Cronaca
Templari oggi
di Vincenzo Tuccillo*
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Da più parti ci è giunta la richiesta di chiarire la situazione dei templari ai nostri giorni, per far questo è utile una premessa.
La memoria dell’ordine religioso più controverso della storia della Cristianità sta vivendo negli ultimi decenni un periodo di stupefacente vitalità e di rinnovato interesse. Vittima della persecuzione accanita della storiografia illuministica, quella stessa che etichettava senza mezzi termini mille anni di storia medievale come “evo oscuro”, la storia del Tempio si era presto trasformata in “leggenda nera”, per nulla dissimile da quella altrettanto falsata dell’Inquisizione.
L’auspicato procedimento di revisione è giunto a fine ottocento, grazie a storici di altissimo livello i cui sforzi, questi davvero illuminati e volti allo studio esclusivo delle fonti, hanno riportato alla luce la verità sul celebre ordine militare e sulle vicende processuali che ne decretarono la soppressione.
Il processo all’Ordine dei cavalieri Templari, è ormai assodato, fu istruito per volontà della corona francese che agiva per scopi puramente politici e senza il minimo fondamento probatorio. Filippo il Bello, sovrano capetingio che portava sulle spalle l’eredità teocratica del nonno Luigi il Santo, era riuscito nell’intento di mobilitare l’opinione pubblica contro il potente ordine, facendo uso di un’efficientissima propaganda antitemplare e mettendo il papa stesso in minoranza grazie a un sottile e tagliente gioco politico.
La giurisdizione pontificia fu agilmente scavalcata dagli agenti del governo, mentre si mobilitava un organismo giudicante assolutamente non convenzionale: l’Inquisizione regia.
Certamente la dimostrazione dell’estraneità dell’Ordine alle accuse che ad esso furono mosse non può essere trattata in un breve intervento; ma propendiamo, concordando con la maggioranza degli studiosi moderni, per la tesi innocentista come traspare chiaramente dalle trattazioni scientifiche.
Di grande interesse sarebbe una ricerca che trattasse la composizione di una cronaca il più possibile dettagliata e imparziale delle vicende che videro l’Ordine dei Templari imputato in un processo per eresia.
La drammatica storia del processo al più nobile degli ordini religiosi, l’Ordine dei cavalieri Templari, inizia nel 1307, ma è alla data della fondazione che dobbiamo risalire per conoscere appieno questa straordinaria istituzione: vent’anni dopo la presa di Gerusalemme, corre l’anno 1119 a partire da questa data per trecento anni l’Ordine del Tempio fu l’emblema dell’Ortodossia.
Appena un anno dopo l’inizio del processo “laico” dell’ordine che culminerà con la messa a rogo del Maestro del Tempio, de’Molay, e di altri dignitari vi è la redazione della PERGAMENA DI CHINON ovvero l’ASSOLUZIONE DI PAPA CLEMENTE V AI CAPI DELL’ORDINE TEMPLARE.
La pergamena redatta appunto a Chinon, diocesi di Tours, nel 1308 tra il 17 e il 20 di agosto contiene l’assoluzione impartita da Clemente V all’ultimo Maestro del Tempio, frate Jacques de Molay, e agli altri capi dell’Ordine dopo che questi ultimi hanno fatto atto di pentimento e richiesto il perdono della Chiesa; dopo l’abiura formale, obbligatoria per tutti coloro che erano anche solo sospettati di reati ereticali, i membri dello Stato Maggiore templare sono reintegrati nella comunione cattolica e riammessi a ricevere i sacramenti.
Appartenente alla prima fase del processo contro i Templari, quando Clemente V era ancora convinto di poter garantire la sopravvivenza dell’ordine religioso-militare, il documento risponde alla necessità apostolica di rimuovere dai frati-guerrieri l’infamia della scomunica nella quale si erano precedentemente invischiati da soli ammettendo di aver rinnegato Gesù Cristo sotto le torture dell’Inquisitore francese. Come confermano diverse fonti coeve, il papa appurò che fra i Templari si erano effettivamente insinuate gravi forme di malcostume e pianificò una radicale riforma dell’ordine per poi fonderlo in un istituto unico con l’altro grande ordine religioso-militare degli Ospitalieri.
L’atto di Chinon, che dichiara i Templari non prosciolti bensì assolti, era presupposto necessario alla riforma ma rimase lettera morta. La monarchia francese reagì innescando un vero meccanismo di ricatto che costringerà in seguito Clemente V all’ambiguo compromesso sancito nel 1312 durante il Concilio di Vienne: non potendo opporsi alla volontà del re di Francia Filippo il Bello che imponeva l’eliminazione dei Templari, il papa rimosse l’ordine dalla realtà del tempo senza condannarlo né abolirlo, ma piuttosto isolandolo in una specie di “ibernazione” grazie ad un abile artificio del diritto canonico. Dopo aver dichiarato espressamente che il processo non aveva provato l’accusa di eresia, Clemente V sospenderà l’ordine dei Templari in via di una sentenza non definitiva dettata dalla superiore necessità di evitare un grave pericolo alla Chiesa, con divieto sotto pena di scomunica di continuare ad usarne il nome ed i segni distintivi.
Senza entrare nel merito della sentenza di sospensione e delle numerose leggende, spesso costruite ad arte da gruppi di “neo templari” c’è da dire che solo in Francia ed in alcune limitate regioni Europa l’Ordine fu perseguito realmente. Nella realtà molti dei cavalieri confluirono nell’Ordine dei Cavalieri di Rodi o assunsero varie denominazioni a secondo della tradizione nazionale. Che esista una tradizione Templare ininterrotta dall’ultimo Maestro ad oggi è pura fantasia, altra cosa è il rinascere di un sincero Spirito Templare che rifiorisce in ambiente Cattolico.
I principi che furono scritti nella regola di Bernardo da Chiaravalle, che sino a ieri sembravano sopiti sono più che mai attuali.
Oggi un riconoscimento da parte della Chiesa di Roma sarebbe impensabile, troppi sono i “templari”! Troppe le anime, troppe le finalità, sarebbe opportuna una cernita delle varie aggregazioni al fine di riunire ciò che vi è di buono e di sano in queste realtà, solo in Italia si contano oltre una quindicina di organizzazioni e solo un paio di queste rivivono lo spirito dei primi nove cavalieri del Tempio, di queste almeno una a Napoli e più in generale nel sud d’Italia, non nella Chiesa ma con la Chiesa, sta riscuotendo attenzione dalla società civile, politica e religiosa.
Come Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa siamo attenti al fenomeno del neo templarismo che cerchiamo di seguire e discernere, con una particolare attenzione alle ricerche storico-scientifiche del settore, che certamente offriranno nuovi spunti di riflessione, e alle realtà curate con attenzione da esponenti di ordini religiosi vicini alla nostra Scuola.
* Direttore della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, Girolamo Savonarola