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La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 116
di Mimmo Carratelli
Piccola è la Svizzera, ma sa mantenere i suoi segreti. Dov’è che sei, Diego, nell’agosto 1996, in quale cantone, villaggio, clinica, città?

Scompari dopo l’arrivo all’aeroporto di Ginevra. All’aeroporto concedi ai giornalisti una frase e una battuta: “In Svizzera sono venuto spesso, ho persino il conto in banca, se qualche squadra mi vuole se ne può parlare”. Arrivederci e grazie.

I giornalisti si precipitano a Montreux, la meta che Coppola ha fissato per il soggiorno disintossicante alla clinica “La Prairie”. La clinica, molto esclusiva, sorge davanti all’imbarcadero di Clarens, il quartiere moderno di Montreux sul lato nord-orientale del lago di Ginevra, più vicino a Losanna che a Ginevra. E’ un edificio di cinque piani tutto marmi rosa e blu. All’ultimo piano ci sono le suite.

“Qui non c’è nessun signor Maradona” è la risposta secca. Poi ammettono: “Aveva una prenotazione per una cura di dieci giorni, ma siamo al completo”. Il dottor Thierry Waelli spiega che alla clinica “La Prairie” non si fanno specifiche cure disintossicanti e che la loro specialità è un trattamento a base di un derivato del tessuto fetale delle pecore che rigenera le cellule.

Lungo il lago ci sono almeno cinquecento alberghi. Dov’è che sei, Dieguito? Qualcuno dice che sei in una clinica sperduta sui monti Giura, nel nord della Svizzera, vicino al confine francese, un monastero del 1200 trasformato in casa di cura. E’ la clinica di Bellelay. Te l’ha segnalata un dirigente della Puma facendoti anche il nome del medico che dirige la clinica, il dottor Harutyun Van, un turco-armeno.

“Seguo Maradona a titolo privato – dice il dottore. – Le cure di cui ha bisogno si possono fare anche ambulatorialmente. Qui non è mai venuto. Il nostro trattamento è semplice. Al mattino, un’ora e mezza di flebo con un nostro prodotto che aiuta a uscire dalla depressione e che assicura un recupero fisico e psichico. Al pomeriggio, una seduta con lo psicologo, il dottor Spano”.

E’ un romano, il dottor Spano, che lavora in Svizzera da anni. Pare che ti conosca molto bene, Diego. Dice: “Problemi di lavoro, familiari, forse la stessa situazione giudiziaria in Argentina sono le preoccupazioni che concorrono allo stato negativo di Maradona. Lui non ha una dipendenza vera e propria con la droga. Però sopporta una pressione incredibile e dobbiamo rafforzare il suo carattere”.

Il dottor Van aggiunge: “La cocaina non è il problema principale di Maradona”. Ma, allora, qual è il problema? Il dottor Van fa capire che vai soggetto a depressioni periodiche che ti riportano alla droga. Puoi farcela a guarire e a giocare addirittura ai Mondiali del 1998 in Francia. Che bella notizia, pibe.

Alla fine, ecco dove sei. A La Neuveville, sul lago di Biel, un piccolo lago ovale sotto i monti Giura. Lassù, nella clinica-monastero, non avresti resistito un’ora. Sul lungolago di La Neuveville, un borgo di tremila abitanti, ti fotografano i reporter del “Journal du Jura”. La fotografia che fa il giro del mondo ti ritrae in tuta e scarpette, la bella testa riccioluta, mentre corri a fianco di Coppola.

Stai molto bene, siamo felici. Parli con i giornalisti: “Non sono drogato, gli ultimi test antidoping lo dimostrano. Sono stanco e devo riacquistare la tranquillità. Per la mia famiglia, più che per me stesso. Il calcio? Non ci penso, adesso. Però non intendo smettere”.

Bene, Diego. A La Neuveville la vita è bella. La vera cura la fai nel ristorante-pizzeria di Alfredo sul lago di Biel. Spaghetti aglio, olio e peperoncino e una bottiglia di Soave. Sembri in forma. Da Sion, nel sud della Svizzera, ti giunge un messaggio di Bigon. Te lo ricordi Albertino Bigon, l’allenatore del secondo scudetto del Napoli? Allena a Sion e ti manda a dire: “Siamo una piccola squadra, potresti venire qui”.

I fotografi non ti mollano e tu li lasci fare. Anche quando fanno brillare i loro flash a “La Reve”, un vecchio garage di La Neuveville trasformato in night club. Non c’è niente di male. Altri scatti al bar “Troi Raisins” nel vicino villaggio di Landeron che ha una bella piazza alberata con due fontane rinascimentali. Sempre in compagnia di Coppola.

Dieci giorni a La Neuveville, dieci giorni spensierati in un posto tranquillo. Sono tranquilli persino i fotografi che ti seguono e ti chiedono il permesso di scattare le loro foto. Va tutto molto bene e arriva il giorno del ritorno a Buenos Aires.

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13/9/2005
  
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