Calcio
Un Napoli enigmatico
di Mimmo Carratelli (da: Roma del 04.09.2018)
Il Napoli enigmatico di Marassi ha lasciato tutti di stucco e l’enigma può scioglierlo solo Ancelotti. A parte gli errori individuali e di squadra che hanno determinato il punteggio (la Samp ha dominato, ma ha tirato in porta solo tre volte), non si capisce, dal di fuori, la non-prestazione degli azzurri.

L’approccio molle alle partite è stato un vizietto del Napoli di Sarri. Col cambio del tecnico si pensava e si pretendeva che la nuova guida, informata dei fatti, ci ponesse rimedio. Oltretutto, Ancelotti l’ha provato immediatamente con le “false partenze” contro Lazio e Milan.

L’approccio non spiega niente. Perché, a Genova, l’approccio è durato novanta minuti, escludendo i guizzi subito spenti d’inizio ripresa con l’impiego di Ounas e Mertens.

Dopo un precampionato parecchio deludente, le “eroiche” rimonte contro Lazio e Milan hanno illuso. A quelle rimonte, come s’è già osservato, hanno contribuito gli avversari cedendo incredibilmente la partita agli azzurri. Tuttavia, quelle rimonte il Napoli ha saputo costruirsele per qualità tecniche e una forte reazione.

Era tutto finto? La squadra (quale squadra?) ritiene di poter risolvere le partite presumendo troppo della sua superiorità tecnica? Neanche questo regge. Senza grinta, senza cuore, senza volontà, la tecnica si rivela un guscio vuoto.

Ma, allora, che cosa è successo a Genova? Neanche i ritocchi di Ancelotti alla formazione delle prime due partite (Diawara e Verdi) possono spiegare la clamorosa debacle di gioco anche se i due giocatori immessi al posto di Hamsik e Callejon hanno mancato la prova.

Diawara, con una prestazione sotto tono, ha creato un buco a centrocampo. Verdi non ha assicurato quella “freschezza” offensiva che ci si aspettava. Va bene, due punti deboli in partenza, parzialmente rimediati nella ripresa con Ounas e Mertens e il cambio di modulo, ma il resto della squadra è rimasto a guardare.

Un improvviso calo atletico visto che la Samp arrivava prima su ogni pallone? Dal di fuori, è l’unico dato oggettivo del tonfo, il solo Allan con la voglia e le energie per tirare su la squadra.

La sosta non aiuta perché dieci azzurri sono in giro con le nazionali e Ancelotti avrebbe avuto bisogno di tenerli tutti insieme per capire.

Il crollo, o meglio l’”assenza” di Genova stride col clima di euforia e di solidarietà di Dimaro, col karaoke, con le dichiarazioni di Ancelotti sul calciomercato (“Abbiamo trattenuto i migliori”), con la sicurezza di De Laurentiis (“Sono io il Matador”). È come se si fosse spezzato un incantesimo, ma forse l’incantesimo era fasullo.

I media si sono scaraventati sull’insuccesso del Napoli celebrando contemporaneamente certe incerte rinascite. Certo, li ha autorizzati il clamore della disfatta azzurra. Ma quanto garbo hanno, i media, nel trattare le difficoltà di altri club, quanta pazienza e comprensione.

Il Napoli è sotto il mirino super-critico degli osservatori come nessuno. Oggi, in molti tornano a chiedersi come e perché Ancelotti abbia accettato di allenare il Napoli, un club parecchio sotto gli squadroni europei che ha portato alla vittoria.

Non fosse che per questo, a Napoli dobbiamo avere pazienza e non distruggere il “giocattolo” da soli. De Laurentiis ha ribadito che occorre aspettare sette/otto partite per valutare il Napoli di Ancelotti.

È vero, tuttavia, che Ancelotti deve imbroccare una “strada” sicura. Va bene ruotare l’intera “rosa”, come De Laurentiis, inascoltato, pretendeva da Sarri. Ma andrebbe meglio se il nuovo tecnico scegliesse “una squadra” e un modulo-base per dare certezza ai giocatori.

Solo le grandi squadre, avendo “rose” di eccellenza, interamente competitive, possono permettersi il lusso di variare formazione e gioco. Riteniamo che non sia il caso del Napoli.

Il campionato scorso ha “condannato” Sarri per la scelta costante dei titolarissimi, che pure hanno conquistato 91 punti, perdendo lo scudetto non per la stanchezza finale, ma per un paio di partite sbagliate nel corso della stagione.

De Laurentiis ha criticato anche la scelta di Sarri di puntare tutto sul campionato escludendo da un impegno “decisivo” le altre competizioni. È più che probabile che Sarri sapesse che cosa potesse permettersi il Napoli per sperare in un grande traguardo.

Ancelotti è stato ingaggiato per superare questi “limiti” di Sarri, per un Napoli più “robusto”, meno “bel gioco” e zero tituli, più concretezza e almeno un risultato da scrivere sugli almanacchi.

Il tonfo di Genova complica ambizioni e certezze. Ancelotti è gran padrone del suo mestiere e non ha bisogno di suggerimenti. È lui che, oltretutto, ha il “termometro” dello spogliatoio. Ma, forse, alcune scelte fondamentali sono urgenti.

Il Napoli continua a non potere fare a meno di Callejon e Mertens, per non parlare di Hamsik. Ma questo è il “passato” e ad Ancelotti il presidente ha chiesto di “andare avanti”, di rinnovare. La realtà, purtroppo, sino a prova contraria, è che di nuovo i giocatori giunti col calciomercato e i panchinari di Sarri sembrano destinati a fare ancora anticamera.

Questo è il cruccio del presidente ed è un problema per Ancelotti.
4/9/2018
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