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Santa Maria La Nova 19
di Alessandra Giordano
Metti insieme tre amiche: un’architetto, un’artista e un’arredatrice ed ecco una Galleria d’arte contemporanea.  E’ accaduto il 21 dicembre in un antico palazzo al numero 19 di piazza Santa Maria La Nova, oasi silenziosa e protetta dal caos e dal traffico del centro storico. Due file parallele di lumini bianchi conducevano al piano nobile dell’edificio, dove Isabella Giannuzzi Savelli, giovane intraprendente architetto ha appena finito di restaurare due piccoli appartamenti: innovazioni tecnologiche, scale sottili, sfruttamento di spazi inusitati, soppalchi aerei, tramezzature come veli, porte scorrevoli e leggere… Due appartamenti eleganti e funzionali, assolutamente indipendenti anche dall’ingresso dove la scritta blu in corsivo detta All Art is Contemporary un’opera d’arte essa stessa, firmata Gannuzzi Savelli e che porta la firma di un maestro in neon, Umberto Pintore con laboratorio ai Quartieri.

Prima di chiudere definitivamente una parete divisoria, l’architetto Isabella ha un’idea: lascia aperto un varco, i mattoncini rossi a vista, l’intonaco non finito ed ecco un unico spazio abbastanza grande e accogliente per ospitare una mostra. Ad esporre chiama Federica Rispoli pittrice attenta e appassionata, che a sua volta trascina altri amici artisti: Marina Romano, Ludo e Leti, Antonio Riccio, Alessandro Rak. Un po’ di arredo? Qualche lampada di design qua e là, un tavolo minimal, una libreria stretta e lunga? Ed ecco che Caterina De Luca con il suo nuovo Delucadesign di via Cisterna dell’Olio sfoggia Kartell e Opinion Ciatti, offrendo questi complementi di arredo dalle linee rigorose ed essenziali, come gli indispensabili punti luce che creano giochi ad effetto riempiendo da soli l’ambiente.

Curiosi e interessati gli ospiti del vernissage: uno sguardo alla struttura, un complimento all’architetto – creatrice altresì delle lamiere in ferro aggettanti nel muro rivestite di legno o altre che accolgono pietra lavica a formare gradini sospesi - e il percorso espositivo di tutto rispetto si snoda tra gli spazi living appena progettati, su e giù per le eteree scale, tra le stanze e splendide toilette dai colori cipria.

Tra una tartina e un bicchiere di vino erano in tanti ad ammirare le opere e non solo le tele di Federica che, abbandonando per un momento i suoi vesuvi istruttivi e ammonenti, spesso civilmente rossi e arrabbiati, si rivolge ora alla natura che tenta di riappropriarsi di ciò che l’uomo le aveva un tempo sottratto. Il golfo di Napoli con il suo Castel dell’Ovo appena accennato a matita e proteso, quasi dimenticato nel mare, viene a poco a poco inghiottito da una fitta tela di ragno, una volontà di coprire la menzogna affinché la verità, nelle vesti ora di un insetto tanto piccolo quanto ingegnoso possa riprendersi il maltolto. Ragni, dunque, e poi lucertole patriottiche, farfalle multicolori che, dove si posano, fanno scolorire tutto per magia: Federica sogna. Federica ci crede ancora.

Titani metropolitani, come grandi burrate colanti, quasi un blob appiccicoso e invadente, scorrono su edifici, piazze e automobili, tutto soffocando: è la visione irridente e catastrofica di Alessandro Rak, fumettista dal tratto ironico. Una nostalgica cinquecento rosso-fuoco, manifesto di un’età goliardica e felice, schiacciata su murales di amori annunciati e gridati sono ciò che Ludo e Leti, due giovani artiste ceramiste che si dividono tutto, dal sonno all’arte, esprimono. Marina Romano è l’autrice di un’istallazione che fa meditare: capelli biondi – o stoppa dell’idraulico? - a ciocche, agganciate tra di loro, appese sul vuoto di un’esistenza non facile formano una tenda da scostare per vedere oltre. Della Romano pure una svettante lancia di orologio andata subito a ruba: “Dodici p.m.?”, era il titolo, con un gran punto interrogativo. Infatti, chi ha scelto l’opera può decidere a suo piacimento l’orario da imporre a quest’unica lancetta.

Anche un fotografo madrileno è stato chiamato per comporre il fantastico collage di artisti: Antonio Riccio, escludendo i colori e sezionando le tele, alterna gli scatti delle dune sabbiose dell’Italsider di Bagnoli al deserto spagnolo di Navarra. E ha ragione: tuttora, non c’è molta differenza.
24/12/2009
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