Cronaca
Vesuvio, l'eruzione che verrà?
di Roberto Santucci
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Nel numero di settembre della rivista National Geographic, ha fatto molto scalpore l’articolo “Vesuvio, l’eruzione che verrà”, in cui vengono raccontate, nei minimi particolari, le conseguenze su cose e persone di un eruzione devastante del Vesuvio, mettendo in dubbio sia la validità del piano di emergenza approntato dalla protezione civile, sia la capacità di previsione di un evento eruttivo e, cosa che ha destato la maggiore preoccupazione, la possibilità di un ravvicinatissimo evento catastrofico.
Per capire quanto ci fosse di vero in queste considerazioni
napoli.com ha fatto visita all’
Osservatorio Vesuviano, l’Ente che si occupa del monitoraggio del vulcano e da cui partirà, eventualmente, il primo allarme in caso di ripresa dell’attività eruttiva.
Importante, innanzitutto, conoscere brevemente in cosa consiste un’eruzione; in questo ci viene in aiuto la Dottoressa Enrica Marotta, vulcanologa.
Quali sono i principali tipi di eruzione e in cosa consiste questo evento?Le eruzioni vulcaniche si verificano quando un magma (sostanza naturale che deriva dalla fusione parziale o completa di materiale roccioso) raggiunge la superficie esterna del pianeta. Le eruzioni possono essere di vario tipo ma in prima approssimazione esse si suddividono in “effusive” ed “esplosive”.
Le eruzioni di tipo effusivo si verificano tramite l’espulsione di un magma come un continuo liquido a viscosità variabile (la lava) che fluisce lungo la superficie. Esempio di tali eruzioni sono le colate dell’Etna. Le eruzioni di tipo esplosivo si manifestano tramite la violenta espulsione di miscele di gas e materiale solido o parzialmente fuso, derivante dalla frammentazione di magma a causa della espansione esplosiva dei volatili in esso contenuti o a causa dell’istantanea vaporizzazione di acqua con cui esso può venire a contatto (come ad es. acqua di falda o superficiale).
Per effetto di una eruzione esplosiva si forma una colonna magmatica composta essenzialmente da gas, brandelli di magma e frammenti di roccia che, a seconda della intensità del fenomeno, può raggiungere altezze variabili da poche centinaia di metri a decine di chilometri. I frammenti costituenti questa colonna si depositano al suolo (e formano rocce piroclastiche) essenzialmente secondo tre meccanismi: per caduta dopo aver percorso traiettorie balistiche, nelle immediate vicinanze del centro eruttivo; per caduta gravitativa dalla parte alta della colonna spinta dal vento; e da correnti piroclastiche prodotte dal collasso della colonna, che si muovono al suolo ad alta velocità come se fosse una valanga ma ad alta temperatura.
Un esempio di eruzione fortemente esplosiva (detta pliniana) è quella vesuviana del 79 d.C., nota per aver distrutto completamente le città di Pompei ed Ercolano e danneggiato seriamente altri centri come Oplonti e Stabia, lasciando un segno indelebile nella mente dei contemporanei.
Possiamo a questo punto passare ad approfondire le considerazioni della rivista scientifica americana, con il Direttore dell’Osservatorio vesuviano, il Dott. Marcello Martini.
Abbiamo visto che ci sono vari tipi di eruzione, qual’è quella a cui si riferisce il National Geographic?Per comodità specifichiamo che si definiscono eruzioni stromboliane quelle caratterizzate da piccole esplosioni con emissioni di brandelli di lava, mentre tra quelle esplosive, e più pericolose, ricadono quelle pliniane (da Plinio, vittima dell’eruzione del 79 D., secondo la descrizione accurata del nipote Plinio il Giovane in una lettera a Tacito) e subpliniane. Queste due tipologie di eruzione sono identiche dal punto di vista dei fenomeni ma diversa è la portata.
Nell’articolo del National Geographic e più indietro nella ricerca scientifica che è alla base di quell’articolo, si è posta l’attenzione su una eruzione particolare, quella detta “di Avellino” che è una delle maggiori che il Vesuvio abbia espresso.
Perché porre l’attenzione proprio su quella? E’ possibile che si possa riproporre?Perché sono state ritrovate nella zona del nolano impronte di persone in fuga, scheletri o addirittura villaggi dell’età del bronzo che dimostrano la potenza dell’eruzione del 1780 A.C. e che assumono un’alta valenza scientifica; la notizia fece il giro del mondo e quindi si cercò di approfondire e caratterizzare meglio quella specifica eruzione, ma tengo a precisare che quella dell’eruzione di Avellino è comunque una fenomenologia estrema e non rappresenta quelli che sono gli eventi che sono maggiormente presenti.
Nella storia del Vesuvio si sono susseguite eruzioni Pliniane, ma sono abbastanza rare se le andiamo confrontare con tutta le serie di fenomeni aggiuntivi che abbiamo riscontrato; inoltre i vulcani non sono sistemi stabili, che ripropongono fedelmente nel tempo gli stessi fenomeni, ma hanno una loro evoluzione in tempi, ovviamente geologici, non rapportabili a decine di anni ma a migliaia o decine di migliaia di anni.
Nell’articolo sembra indicarsi un’eruzione di tipo pliniano, come quella di 3780 anni fa, come la più probabile.L’articolo, effettivamente, si indirizza in quel senso, ma in realtà gli autori del lavoro scientifico precedente l’articolo non hanno proprio voluto indicare questo, c’è stata un po’ di forzatura nel proporre quella descritta come la probabile eruzione, anche perché il concetto di prendere a riferimento un evento estremo va ben ponderato in decisioni di tipo tecnico. Se volessimo considerare la sicurezza totale, ad esempio, su un volo, ci si potrebbe chiedere perché i controlli su un aereo si effettuano dopo un tot di ore di attività e non ogni volta che atterra.
Quindi il concetto di usare quella fenomenologia estrema come parametro per impostare la massima sicurezza funziona solo in linea di principio ma non dal punto di vista pratico.
Qual è il tipo di eruzione è stata presa in considerazione dalla Protezione Civile per stilare il piano di emergenza?L’eruzione del 1631, una subpliniana, è quella che, per portata, più si avvicina allo scenario utilizzato dalla Protezione Civile per delineare le zone che sarebbero soggette a maggior rischio immediato, la distinzione è stata fatta in tre aree fondamentali:
- Quella che ha il rischio il più grosso dovuto ai flussi piroclastici è quella dei comuni vesuviani, la cosiddetta zona rossa;
- La seconda zona, quella gialla, ha caratteristiche di minore criticità, soggetta alla caduta di cenere ed altri materiali e prevista su base statistica prendendo a riferimento sia la massima emissione di materiale relativamente ad un evento subpliniano, sia considerando i venti prevalenti che soffiano sulla regione;
- La terza zona, quella nolana, è soggetta ad un certo rischio dovuto non tanto e non solo ai depositi di materiale di ricaduta, quanto, soprattutto, anche ai trasporti dovuti a dei fanghi; questo perché durante i fenomeni vulcanici spesso si verificano alterazioni climatiche, con piogge insistenti, che unitamente a un deposito che è inevitabilmente poco stabile, creano colate di fango alquanto pericolose.
Il ruolo del Monte Somma?Le simulazioni numeriche realizzate dall’INGV per vedere, con quel tipo di eruzione subpliniana, su che area vanno ad incidere i vari fenomeni e soprattutto i flussi piroclastici, ci hanno dimostrato che, effettivamente, il Monte Somma gioca un ruolo di contenimento, soprattutto per il materiale di maggiore densità presente nei flussi. Inoltre costituisce una barriera per le colate laviche, un fenomeno di minore pericolosità per l’uomo ma altamente distruttivo per i manufatti.
Un altro punto importante dell’articolo del NG è la possibile vicinanza temporale del prossimo evento, considerando il fatto che le eruzioni devastanti si sono succedute ad intervalli di circa 2000 anni, non sembra aleatoria questa considerazione? E’ abbastanza aleatoria, in quanto di eruzioni pliniane ce ne sono state diverse ma non moltissime considerando un lasso di tempo piuttosto lungo; se andiamo a prendere, poi, un intervallo in cui il Vesuvio ha mostrato una certa stabilità di comportamento abbiamo un periodo di 4000 anni e in questo lasso di tempo le eruzioni pliniane sono state 2, fare una statistica su due casi è molto forzato; ci sono stati anche eventi intermedi, di tipo subpliniano e molti di tipo stromboliano, inoltre più andiamo indietro nel tempo è più è difficile avere tracce di eventi minori.
(Fine prima parte - Continua)Foto di Alfredo Felaco