Cronaca
Amore, violenza e disperata ricerca di un’etica
Ovvero rapporto tra cinema e realtà
di Giovanna D’arbitrio
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Una vecchia querelle, che spesso si riaccende negli incontri con amici e conoscenti, è quella che verte sul rapporto tra cinema e realtà. Ci sono, infatti, sempre due posizioni nette e contrapposte tra quelli che considerano il cinema come espressione della creatività e fantasia umana e coloro che invece lo vedono come uno specchio della società e dei suoi cambiamenti. I film più recenti (a parte quelli “natalizi”, sempre più o meno uguali!), tutti sembrano contraddistinti da uno strano miscuglio di sentimenti contrastanti e quindi, anche quando trattano tematiche molto diverse tra loro, alla fine essi sembrano tutti essere “figli” dei nostri tempi, impastati di amore, violenza e una nuova disperata ricerca di valori etici.
Basta esaminarne alcuni, in una veloce carrellata, come The millionaire, Come Dio comanda, La Duchessa, Come un uragano.
Il regista Danny Boyle, in “The Millionaire”, narra la favola di Jamal, un ragazzo che vive in un’India moderna, dipinta a forti tinte, in cui ricchezza e amore vengono conquistati tra mille orrori, fame, sfruttamento, soprusi sui minori, torture ed infiniti abusi. Alla fine il Bene trionfa sul Male al ritmo di una coinvolgente colonna sonora.
In “ Come Dio comanda”, di Gabriele Salvatores, tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, tra amore, sesso e violenza si consuma il dramma di tre emarginati che vivono in una desolata, solitaria cava di pietra del Nord Italia: Rino Zena, disoccupato, aggressivo, inaffidabile, perseguitato dai servizi sociali che minacciano costantemente di sottrargli l’unica persona che ama, il figlio Cristiano, timido e represso, ed infine il terzo strano personaggio, soprannominato Quattro Formaggi, cerebroleso per incidente sul lavoro, sempre alla ricerca di una donna da abbracciare, che si trasforma involontariamente in stupratore ed assassino.
Il film è una cupa descrizione di una società senza pietà e solidarietà umana, egoista e violenta che genera altra violenza e morte, ma non riesce per fortuna ancora a sopprimere i sentimenti: l’amore tra padre e figlio brilla come un diamante su un mucchio di spazzatura.
Nella “Duchessa”, di Saul Dibb, film in costume ambientato nel ‘700 , Lady Georgiana Spencer, bella, vivace, ed intelligente, viene data in moglie ad un potente, triste ed “ imbalsamato” maschilista, il violento duca di Devonshire che pretende da lei un figlio maschio, la obbliga ad un menage” à trois “ con la sua amante, la costringe a rinunciare all’amore per il conte Grey, minacciandola di toglierle i figli (eterno ricatto!).
Ancora amore, sesso e violenza ed esplicita condanna del maschilismo. Il tema della condizione femminile è sempre attuale, malgrado il passare dei secoli !
Ed infine “Come un Uragano”, di George C. Wolfe , in cui un Richard Gere un po’ attempato, ancora riesce a scatenare violenti emozioni, queste volta con un fine “catartico”, cioè emozioni passionali ma elevate a ricerca di un’etica di comportamento nei rapporti umani, non solo tra uomo-donna, ma tra genitori- figli, nei rapporti di lavoro, nella società in genere. Anche qui comunque l’uragano cè!
Concludendo quindi ci poniamo la solita domanda sul cinema: - E’, o non è, esso specchio della realtà? –
Personalmente credo in una soluzione intermedia, in cui le contrapposizioni si compongono in un “insieme”: il cinema può essere rappresentazione della realtà, ma nello stesso tempo, in quanto “arte” , può filtrare e trasformare la realtà con il potere dell’immaginazione che, aiutandoci a vedere al di là del mondo delle apparenze, spesso ci fa scoprire la Verità ( come i grandi poeti Romantici insegnano).