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Cronaca
Iniziativa pro Tibet sul Vesuvio
di Antonio Tortora
Un gruppo di alpinisti – escursionisti napoletani e salernitani ha raggiunto, sabato scorso, il Gran Cono del Vesuvio a quota 1281 metri e, fra la curiosità e l’approvazione dei turisti e delle guide vulcanologiche ha acceso, alle ore 13, dei fumogeni rossi per aderire all’iniziativa lanciata dall’alpinista Alberto Peruffo e dal sito The Sad Smoky Mauntains & Skyscrapers.

Si è trattato di un’azione simbolica, realizzata nello stesso momento su circa 160 cime e creste montane italiane e straniere e che racchiude in sé un duplice significato: un’azione civile tesa a sensibilizzare il mondo, attualmente troppo distratto e incapace di reagire, nei confronti dell’insostenibile situazione creatasi in Tibet dopo la stretta soffocante imposta dal governo cinese;
un’opera d’arte definita dal promotore “a land living sculpture” ovvero una scultura socioambientale realizzata sul paesaggio montano dove si testimonia “l’indissolubile alleanza tra l’uomo e l’ambiente”.
 
Mentre il governo cinese dissacrava gli 8.848 metri della Madre dell’Universo ovvero del Chomolangma (nome tibetano dell’Everest) imponendo il suo simbolo politico ovvero la sua bandiera in un luogo sacro e inviolabile  per i tibetani e per tutti gli himalayani, lo sparuto ma significativo gruppo di alpinisti, stimolato dalle osservazioni dell’apinista-artista Peruffo, ha mostrato al mondo come l’uomo e le montagne possono soffrire in simbiosi eruttando simbolicamente fumo rosso. E non poteva essere altrimenti visto che oltre alla bandiera cinese è stata portata in vetta la fiaccola olimpica ovvero quello che da sempre è inteso come simbolo di pace e unione piuttosto che occupazione e sottomissione; finanche nell’antica Grecia, dove le Olimpiadi furono inventate, le Città-Stato da sempre acerrime nemiche fra loro, interrompevano le ostilità per celebrare forza e vigore, eleganza ed estetica, vincitori e vinti.

L’8 maggio scorso, alle ore 9.15, 19 alpinisti su un totale di 36 membri della spedizione hanno dovuto impiegare dagli 8.300 metri una torcia speciale, appositamente realizzata per resistere accesa agli oltre meno 30 gradi sotto zero, alla mancanza di ossigeno e alle raffiche di vento che, a giudizio di alcuni alpinisti italiani fra cui Gian Pietro Verza arrampicati su una vetta del versante nepalese dell’Everest, raggiungevano i cento chilometri orari. Cinque i tedofori per scalare gli ultimi 40 metri. Gli organizzatori non hanno badato a spese e il progetto è stato curato fin nei minimi particolari, tuttavia lo stesso Reinhold Messner, che scalò il Chomolangma in solitaria e senza ossigeno, ha definito l’impresa preolimpica cinese “un’offesa per il Tibet: una montagna sacra strumentalizzata per un’operazione di marketing e propaganda”.

Napoli e Salerno hanno partecipato al progetto “accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e di chi le percorre” con gruppi di alpinisti ed escursionisti coordinati da Imma Benenato e Agnese Mastromarino mostrando che, anche alle nostre latitudini, c’è la necessaria sensibilità per accomunare in un’unica affermazione di dissenso gli scalatori del Cervino e gli scalatori del Vesuvio. Per Alberto Peruffo, che non è nuovo a questo genere di performance artistiche dai contenuti etici, ogni fumogeno rosso acceso e ogni sforzo verso l’ascesa montana rappresenta “il nostro individuale atto di dissenso che nessuno può controllare perché è singolo e inafferrabile”. Va detto infatti che nessun alpinista, in un raggio di parecchi chilometri attorno all’Everest, avrebbe potuto inscenare una qualunque azione civile di protesta poiché la zona è stata letteralmente blindata dai militari e dal secondo campo base in poi la le vie ferrate sono state poste in quarantena e bonificate da qualunque presenza umana.

Ma questa è soltanto una first ignition che ha riscosso un pieno successo dal punto di vista della partecipazione e da quello mediatico; tutti sono invitati a tornare nei luoghi previsti per una seconda accensione alle ore 13 dell’8 agosto giorno in cui saranno inaugurate le Olimpiadi di Pechino.

All’arrampicata sul Vesuvio ha partecipato anche il sottoscritto con il figlio Alfonso, di soli 10 anni  simbolo di una più recente generazione, che ben presto è diventato la mascotte del gruppo esibendo volantini con la scritta Free Tibet; è la sua prima azione di responsabilità civile e la ha vissuta con grande e innocente emozione.

13/5/2008
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