Calcio
La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 143
di Mimmo Carratelli
Che emozione, Dieguito. Dopo sette anni, la nazionale. Allenamento su un campo vicino all’aeroporto dell’Ezeiza, a Buenos Aires. Ti sembra di tornare ragazzo. E arriva il sabato alla “Bombonera”, la partita d’addio, l’Argentina contro il Resto del mondo, questo 10 novembre 2001.

Si gioca alle quattro del pomeriggio per potere irradiare il match in diretta in Europa dove saranno le otto di sera. A Napoli, con tutti i mezzi a disposizione, anche le schede-pirata, siamo davanti ai televisori. La partita è diffusa da Stream. Maxischermi sono stati montati al bowling, in un teatro, nei bar e nei ristoranti.

Bielsa schiera questa Argentina: Burgos; Ayala, Samuel, Sorin; Aimar, Almeyda, Zanetti, Veron; Gonzales, Maradona; Claudio Lopez. Di fronte il Resto del mondo con Cordoba; Ferrara, Bermudez, Cordoba, Gamarra; Solano, Riquelme, Valderrama, Francescoli; Suker, Stoichkov.

Entri in campo tenendo per mano Dalmita. Il cantante lirico Pereyra esegue l’inno argentino. Guarda in tribuna, Dieguito, ci sono due striscioni. Uno dice: “Napoli è qui”. L’altro: “Vengo da Salerno: ho fatto 18mila chilometri per te”.

Dai il via alla partita. Palla al centro e primo tocco. Ti muovi al piccolo trotto. Grasso è bello? Sì, è bello. Segna Claudio Lopez, pareggia Suker. Ce la farai a giocare il secondo tempo, pibe? Ce la fai. Con una novità. Ti togli la maglia biancoceleste della nazionale e giochi con quella gialloblu del Boca. C’è tutta la tua famiglia in tribuna.

Il secondo tempo è una grandinata di gol. Entrano in campo altri giocatori. Tra gli altri, nel Resto del mondo, ecco Higuita, Recoba, Cantona, Matthaeus, Careca. E’ una festa del calcio. Con un elegante assist di sinistro, mandi in gol Aimar. Ferrara commette un fallo da rigore ed eccoti sul dischetto del penalty, Dieguito. C’è Higuita in porta, l’estroverso portiere colombiano, una leggenda. Vi abbracciate prima del tiro. Finta e palla in rete. Tutta la squadra argentina ti porta in trionfo. E’ il tuo trentacinquesimo gol in nazionale.

Segnano ancora Castroman, Cantona, Aimar. Finale da spettacolo. C’è un rigore per il Resto del mondo. Trascini Higuita a calciarlo. Il colombiano è uno specialista: i rigori li para e li tira. Segna. Lo porti in trionfo, ma due minuti dopo vai a battere contro di lui il secondo rigore per l’Argentina. Gol. Risultato finale: Argentina-Resto del mondo 6-3.

Facciamo festa a Napoli. Ti vediamo piangere per l’emozione.

Intanto, la Fifa non è d’accordo per il ritiro della tua maglia numero 10. I regolamenti non lo permettono. Il tuo commento è duro. “Il ritiro della maglietta è stato un fatto bello che i giocatori hanno proposto e che la Federcalcio argentina ha accettato, ma qualcuno che è come merda non lo considera un bel gesto”. Tapùm, l’immancabile bordata.

In questi stessi giorni, si proietta nei cinema italiani il film “Santa Maradona”. E’ il titolo della canzone che i Mano Negra cantavano nel 1994. Ora è il titolo della pellicola diretta da Marco Ponti, attore protagonista Stefano Accorsi. Spiega il regista: “Con Maradona, il film ha poco a che vedere. La pellicola scandaglia i giovani di oggi dei quali si è capito poco. Una laurea in tasca, tanto talento, pochi amici e un contesto ostile, una società che li aiuta poco. Così, a guardar bene, si capisce il nesso con Maradona. Diego è un lontano parente di questi ragazzi, è uno degli ultimi ribelli e ha perso”.

La partita alla “Bombonera” è finita, il sole tramonta a Buenos Aires, il sipario scende sulla festa. Resta un velo di malinconia. A Napoli, Diego junior, il figlio nato dalla tua relazione passeggera con Cristiana Sinagra, dice: “Papà è sempre bravo. Voglio andare da lui in Argentina”.

E’ una faccenda umana terribilmente sospesa. Diego junior gioca al calcio. Commenta da intenditore la partita: “Il tocco c’è sempre nonostante sia difficile portarsi dietro venti chili in più e tanti guai. Vedo che riesce a stare sempre nel vivo dell’azione e che non ha smarrito la lucidità che gli consente di capire dove va la palla con un attimo di anticipo sugli altri. La sua intelligenza calcistica è ancora da numero uno”.

Parole di affetto e di ammirazione. Poco affetto e ammirazione nutre invece il Fisco italiano che ha aggiornato l’udienza sulla richiesta di pagamento a tuo carico di 52 miliardi di lire di tasse, more e interessi.

Hola, Diego. Banchetto principesco dopo la partita. Domani è un altro giorno.
7/3/2006
  
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