Contatta napoli.com con skype

Cronaca
Il declino
di Vincenzo Cicala
Non è certo “il niente va bene” che evita il baratro e consente di  ricostruire una maniera di vivere civile, dove a ciascuno sia garantita la soddisfazione dei bisogni elementari, mangiare bere leggere e scrivere, cioè quanto occorre di diritto per avere riconosciuto il proprio stato naturale di essere uomo e non bestia. L’oligarchia che ha guidata la nazione in politica ed in economia negli anni sessanta, caratterizzati da un eccezionale sviluppo, giù, fino al primo governo Berlusconi, non è stata una interprete lungimirante motivata da un solido pregiudizio etico di associare un progresso di civiltà a quello economico.

La contestazione, a leggere i dati di oggi su di un rastrellamento sempre più radicale delle risorse a favore dei pochi e a danno dei molti, non  sbagliava lettura e comprensione. Neanche errava nella valutazione dei poteri forti di imporre il proprio interesse con la maschera della democrazia occidentale. Ha sbagliato radicalmente quando è passata alla clandestinità ed al terrorismo, assoggettandosi alle strumentalizzazioni ed alle strategie occulte dei pochi e veri detentori del potere, facendo stragi ed uccisioni mirate di fior di galantuomini e diventando, proprio essa, protagonista dell’uccisione delle speranze dei poveri. Lo stesso Servo di Dio Paolo VI riscontrava giusti i motivi di contestazione alla ingiusta distribuzione delle ricchezze.Lo stesso che pubblicamente chiese agli “uomini delle Brigate Rosse” il rilascio di Aldo Moro. E cosa è stata la “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII  se non un invito alla moderazione, alla giustizia, alla equità?. E cosa è stato lo stesso Concilio Vaticano II se non la proposta di un umanesimo cristiano rispetto all’affermazione del libero mercato ed all’uso fazioso e monopolistico degli enormi progressi della scienza e della tecnica?

Gli stessi vescovi condannano l’azione di una classe dirigente meridionale  decisa a prendere per sé tutto, e capace di ogni compromesso che dia un utile di cassa. Questo stato di cose è esposto alla luce del sole dalla situazione delle regioni meridionali, un  marciume che ha infettato il territorio e chi ci abita. Ma la necessità prima è quella di una rivoluzione culturale, che assegni agli uomini di diversa condizione pari dignità, sia alla ragazza smerciata a poco prezzo  sia alla cover girl dal giro miliardario, sia al “rom” che raccoglie i suoi familiari e la sua roba su di un Ape sia al delfino di Agnelli che succede alla guida della finanziaria della FIAT.

Così non è ed è peggio del Medioevo, come riportano i mass media.

Questa analisi del contesto è mancata alla Sinistra. Ha dissipato una tradizione di rappresentanza popolare perché non ha saputo più identificarsi. Le masse non sono più la classe operaia e non sono più i contadini. Non costituiscono più un insieme omogeneo. Non vi è più lotta di classe. Non vi è più una dialettica di lotta di classe, di contrapposizione tra lavoro e capitale. Il potere contrattuale del lavoro è diminuito e così sono diminuite le garanzie sociali. La massa dei diseredati è oggi enorme, varia e diversa, comprensiva di intellettuali e di analfabeti, di tecnici e di manovali, di precari, di maschi e di femmine. La realtà più grave è che vi appartengono quasi tutti i giovani. Per questo la nostra è una società, allo stato attuale, senza speranza di ricambio e di miglioramento. Una Sinistra politicamente responsabile rifletterebbe in maniera esaustiva su dove, sul quando e sul perché ha fallito. Perché attaccata ai posti di potere conquistati come ostriche allo scoglio? Perché inserita, a pieno titolo, nel mondo delle assicurazioni e delle società finanziarie? Perché presa nell’intreccio imprenditoria – politica –camorra ? Ha cominciato a sbagliare da quando ha dimessa la tradizione proletaria per crearsi una nuova rappresentanza socialista e democratica? Da quando ha premessa alle rivendicazioni di garanzia economica, di sicurezza sociale e sul lavoro le tesi liberalsocialisteradicali? Da quando ha inteso  strumentalizzare scuola e giustizia? Da quando ha smesso di fare formazione politica ed organizzativa rottamando una macchina capace di inserirsi nella società e di rappresentarne le esigenze? Da quando ha smesso di fare autocritica e di dimissionare chi sbaglia e fallisce?

Certamente ha sbagliato uccidendo di fuoco amico il primo ed il secondo governo Prodi, che aveva radunate alcune tra le maggiori e più aggiornate intelligenze del paese ed aveva compiuta un’analisi approfondita della situazione sociale. Nel licenziarsi dal governo del paese e dalla politica attiva Prodi ha seguito tutte le procedure previste dalla Costituzione con accuratezza pignola, quasi a voler sottolineare che era un addio senza ritorno, non suo, ma dell’Italia come prevista e configurata nella Costituzione del 1948. Si è arrivato all’atto conclusivo di un masochismo che ha consumato tutte le tappe di una lunga agonia cominciata prima del referendum sulle staminali.

L’Italia non sarà più come prima. Basterebbe considerare che sarà federata, che privilegerà l’iniziativa privata, nella scuola come nella sanità, che non sarà più possibile avvalersi della mutua di Napoli per andare ad operarsi a Bologna, che il sistema assicurativo avrà una quota parte significativa nell’assistenza sanitaria, che le garanzie di legalità e sicurezza saranno in parte demandate alle autonomie regionali. Si potrebbe continuare. L’Italia di domani non sarà più quella di oggi, che è brutta ma si intendeva migliorare seguendo il disegno costituzionale che era quello della Resistenza, quello operaio, quello egalitaristico. Sarà così e sarà colpa della Sinistra, poiché è vero, come è evangelicamente vero, che nessun dominio può sopravvivere se diviso e frazionato e contraddicentesi in sé, non unitario.

17/5/2008
RICERCA ARTICOLI