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Cronaca
“La politica” per Veltroni
di Lorenzo Crea
In un teatro Mercadante stracolmo di gente,in tanti sono stati costretti a rinunciare alla serata per oggettiva mancanza di posti, Walter Veltroni ha provato a spiegare ai presenti che cos’è la politica. Quesito quanto mai difficile soprattutto per il pessimo stato di salute che questo vocabolo tanto discusso attraversa recentemente.

Il sindaco di Roma è da tempo indicato da molti attenti osservatori come il prossimo candidato premier dell’Unione, soprattutto se dovesse nascere quel partito democratico sul quale Veltroni spende molte delle sue energie. Proprio per questo appena sale sul palco, prima di iniziare la “lezione”, sgombra il campo da equivoci con un perentorio: ”Non ci sarà nessun tour nel paese da parte mia, non mi sto preparando per il governo perché io un lavoro ce l’ho e mi appassiona quello cioè, di essere il sindaco della mia città”. E c’è da credergli se,come ripete spesso Veltroni,la politica non è l’arte del compimento personale bensì del benessere della collettività. In 2 ore di intervento,l’ex vice presidente del Consiglio utilizza spesso video inediti per rendere meglio l’idea di quanto ha appena finito di dire.

Per questo sceglie un discorso di Nelson Mandela quando parla di immigrazione e terzo mondo e lo storico dialogo fra Helmut Kohl e Mikail Gorbaciov dopo la caduta del muro di Berlino, per affermare che il rischio e il coraggio possono fare la storia. Ma Veltroni non si sottrae alle attese dei tanti che da lui attendevano un’analisi critica sullo stato attuale della politica italiana. E proprio lui che lo stesso Berlusconi definì “avversario da temere davvero”, anche per la grande capacità comunicativa,si dice convinto che la politica non è la disciplina del marketing,che è preferibile essere più che apparire. E quando prosegue ribadendo che è un dovere morale reintrodurre un principio etico nella gestione della cosa pubblica,dai circa mille presenti parte un sonoro applauso che suonava quasi.

Veltroni poi si rivolge ai giovani invitandoli a credere che lo Stato sono loro stessi e che se gli amministratori locali e nazionali non ascoltano le loro istanze, non assolvono al loro dovere e ai loro compiti.

Per il sindaco di Roma infatti non esiste intendere la politica come semplice esercizio del potere perché significa venire meno al suo compito primario che è l’interesse dei cittadini. Il finale è ad affetto. E’ chiaro che in molti durante il suo intervento, avranno pensato che fra le parole e i fatti ce ne passa. Veltroni lo intuisce e chiude così : ”l’utopia serve a camminare”. Il pubblico gli tributa ben 5 minuti di applausi. Cala il sipario, chapeau.
23/1/2007
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