The millionaire e l’oscar dell’era obama
di Pasquale De Renzis
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Quando arrivano premiazioni come quella dell’Academy Awards si pensa immediatamente all’autocelebrazione del mondo cinematografico, soprattutto di quello hollywoodiano, con l’ingerenza spesso ingombrante della parte industriale della Settima Arte; ma non sempre questo pensiero trova conferma nella notte degli Oscar, per fortuna.
Lo si era intuito già dalle nominations per le pellicole uscite nel 2008 che stavolta c’erano storie particolari che andavano segnalate, ed eventualmente premiate: dimostrazione evidente era venuta dalle opere in lizza per il riconoscimento più importante con gli antihollywoodiani per eccellenza Gus Van Sant e David Fincher a presentare l’uno la vera storia del primo politico omosessuale degli Stati Uniti (Milk) e l’altro il racconto fantastico di una vita vissuta a ritroso (Il curioso caso di Benjamin Button), con Stephen Daldry e la controversa vicenda di una donna nazista (The reader) narrata in maniera politicamente poco corretta, con Ron Howard, forse l’unico vero rappresentante dell’establishment hollywoodiano, e il racconto di uno dei momenti politici più bui per l’America incentrato su una delle interviste più famose della storia televisiva a stelle e strisce (Frost/Nixon).
A trionfare con ben otto Oscar, tra cui ovviamente quello per miglior film, è stato The Millionaire la favola che Danny Boyle, riconoscimento come miglior regista, ha portato sugli schermi sconvolgendo non poco la stagione cinematografica: pellicola girata a Mumbay, con quasi tutti gli attori indiani molti dei quali improvvisati, storia cruda e angosciante anche se dai risvolti romantici e dal finale ottimista, di certo non era prevedibile il successo che ha riscosso in tutti questi mesi appassionando il pubblico di tutto il mondo e facendo incetta di premi di ogni tipo.
Il gruppo che ha reso possibile questo trionfo va lodato complessivamente e sono meritati tutti i riconoscimenti ricevuti, a partire dalla scenografia adattata da Simon Beaufoy fino alla splendida fotografia di Anthony Dod Mantle, dall’eclettico e straordinario montaggio di Chris Dickens al missaggio sonoro di Tapp, Pryke e Pookutty, e naturalmente la travolgente colonna sonora di A.R. Rahman, detto il “Mozart indiano” premiato anche per la canzone “Jai Ho”.
Tutto questo sotto la direzione del britannico Danny Boyle che con quest’opera ha confermato le sue qualità e la sua stravaganza stilistica.
L’Oscar a The Millionaire credo sia figlio dell’inizio dell’era Obama, della concezione di società multietnica e multiculturale che il Presidente ha diffuso da quando è stato eletto, della necessità di conoscere e rispettare ciò che è diverso , ed è per questo che una storia che si svolge in un paese come l’India è riuscita a coinvolgere e commuovere universalmente oltre che i giurati dell’Academy.
Nel solco dell’Obama pensiero va visto anche lo strameritato riconoscimento all’eccezionale Sean Penn, miglior attore per l’interpretazione dell’attivista gay Harvey Milk, per un film, premiato anche per la sceneggiatura di Lance Black, che dalla storia di un individuo arriva a parlare di diritti civili per cui tutti dovrebbero impegnarsi a conquistare e difendere.
Gli altri interpreti premiati sono la sempre più brava Kate Winslet come protagonista in The Reader, la passionale e intensa Penelope Cruz come non protagonista in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen (ormai si è perso il conto di tutte le attrici premiate con l’Oscar dopo aver girato un film con lui!), e Heath Ledger che, a poco meno di un anno dalla sua morte, è stato premiato con l’Oscar postumo, come non protagonista, per la devastante interpretazione di Joker in The dark knight (riconoscimento anche al montaggio sonoro di Richard King per il film su Batman).
Da contraltare ai trionfi di solito ci sono sempre delle sconfitte e probabilmente va considerata tale quella de Il curioso caso di Benjamin Button , del suo regista David Fincher e dell’attore Brad Pitt: alla pellicola solo tre riconoscimenti (trucco con Cannom, effetti speciali con Barba/Preeg/Dalton/Barron e scenografia con Burt/Zolfo) su tredici nominations, ma personalmente credo che con o senza premi il film avrà la considerazione che merita un’opera così emblematica ed originale.
Se miglior film d’animazione è stato riconosciuto giustamente lo splendido Wall-e, ha sorpreso non poco il premio come miglior pellicola straniera al giapponese Departures di Yojiro Tacita; per i costumi è stato premiato il lavoro di Michael O’Connor ne La duchessa.
Gli altri Oscar sono andati per il documentario a Man on wire di James Marsh, per il cortometraggio a Spielzeugland(Toyland) di Jochen Alexander Freydank, per il corto d’animazione a Le Maison en Petits Cubes di Kunio Kato, per il corto documentario a Smile Pinki di Megan Mylan.
La serata svoltasi come al solito al Kodak Theatre di Los Angeles è stata presentata dall’attore Hugh Jackman che è stato molto bravo e simpatico e ha rivelato anche doti da ballerino e cantante; la premiazione è apparsa più austera del solito ed è importante che in un periodo di recessione come quello che si sta attraversando si sia cercato parzialmente di evitare il solito sfarzo che contraddistingue un evento del genere. Commovente la premiazione a Jerry Lewis per il suo impegno umanitario così come i filmati che hanno ricordato attori, registi e lavoratori del mondo del cinema scomparsi nel 2008, con lo sguardo del mitico Paul Newman a salutare simbolicamente.
Come ogni anno è difficile stabilire se gli Oscar abbiano mantenuto o meno le aspettative, ognuno può ritenersi più o meno contento a seconda del film o dell’interprete che più lo aveva emozionato durante l’anno, molti attendevano questa notte per avere consigli su cosa andare a vedere al cinema nei prossimi giorni, in tanti storcono il naso dicendo che a Los Angeles è stata rappresentata solo una minima parte della produzione cinematografica mondiale e neanche la migliore; che la si pensi in un modo o nell’altro di certo c’è solo che un piccolo grande film come The Millionaire grazie all’Oscar verrà visto da milioni di persone che in caso contrario ne avrebbero ignorato addirittura l’esistenza.
23/2/2009