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Cronaca
Kreisleriana
di Francesco Canessa
Un periodico che porta come titolo “Musicaaa!” non consente dubbi sugli argomenti che tratta, viste anche le tre “a” e l’esclamativo di chiusura: musica classica, o grande musica che dir si voglia. Si stampa a Mantova, il direttore si chiama Fiorenzo Cariola ed è interessante e ben fatto. L’ultimo numero ha al centro un ponderoso saggio sui rapporti d’arte fra Puccini e Pascoli (”Una intesa mancata”). A seguire, “L’idea del destino nel “Fierrabras” di Franz Schubert” e “Indagine intorno ad alcuni aspetti della biografia e della musica di Mozart”. E ancora uno studio sulle fonti drammaturgiche e storiche dell’ “Ernani” di Verdi e uno scritto d’argomento musicale di Carlo Levi (“Il rullio dei piedi”), tratto da “Le parole sono pietre”, Einaudi 1955.

Il tutto è avviato da un editoriale nella prima pagina, incorniciato da un titolo di rubrica che sa di eccellenza, “Kreisleriana”, la famosa opera 16 di Schumann, otto Fantasie per pianoforte, punto d’arrivo dei maggiori pianisti d’ogni tempo. Vi immaginereste chi sa quale contenuto ed invece ecco com’è titolato:: “Mondezza, cantata per voce di Bassolino e Jervolino”. A leggerlo, ci si addentra in un apologo piuttosto contorto cui partecipano personaggi tratti dal popolo dei cantautori, sia italiani che stranieri, come  Zero, Mannoia, Ligabue, Zucchero, Spice Girls, Michael Jackson. Quest’ultimo ha una battuta da protagonista, in cui dice: “Napoli! Credevo di godermi la vista del mare e invece fui costretto a immaginarmelo. Con tutte quelle montagne di spazzatura nella piazze, per le strade e nei vichi…e poi mi illudevo di ascoltare chitarre e mandolini…” Nel prosieguo, la sbiancata popstar americana si sposta in corteo insieme agli altri dall’Antro della Sibilla fin sul Vesuvio, ove (patapumfete!.. aggiunge con cura onomatopeica l’autore di tanta Kreisleriana) tutti finiscono nel cratere.

“Dei rifiuti non rimase nemmeno l’ombra” – conclude l’apologo – “solo un po’ di fumo, un vero e proprio miracolo, anche senza l’intervento di San De Gennaro e nemmeno di San Remo, che in fatto di spazzatura ne sa qualcosa!” E’ possibile che quest’ultima citazione intenda chiarire su chi e su cosa voglia colpire l’editorialista, che dei nostri guai si sarebbe servito solo per veicolare la sua improbabile satira. Ma la morale ci sta lo stesso ed è doppia: la prima, che il signore e la signora cui è ispirata la Cantata, l’hanno fatta proprio grossa per meritarsi, con tutto il resto, anche un posto tra le Fantasie di Schumann. La seconda è che la musicologia è una cosa e l’umorismo un’altra. Questo scritto non fa ridere, e manco sorridere e risulta proprio fuori posto, tra Puccini, Mozart e tutti gli altri!    
4/4/2008
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