Calcio
Insigne: la magia, poi le lacrime
Lorenzo è l'ultimo ad arrendersi
di Mimmo Carratelli (da: il Mattino del 4.03.2018)
Un tonfo. Inatteso. Una partita maledetta. Trentatre tiri in porta (25 nello specchio), dodici conclusioni di Insigne. Ma la Roma va in carrozza. Crolla la difesa. L'attacco azzurro ha una sola anima, due sole gambe, un grande cuore. Lorenzo Insigne. Lo scugnizzo porta in vantaggio il Napoli e, poi, mentre la squadra affonda, tenta ancora l'impresa. Instancabile, orgoglioso, generoso.

È la notte di Insigne contro la Roma, contro le quadrate legioni di Roma. Va tutto male. L'assalto azzurro s'infrange contro la compatta difesa romanista.

Insigne, Insigne, Insigne contro la Roma, contro Florenzi, contro Alisson. Insigne che porta in vantaggio il Napoli, il Napoli che si fa fulminare da Under (deviazione di Mario Rui) e Dzeko. Insigne che corre, corre, corre per rimettere in piedi il risultato quando è ancora possibile alla fine del primo tempo.

Ha cuore, corsa e tiro lo scugnizzo. Ma sulla sinistra è pesante l'assenza di Hamsik (in panchina, debilitato dagli antibiotici per la febbre in settimana). Zielinski è effervescente, neanche troppo. Zielinski non è Hamsik. Dà una mano Mario Rui, però sulla fascia mancina mancano i famosi "triangoli".

Insigne trascina da solo il Napoli in difficoltà, fulminato dal gol di Dybala a Roma, fulminato da una Roma accorta che si chiude a riccio e spalanca il contropiede. Insigne, Insigne. È il primo ad impegnare Alisson. È il primo ad andare in gol. È l'unico a mirare la porta giallorossa.

Sul cross di Callejon batte al volo da centravanti e trova Alisson pronto alla parata. Tenta da lontano, Insigne, e Alisson è ancora attento. Il tiro a giro lambisce il palo. Un'altra battuta al volo, ma è centrale e Alisson serra la palla tra le mani. Ancora Insigne a fine primo tempo, centrale, parato.

Sono sette le conclusioni di Lorenzo nel primo tempo. È il cuore e l'anima del Napoli. È il Napoli che vuole rispondere alla Juve che ha vinto a Roma, cinica (gol di Dybala al 93') e bara (non punito il fallo da rigore di Benatia su Lucas Leiva).

Ha la fascia di capitano, Lorenzo, per l'indisponibilità di Hamsik. Ed è il vero capitano di un Napoli nella morsa di una serata malvagia, contraria, sofferta.

Palloncini azzurri e cielo nero nella notte del San Paolo. E c'è il tabù di Sarri che non ha mai battuto la Roma a Fuorigrotta. Secondo tempo col cuore in gola. La nona gara in salita da recuperare.

Tenta Insigne di testa, in tuffo, a centro-area. Palla fuori e siamo nel secondo tempo. Il tempo vola. Cuore e ansia. La febbre azzurra del sabato sera. Insigne è la speranza, Insigne che firmò la vittoria a Roma sull'assist di De Rossi. Ma stavolta la Roma non regala nulla.

Un urlo, Insigne al volo e Alisson si salva in corner (58'). È sempre Insigne contro la Roma. Un altro urlo: palo di Callejon direttamente su corner. Sarri urla a Insigne di puntare Florenzi. Puntare, saltare e tirare. Come se fosse facile.

Ma entra Hamsik (65' fuori Zielinski) e allora può rinascere la magia a sinistra. Luccica immediatamente la magia quando Insigne va alla sua nona conclusione, un pallone svelto di poco a lato (altro urlo dello stadio) sull'assist di Hamsik.

Fioccano i tiri di Lorenzo, facile però per Alisson al 68'. Sono una ventina i tiri del Napoli, la metà li scocca Lorenzo.

Il pareggio, almeno il pareggio. La tensione è altissima. Ma entriamo in una notte nera. In ginocchio il Napoli. Dzeko porta la Roma sul 3-1. È proprio vero, il Napoli di Sarri non riesce a battere la Roma al San Paolo. Le energie calano, ma Insigne non s'arrende. Due volte consecutive alla conclusione respinte da Alisson.

Il primo piano del viso di Insigne rivela le sue lacrime. Il tempo di piangere e la Roma passa al 4-1. Sconfitta cocente. Umiliazione immeritata.

Insigne allarga le braccia. Va a battere l'ultimo corner. Mette ancora un pallone in area. Corre ancora, Lorenzo, corre. E serve a Mertens la palla del secondo gol azzurro.

Ma ha vinto la Roma e una notte nera cala sul San Paolo. La Juve a un punto e con una partita da recuperare è una minaccia atroce. Ma non è detto che il circo smonti le tende. Coraggio.
4/3/2018
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