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Occhio al mondiale
Fatti e misfatti di Germania 2006
di Mimmo Carratelli
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La famosa Italia di Marcello Lippi, il viareggino, ha già perso la prima partita sfuggendo all’abbraccio dei tifosi italiani residenti in Germania che l’aspettavano all’arrivo a Duisburg. E si è preso il primo coro stizzito: “Solo rubare, sapete solo rubare”.
Ricca di oltre 50 milioni di euro degli sponsor, la nazionale italiana si è acquartierata in un albergo a quattro stelle requisendo 51 camere e allestendo una sala giochi col biliardo, due tavoli di ping pong, due calciobalilla, tre consolle per la playstation e due auto su cui simulare le corse di Formula uno. Per vincere lo stress e, possibilmente, le partite. Per gli azzurri più romantici, disponibile la vista di un laghetto impreziosito di anatre e germani reali. Nelle vicinanze c’è un casinò nel caso di eliminazione anticipata.
Non siamo proprio i più ricchi del Mondiale. Ormai non siamo primi in nessuna classifica. L’Inghilterra (70 milioni di euro) incassa dagli sponsor più della nazionale azzurra.
La classifica Fifa, che segue criteri del tutto originali, ci piazza al tredicesimo posto nel mondo. L’exit-poll della Abn-Amro ha stilato questo pronostico: l’Italia uscirà nei quarti, eliminata dalla Francia. Ma quel matto di Matthaeus, che giocò quattro campionati nell’Inter sedici anni fa, ha detto che la finale del Mondiale imminente sarà Italia-Argentina. Il commissario tecnico del Brasile, Carlos Alberto Parreira, è andato più vicino alla realtà: “L’Italia può vincere o sparire nel nulla”.
Preoccupa il vaticinio di Arrigo Sacchi: “Gli azzurri sono una squadra vera”. Piuttosto, ha sentenziato il “Financial Times”, l’Italia è una squadra vecchia. Esattamente come il Paese che rappresenta, ha aggiunto. E ha servito questa statistica: sei giocatori sopra i 30 anni, dieci fra i 28 e i 29 anni, appena tre gli under 25.
Il medico della squadra azzurra, il dottor Enrico Castellacci, un torvo elbano coi baffi, è uno dei più ottimisti. Ha promesso: “Sarà un’Italia da corsa”. Sapete già che Lippi ha detto che siamo inferiori solo al Brasile. Proiettati dunque in finale, i giocatori hanno trattato il premio delle loro fatiche mondiali: 250mila euro a testa in caso di vittoria, qualcosa di meno per il secondo posto, 100mila per il terzo. Non rimborseranno il disturbo se torneranno a casa prima del tempo.
Sempre sui soldi si va a finire. Il famoso colonnello elvetico Joseph Sepp Blatter, presidente della Fifa, che ha fatto del Mondiale un business inferiore solo alle Olimpiadi, conta di ricavare dal campionato in Germania un utile di 950 milioni di euro. Non è una gran cifra se si pensa alla diaria di 500 dollari al giorno che la Fifa dispensa ai suoi dirigenti e che, secondo la denuncia del giornalista Andrew Jennings, che ne ha fatto un libro, mancano misteriosamente dalle casse della Fifa 50 milioni di sterline.
L’Italia non vince un Mondiale da 24 anni e un’Olimpiade calcistica da settanta. Da dodici anni non arriva più in finale. Restringendo il campo all’Europa, l’Italia non vince il campionato continentale da 38 anni. L’ultimo calciatore italiano a vincere il Pallone d’oro è stato Roberto Baggio, tredici anni fa. Faremo il campionato più bello e più intercettato del mondo, ma non siamo più nessuno. Gli avversari temono di noi solo la furbizia e i trucchi. In quanto a gioco nemmeno il Ghana si sente inferiore.
Il Ghana sarà il primo avversario degli azzurri, lunedì sera. Partiamo alla pari almeno nei piedi. Italiani e africani calzano scarpe Puma. Gli africani sono scarsi in attacco, ma corrono molto a centrocampo e tirano da fuori. Schierano cinque “italiani”: il romanista Kuffour, difensore; John Mensah, difensore, ex Chievo, oggi al Rennes; Asamoah, centravanti del Modena; Alì Muntari, notevole centrocampista dell’Udinese; e il regista Appiah, appena sbolognato dalla Juventus al Fenerbahce.
Nei quindici Mondiali cui ha partecipato, otto volte l’Italia ha vinto la prima partita. Dopo il Ghana giocherà contro Usa e Repubblica ceca che schiererà il portiere Cech del Chelsea, Ujfalusi della Fiorentina, Jankulovski che ancora lo rimpiangiamo a Napoli e il biondo dei biondi Pavel Nedved, 33 anni. Poiché al turno successivo passeranno due squadre a girone, sarebbe imbarazzante non farcela. Ma se arriviamo secondi, ci toccherà subito il Brasile negli ottavi.
Con il Ghana arbitrerà il giornalista brasiliano Carlos Simon che, all’ultimo Mondiale, con la collaborazione dei guardalinee annullò due gol regolari a Inzaghi e Montella e ammonì cinque azzurri contro il Messico (1-1). Non ci sarà, invece, sulla linea del fallo laterale, madame Nelly Viennot, 44 anni, la più nota guardalinee del mondo, bocciata ai test atletici. Chissà se sarebbe piaciuta al dirigente milanista Leonardo Meani.
Pare che cinque miliardi di telespettatori vedranno il Mondiale tedesco, mentre quarantamila “lucciole” bene dislocate in Germania attendono i tifosi più focosi per spegnerne gli ardori. Verrebbe da riadattare un vecchio slogan pubblicitario che ascoltavamo al Vomero: “Se la squadra del vostro cuore ha vinto fate sesso, se ha perso fate sesso lo stesso”.
A molti piacerebbe farlo con la studentessa del Togo Edwige Madze Badakou, 24 anni, eletta miss Mondiali, naso troppo largo ma corpo saettante. Al secondo posto una spagnola, al terzo una ragazza dell’Ecuador. Impegnate le nostre Chiabotto in trastulli televisivi, siamo presenti in Germania con le lunghe gambe di Alena Seredova, fidanzata dello scommettitore Gigi Buffon, quindi italiana per scommessa, e facciamo la nostra figura. Ha sfilato da indossatrice a Monaco di Baviera.
L’ultima annotazione riguarda l’assenza della Gea a questo Mondiale. Peccato. In un vecchio hotel di Berlino, il Romischer Hof, aveva organizzato una splendida sede di accoglienza e pubbliche relazioni, ma, come sapete, la Gea è stata intercettata. Ci sarà per Sky la sinuosa Ilaria D’Amico, un altro fallimento Gea dopo che, condotta a Parigi su un aereo privato e allietata da una cena a lume di candela, non ha voluto passare alla scuderia notturna di Alessandro Moggi.
Guardate pure il Mondiale, ma non dimentichiamoci dello scandalo che, in Italia, ha ridotto anche il calcio a una repubblica di banane e di telefonini.
Buon divertimento.