio dalla presenza di pesi e contrappesi”.
Da vedere, fino al 10 febbraio.
26/1/2010