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Cultura
I libri di Napoli
di Rita Iacobucci
www.guida.it
Napoli è questo mare gentile, educato. Si avvicina sempre timido, anche quando è in tempesta. Si accosta chiedendo permesso all’antica Megaride. Lambisce con cura le mura possenti di castel dell’Ovo, e da lì lo vedi immenso di fronte  a te, fino a Posillipo, ti riposa, ti dà sollievo, pausa dal dolore.

“Scusate, posso entrare?”, pare che dica alla città e ai napoletani. E si capisce il perché. Quelli, i napoletani, sono volubili assai. Ti possono accogliere con un abbraccio o con al faccia cattiva, a seconda di influssi che solo loro percepiscono e solo loro possono mutare.
Finora solo abbracci hanno riservato a me nelle tante volte che parto dalla provincia per ritemprarmi lo spirito in quella che ne è ancora la borbonica capitale. E quando non riesco ad andarci spesso come vorrei me la leggo, Napoli.

L’editoria napoletana, campana è, pur nelle difficoltà che il settore a livello nazionale attraversa, editoria di qualità, polo di eccellenza. È fatta da chi prova passione nel farla. Spesso da librai, che al piacere di venderti un libro hanno voluto associare quello di realizzarlo per te.
Via Port’Alba è lastricata di libri, le bancarelle delle tante librerie presenti su entrambi i lati della strada ti accompagnano nella leggera salita.

A Via Port’Alba c’è la libreria Guida, che è libreria, casa editrice, in particolare saggistica, filosofia, storia, ma anche narrativa e poesia. È casa editrice con cui collaborarono Benedetto Croce,  Francesco D’Ovidio, Salvatore Di Giacomo. È tradizione e filantropia. È tre piani di cultura, tre piani di libri che ti parlano. Non c’è il bar, non c’è l’enoteca. Niente a che vedere con i tre piani della Feltrinelli di Chiaia o con i due della Mondadori davanti a Fontana di Trevi a Roma. Quelle le lasciamo ai “nuovi lettori”, specchio che riflette la tipologia dei “nuovi ricchi”. La Feltrinelli a Chiaia è di moda, la libreria Guida a Port’Alba è casa tua.

Al primo piano i libri sono quelli di oggi, al secondo quelli di ieri, i libri introvabili, fuori catalogo, esauriti. I prezzi sono democratici, per tutti. L’ultimo piano è per i libri antichi.
Il “dottore” Guida, “dotto’ lo chiamano i suoi collaboratori in libreria, tutti uomini, è un filantropo. Vede girare tra gli scaffali una giovane donna, piuttosto comune, piena di buste dei soliti negozi, borse & co. La scruta mentre con quelle buste rischia di far cadere i libri per terra. E dopo averle lasciato il gusto del solitario piacere della scoperta, “E non ha ancora visto niente, signorina. Al terzo piano, che stiamo ancora sistemando, abbiamo libri davvero antichi, anche del Cinquecento”, le dice.

È l’inizio di un’empatia. L’invito a tornare, a condividere.
La giovane donna non è ancora bibliofila gli spiega, per quanto lo vorrebbe. Non ne ha le risorse finanziarie, insomma. O meglio, le dirotta su antiche carte geografiche. Stampate sulle borse, però.
In realtà Guida i libri li dona, a chi sa leggerli. Nell’angolo delle “curiosità del bibliofilo” anche una cliente vanitosa, dopo aver accontentato l’immagine, riesce a nutrire anche la sua fame intellettuale.

Tra i fascicoli del Touring Club, che Guida propone ad un euro ognuno, lei, infatti, trova una guida di Roma. Il Touring Club si chiamava Consociazione Turistica Italiana. È in due volumi, il primo del 1941, l’altro dell’anno successivo. Roma nel 1941, le foto, l’Eur appena costruito, l’obelisco di Axum, allora in piazza di Porta Capena, oggi restituito all’Etiopia. E chissà quante altre cose. Ad un euro. Non è un dono questo?

25/4/2007
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