Contatta napoli.com con skype

14° anniversario della medaglia d’oro Paglia
di nunzio De Pinto
Mogadiscio, Operazione IBIS, 2 luglio 1993. Per la prima volta dalla seconda Guerra Mondiale, il nostro Paese si trova impegnato in uno scontro armato, per di più durante una missione di pace.

Tre caduti e 29 feriti testimoniano la durezza di quella battaglia. Il loro sacrificio non sarà vano, essi vivono nel ricordo e nel cuore di tutti i colleghi e di tutti coloro che credono nell'Italia e nelle sue Forze Armate. I caduti, tutti giovani ventenni, sono il Sottotenente Andrea Millevoi dell'8^ reggimento "Lancieri di Montebello, il sergente maggiore incursore Stefano Paolicchi del 9° battaglione d'assalto paracadutisti "Col Moschin" ed il paracadutista Pasquale Beccaro del 186° reggimento paracadutisti "Folgore".  Tra i 29 feriti, il più grave è l’allora Sottotenente Gianfranco Paglia, di Sesto San Giovanni ma casertano da sempre. Prima del servizio di leva come allievo ufficiale nei paracadutisti della “Folgore”, era un ottimo portiere della squadra di calcio dell'Audax di Capua.

Gianfranco viene colpito mentre tentava di recuperare i feriti dello scontro avvenuto al “check point Pasta”. Riesce a metterne in salvo quattro, poi un proiettile lo colpisce ai polmoni, uno al braccio, il terzo alla schiena. Oggi il Capitano Paglia, Medaglia d'Oro al Valor Militare, si sposta a bordo di una carrozzella, è sposato ed ha una magnifica bambina, ma cosa più importante non ha lasciato l'Esercito e, dallo scorso mese di maggio, coordina la cellula della cooperazione civile e militare in Libano nell’ambito della missione ONU denominata “Leonte”, condotta al momento dai suoi colleghi della Folgore.

Ecco la motivazione della Medaglia d'Oro: "Comandante di plotone paracadutisti, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 183° rgt. par. “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati dai miliziani somali, con perizia e intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo aver sgomberato con il proprio mezzo alcuni militari feriti, di iniziativa si riportava nella zona del combattimento e, incurante dell’incessante fuoco nemico, coordinava l’azione dei propri uomini, contrastando con l’armamento di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro dei cecchini che lo colpivano ripetutamente. Soccorso e trasferito, presso una struttura sanitaria di Mogadiscio, reagiva con sereno e virile comportamento alla notizia che le lesioni riportate gli avevano procurato menomazioni permanenti".

1/7/2007
RICERCA ARTICOLI
Inizio Google