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La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 121
di Mimmo Carratelli
Sette ore di interrogatori il 29 ottobre 1996, un martedì. Cronisti e troupe televisivi mobilitati per il tuo arrivo al Tribunale di Comodoro Py nel quartiere Retiro di Buenos Aires. Puntualmente annotato il fuoristrada Mitsubshi grigio metallizzato con i vetri neri, targa ARS 777. Sei in compagnia dell’avvocato Daniel Bolotnicoff e del legale di Coppola, Mariano Cuneo Libarona.

L’inchiesta “Cielorraso”, cielo pulito, sul caso Coppola e sul giro della droga ti coinvolge da testimone, non sei accusato di nulla. Hai la barba di due giorni, Diego, gli occhialoni scuri, i jeans neri e un camiciotto grigio di Versace. Hai deciso di collaborare con la giustizia. Il giudice Bernasconi apprezza. E’ il dottor Gustavo Literas, istruito dal magistrato di Dolores, che fa le domande.

Ammetti di essere stato nell’appartamento di Coppola e di avere partecipato a una festa con altre persone tra cui diverse ragazze, ma neghi che ci fosse il mezzo chilo di cocaina che la polizia ha detto di avere trovato tre giorni dopo durante una perquisizione. “Non c’era droga quella notte nella casa di Coppola e io sono andato via alle tre e trenta, ero arrivato dopo la mezzanotte”.

Vai anche dal giudice Branca per la storia delle provette dell’antidoping. Ci vai volontariamente, vuoi chiarire il dopo partita Boca-Estudiantes.

A sorpresa, il presidente del Boca Juniors, Macri, si schiera dalla tua parte: “Spero che questa situazione si risolva quanto prima e, se il direttore tecnico Bilardo lo vorrà, accoglieremo Diego a braccia aperte, così come saremo orgogliosi di avere con noi Caniggia”.

Ma è un giorno triste il giorno del tuo trentaseiesimo compleanno, solo un anno dopo la grande festa che organizzasti, il 30 ottobre 1995, nel locale “Buenos Aires News” nel quartiere Palermo. Quanti amici avevi attorno, la famiglia al completo, Claudia, mamma Tota e papà Chitoro, i fratelli, le sorelle, e tutta la squadra del Boca, e il ballo durò fino alla mattina ai ritmi rock dell’orchestra di Andrès Calamaro e ai tanghi di Diego Torres, i più celebri cantanti argentini. Ora, quel locale è diventato popolarissimo.

E’ cambiato tutto. Ieri sera, dopo gli interrogatori in tribunale, hai detto all’avvocato Bolotnicoff: “Stanotte vorrei riuscire a dormire un sonno profondo e risvegliarmi al mattino sentendo la voce delle mie figlie che dicono buen cumpleanos papito”.

Al settimo piano dell’edificio numero 4310 di calle Segurola, Claudia ha preparato la torta. Ti commuovi e soffi con gli occhi lucidi sulle candeline, poi ti rifugi nell’abbraccio a Dalmita e Gianinna. Siete soli, non c’è nessun altro con voi. Papà Chitoro è avvilito per la droga, non riesce più a parlare con te. Mamma Tota soffre in silenzio.

Piangi e ridi con Claudia. “Domani torno ad allenarmi col Boca” dici a sorpresa. “Voglio dare una mano a Bilardo per il derby con l’Independiente”.

Il giorno dopo sei un fiume di parole a Radio del Plata. “Tutto questo polverone è una montatura del governatore della provincia di Buenos Aires, Eduardo Duhalde, per mettersi in luce in vista delle elezioni presidenziali del 1999. Ha fatto arrestare Coppola e mi ha fatto passare una mezza giornata in tribunale per dimostrare che lui è in grado di moralizzare l’Argentina. Altri mi riferiscono che è stato Menem. Le solite lotte di potere. Della politica non m’importa nulla, ma sara molto triste per l’Argentina avere un presidente perché ha incarcerato Coppola, facendolo passare per il più tremendo commerciante di droga del mondo, e io sono stato trattato come un peone boliviano o ecuadoregno. Per quel che mi riguarda, la terapia per disintossicarmi dalla cocaina procede nel migliore dei modi”.
12/10/2005
  
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