Calcio
In vista di Juventus-Sassuolo
di Mimmo Carratelli (da: Corriere dello Sport del 12.09.2018)
Alla ripresa del campionato, Robertino De Zerbi, bresciano di anni 39, faccino da cinese, pizzetto e occhietti furbi, guiderà il sorprendente Sassuolo di queste prime giornate all’assalto (?) della Juventus. Affronterà a Torino la regina di sette scudetti e sette bellezze, più Cristiano Ronaldo, da secondo in classifica.

Momentaneamente unico sfidante dello squadrone bianconero per i peccati delle “grandi” in pensieri, parole, omissioni, ritardi e falsi rodaggi.

Per l’eterna contrapposizione sentimentale alla Vecchia Signora, che ancora ci strega, dal golfo azzurro aspettiamo con malcelata malizia questa partita. Seguirò con particolare emozione la prova del cuoco di De Zerbi che dovrà, se potrà, rosolare gli Agnelli, nel senso di squadra degli Agnelli, evitando di finire nel tegame di terracotta della bagna càuda che tutti imbroda e corrode.

A Robertino De Zerbi devo chiedere scusa per i sottaciuti improperi, le omesse ingiurie e le tralasciate maledizioni nei suoi anni napoletani. Perché Robertino, da giocatore, aveva un gran talento e a Fuorigrotta lo tenne nascosto, accidenti a lui!

Era stato il fiore all’occhiello della promozione del Catania in serie A nel 2006 dopo una carriera in serie C con Padova, Avellino, Lecco e Foggia. Il Napoli lo prese per due milioni e 700mila euro per un salto di qualità volendo aggiungere un giocatore tecnicamente virtuoso all’arcigna squadra giunta in B dopo i due anni di serie C e il salvataggio di De Laurentiis in tribunale.

Robertino De Zerbi aveva qualità tecniche, colpi ad effetto e fantasia che incantavano, solista irresistibile se in giornata di vena, però espulso da ogni schema tattico. Giunse reclamizzato da Boban, hai detto niente!, che lo definiva un suo allievo quando De Zerbi, diciassettenne, si allenava con il Milan senza mai giocare in serie A. Boban puntava molto sul ragazzo bresciano che sfidava a biliardo per farlo sentire inserito nel club rossonero.

Accidenti, pensavo, questo De Zerbi mi farà divertire. Accidenti a lui che, nel golfo, rimase un campione incompiuto. Defilato a destra, saltava facilmente l’avversario convergendo al centro, capace di assist preziosi. Specialista dei calci di punizione, ne scodellò pochi di rilievo. Recuperava poco in fase difensiva e mancava di grinta (aveva e ha ancora il viso di un bambino).

Nel Napoli di molti affanni divenne una pedina di lusso, retrocesso in panchina. Nel 3-5-2 di Reja non trovava spazio se non in occasione di finti tridenti o in situazioni di ripiego, da seconda punta. Non risultò il punto di forza e fantasia, l’uomo in più che il Napoli desiderava in serie B e che io, incantato da certe sue giocate, pretendevo che fosse.

De Zerbi giocò 30 partite, due volte appena da protagonista. A Lecce (1-1) grande partita e autore del gol del pareggio e a Trieste (3-1) siglando la terza rete, ma soprattutto sconvolgendo la difesa giuliana. In serie A, da debuttante partì fra i rincalzi. Mi sparì dagli occhi e dal cuore.

Lo ritrovo allenatore. Ora dovrà dispensare gli schemi tattici che, da giocatore, furono la sua condanna a esiliato di lusso. Ora tocca a lui miscelare tattica e talento cavandone il meglio. Ora dovrà evitare di escludere la fantasia dalle formule matematiche del nuovo calcio. L’anno scorso fece bello il finale del Benevento, inutilmente bello e audace, con quel gol di testa del portiere Brignoli nel 2-2 contro il Milan acciuffato sulla punizione di Cataldi al 94’.

Ecco, pensai, il calcio-fantasia che Robertino mi negò a Napoli da giocatore. Ora fa segnare anche i portieri. Invece, più che De Zerbi, fu la panchina del Benevento a urlare a Brignoli di andare in area su quella punizione finale.

Il ragazzino di fantasia Roberto De Zerbi è diventato adulto da allenatore precoce. Lui, proprio lui, ora, prepara, manovra e impone gli schemi, l’orrenda tattica che fu sua nemica. Domanda indiscreta: oggi De Zerbi allenatore farebbe giocare Robertino De Zerbi jolly di un calcio divertente? Mi piacerebbe saperlo perché il brescianino rimane la mia fantasia azzurra incompiuta.

Domenica pomeriggio, allo Juventus Stadium, o Allianz Stadium, o Peccatorum Stadium, come diavolo si chiama, Roberto De Zerbi, che non volle essere campione sotto i miei occhi a Fuorigrotta, come si regolerà? Di fantasia o di mazza e pìvezo? Come se la giocherà la partitissima? Farà come Clint Eastwood Reja dei tempi napoletani o sorprenderà come un piccolo Sarri?

12/9/2018
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