Altri Sport
La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 7
di Mimmo Carratelli
Diego Maradona nel Boca Juniors (Foto tratta dal sito ufficiale www.diegomaradona.com)
Il calcio non è il gioco che hai sognato, Diego. Il calcio è anche invidia e gelosie, è violenza e soldi. Il calcio è il Boca dove l’allenatore Silvio Marzolini, che ne era stato un idolo giocando da terzino sinistro, ti dice: “Se avevi prerogative nell’Argentinos, qui non ne avrai”.
Non ti piace Marzolini e non ti piace il preparatore fisico Gustavo Habbegger. Il calcio è arte, non palestra. I dirigenti si impicciano. Un giorno viene Pablo Abbatangelo nello spogliatoio e urla ai giocatori: “Non vi impegnate”. Gli rispondi per le rime davanti alle telecamere di “60 minutos”, la trasmissione di Monica Cahen: “Solo uno stupido può parlare così”.
Per il passaggio al Boca, la tua nuova squadra organizza un’amichevole con l’Argentinos. Giochi il primo tempo coi tuoi vecchi compagni, la ripresa col Boca, davanti a 25mila spettatori. Segni un gol per l’Argentinos, poi trascini il Boca. Ma sono i tuoi vecchi compagni a vincere 3-2. E’ il 20 febbraio 1981. Alla fine della partita, regali la tua ultima maglia dell’Argentinos al vecchio Cornejo, il tuo scopritore quand’eri un bimbo a Villa Fiorito, che è venuto a vederti. Due giorni dopo, scocca il tuo debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca contro il Talleres di Cordoba, 4-1, un milione di dollari d’incasso.
Entri in campo facendoti il segno della croce. Comincia una nuova vita. Fai due gol, su rigore. Il dottor Luigi Pintos deve farti una infiltrazione. Che cosa ne sa la gente in quali condizioni un calciatore gioca? A volte, è proprio una sofferenza, ma lo spettacolo deve andare avanti.
Confidi agli amici: “All’Argentinos, dovunque fossi, mi passavano la palla. Al Boca, no”. Ti viene uno strappo e il Boca gioca quattro partite senza di te e le vince. Dunque, non sei indispensabile? I gelosi della squadra gongolano. Torni contro il Newell’s (2-2) e segni su rigore. Sul campo dell’Independiente segni il primo gol su azione col Boca. Il campionato è duro e il duello al vertice col Ferrocarril è tosto.
Il derby col River è sempre una dannazione, ma va alla grande alla Bombonera (3-0) sotto una pioggia battente. Segni con la manina, la prima di una serie famosa, e il gol ti viene annullato. Ma scateni Miguelito Brindisi a fare due gol e tu fai il terzo a Fillol. E’ il 10 aprile 1981, il tuo primo derby. In campo arriva di tutto, le urla dei tifosi, rotoli di carta igienica come stelle filanti, arance, qualsiasi cosa. Papà Chitoro ti guarda dal settore E. L’esuberante telecronista José Maria Munoz urla i tuoi gol nel suo microfono.
Scopri cose che non immaginavi. Il Boca si raduna a “La Candela” nel rione di San Justo, una zona poco sicura. Nei ritiri, ti rallegra la chitarra di Pancho Sa. Ma è un’altra musica quella dei sostenitori estremi che piombano a “La Candela”. Il loro capo, José Barritta, detto il Nonno, urla: “Se non vincete il campionato vi ammazziamo”. Circolano pistole. Ma tu sei già il loro idolo. “Non ti vogliono passare la palla” ti dicono. E Barrito aggiunge: “Tu, nene, devi diventare il capitano”.
Lo scontro col Ferrocarril alla Bombonera si gioca il 2 agosto 1981. Hugo Gatti, il portiere matto e capellone che gioca con un legaccio intorno alla fronte per trattenersi i capelli, rientra dopo l’infortunio, siete più sicuri. E, infatti, il “loco” salva più volte la porta del Boca finché con un guizzo dei tuoi non mandi in gol un altro dei matti, Perotti, l’attaccante con le lune. Filate in testa al campionato.
E’ festa grande alla Bombonera per la partita col Racing (1-1) che consegna il titolo al Boca. Le tribune vibrano, in campo è un pazzo giro d’onore. Nella calca, ti raggiunge tuo fratello Hugo, el turco. Ti urla qualcosa all’orecchio. Finalmente capisci. “L’Argentinos si è salvato” urla Hugo. Un’altra bella notizia. Senza di te, i “bichos” erano precipitati.
Il Boca deve far soldi e arrivano nuove voci da Barcellona. Ti vogliono laggiù. La pressione su di te è enorme. Il Boca va a giocare due amichevoli in Costa d’Avorio. L’entusiasmo degli africani per te ad Abidjan ti sorprende. Confidi: “Fuori mi trattano come un re, in Argentina no”. E’ il veleno del calcio, pibe. E’ il prezzo della gloria. Il talento si paga, così vogliono quelli che non l’hanno e sono la maggioranza.
Ora abiti in una casa più grande, a Buenos Aires, in Calle Lascano e giri in Mercedes. La Spagna ti tenta. L’avventura al Boca si esaurisce in due stagioni, e la seconda è una delusione. Tu lasci il timbro di 35 gol. Sei il capocannoniere a ripetizione.
20/5/2004
  
RICERCA ARTICOLI