20/6/2010
Donne in pensione a 65 anni Siamo anche noi donne “europee”? di Giovanna D’Arbitrio
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Erano i tempi della “guerra fredda” e, sentendoci schiacciati tra i due colossi USA e URSS, spesso sognammo un’Europa forte e unita, un enorme “stato cuscinetto” capace di bilanciare equilibri instabili con opportune strategie politiche. Ora l’Europa è una realtà e in molti casi la sua presenza a livello internazionale è stata rilevante ed incisiva, ma i principi che regolano i rapporti tra i paesi dell’UE sembrano ancora troppo ancorati a meccanismi economici che pesano sempre sui più deboli, soprattutto in periodo di crisi.
E’ giusto che in Italia le donne vadano in pensione a 65 anni, come avviene in Europa. Anzi, dirò di più, ci si augura che tutti gli esseri umani possano lavorare anche oltre i 65 anni, finché la salute lo consenta e ci sia amore per il proprio lavoro. Spesso ho visto mie colleghe, amate e rispettate da genitori e alunni, andare in pensione con molta tristezza per “raggiunti limiti d’età”, ma anche decise ad andar via con dignità piuttosto che presentare un’umiliante richiesta scritta al preside per restare qualche anno in più a scuola. D’altro canto, invece, tante persone volentieri manderebbero presto a casa docenti di una certa età incapaci, stanche e demotivate, poco autorevoli, spesso affette da “ assenteismo cronico”. Più che far lezione, danneggiano gli alunni.
Le giovani precarie, inoltre, che sono in crescente aumento, ogni anno sperano davvero che le anziane vadano in pensione! Sto parlando della Scuola, poiché sono un’insegnante, ma penso che il discorso possa essere esteso ad altri campi.
E poi, come spesso accade, mi pongo delle domande. Siamo sicure noi donne italiane di essere anche “europee”? Ci sono anche in Italia quei validi “supporti” a livello pubblico e sociale che in Europa consentono alle donne di gestire con serenità impegni familiari e lavorativi? Ci sono affidabili asili-nido, scuole a tempo pieno, decenti case di cura o efficiente assistenza domiciliare per anziani? La famiglia italiana è davvero aiutata a superare le difficoltà quotidiane? Forse al Nord qualcosa in più c’è, ma al Sud un carico enorme grava sulle spalle femminili, soprattutto quando i soldi sono pochi e non ci si possono permettere aiuti a pagamento. Se In Italia nascono meno bambini ci sarà pure un motivo. Pare che i nuovi nati siano in prevalenza figli di immigrati.
Infine c’è un’ultima considerazione da fare: è giusto andare in pensione a 65 anni come gli uomini, ma siamo proprio sicuri che le donne abbiano raggiunto davvero “le pari opportunità? Ebbene, tutti sappiamo che non è così, anzi in tempo di crisi sono le prime a perdere il posto di lavoro e sempre le prime ad essere escluse dalle assunzioni.
Allora, qual è la conclusione? L’Europa ci fa sempre “i conti in tasca”, ma le disuguaglianze comunque esistono nell’UE, tra paesi più ricchi e meno ricchi, tra il Nord e il Sud di uno stesso paese (come accade in Italia), oppure tra classi sociali e, purtroppo, anche tra uomo e donna. E’ giusto che siano sempre i più deboli a pagare?
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