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Cronaca
Barracco: "Ci hanno impedito di lavorare"
di Carlo Franco (da: Il Corriere del Mezzogiorno del 14-06-2008)
«Non so se ridere o piangere, ma di certo sono scandalizzata. Questa storia dei volontari che passano il Garigliano e vengono a fare i missionari a Napoli facendosi fotografare accanto a una montagnola di munnezza non riesco a mandarla giù, ma con chi te la prendi, la città è assente, inerte, incapace e le istituzioni non sono in grado rappresentarci».

Mirella Barracco non tace l'indignazione e ne ha ben donde. Sei mesi fa la Fondazione Napoli 99 lanciò una mobilitazione per la differenziata invitando le scuole che avevano adottato un monumento a fare altrettanto con una strada.

Udite, udite volevano rendersi utili, ma non c'è stato verso: non passerete, la risposta ufficiale ha raggelato il loro entusiasmo. Roba da matti, ed è comprensibile che ora, Barracco di fronte alla provocazione dei volontari spediti in avanscoperta nella foresta, vuoti il sacco del malcontento: «Intuendo che l'emergenza rifiuti si sarebbe trasformata in disastro, come è avvenuto, scegliemmo la differenziata perché volevamo dare un contributo per l'emergenza, ma insieme volevamo che i ragazzi si abituassero al riciclo, al risparmio e al dovere di tenere pulita la strada come la casa. Un'operazione ad altissimo valore simbolico, quindi, ma anche un aiuto fornito per giunta da ragazzi che, pur provenendo dai quartieri del disagio, avevano accettato con entusiasmo la sfida».

E invece...
«Sapete com'è andata, e non solo a noi. Nello stesso periodo, infatti, c'è stata una mobilitazione nelle scuole, nelle associazioni del volontariato, nelle parrocchie che hanno risposto all'appello del cardinale Sepe, nelle assise di Bagnoli. Tutti volevano darsi da fare, a tutti è stato impedito di farlo».

E ora...
«Ora dobbiamo assistere a questo show che non porta da nessuna parte».
Secondo lei, perché hanno deciso di farlo?
«Perché fa effetto e costa poco, due ingredienti che piacciono a tutte le latitudini. Se proprio devo essere malignetta aggiungo che si sono ispirati al clima che si creò dopo il terremoto e dopo l'alluvione, ma quelli erano scenari del tutto diversi, allora i volontari davvero si rivelarono preziosi e fecero bellissime cose, oggi cosa vengono a fare? ».

Scendono e si sporcano le mani per noi.
«E che noi ci volevamo sporcare i piedi? Migliaia di studenti si erano offerti con uno slancio davvero notevole ed ora devono prendere atto che arrivano i liceali del Berchet da Milano e magari faranno male quello che loro avrebbero fatto bene perché la città è loro e la strada da ripulire è la loro seconda casa ».

Arriveranno a luglio. E' stato anche detto che non saranno volontari non informati dei fatti, ma tecnici perfettamente addestrati e in grado di avviare la differenziata.
«Ma come si permettono? Non mi nascondo dietro un dito e so che qui a Napoli abbiamo tante cose di cui vergognarci, ma non abbiamo gli anelli al naso e queste esibizioni se le potrebbero risparmiare. Se ce lo avessero consentito, questi compiti avremmo potuto svolgerli noi».

Lei, pare di capire, sostiene che qualcuno dovrebbe farsi sentire e magari alzare la voce.
«Proprio così, questa idea balzana andava rispedita al mittente. Ma chi poteva farlo, chi può interpretare la rabbia giusta dei cittadini e organizzare una reazione civile? Le istituzioni si dirà ma non le vedo presenti e se ci sono hanno altro da fare».

Quante porte vi hanno sbattuto in faccia?
«Tantissime, se vuole possiamo anche provare a contarle. Preferisco, però, raccontare un episodio che mi sembra il più significativo: quando abbiamo ricevuto l'ennesimo rifiuto non ci siamo scoraggiati. Non so se ridere o piangere, le istituzioni non sono in grado di rappresentarci, i cesti per la differenziata li abbiamo acquistati a nostre spese, ma i materiali raccolti e selezionati sono ugualmente finiti nel tale e quale. Roba da non credere, il lavoro fatto con tanto entusiasmo dai ragazzi non è servito a niente».

Nelle intenzioni di chi sta organizzando la pattuglie di volontari c'è l'obiettivo di scuotere dall'inerzia i giovani delle periferie. Vogliono mobilitare almeno tremila ragazzi. «Questo è davvero troppo, conclude Mirella Barracco, noi e le organizzazioni che hanno lavorato come noi sul territorio ne abbiamo coinvolto almeno diecimila e se, mi passate l'ardire, sono ancora pronti a scendere in campo».

Basterebbe chiamarli, ma chi lo fa?

14/6/2008
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