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Tra Quagliarella e De laurentiis… scelgo la maglia!
di Pasquale De Renzis
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Se per caso c’era qualche dubbio sull’importanza che il popolo napoletano dava al gioco del calcio, gli ultimi giorni d’agosto sono riusciti a sfatarlo confermando che il Napoli è uno dei pensieri cardini della vita partenopea.
I fatti: il giocatore simbolo della squadra del Napoli per la stagione calcistica che andava a cominciare era senza dubbio Fabio Quagliarella, perché napoletano, perché aveva dichiarato amore eterno e aveva fatto impallidire Prevert per le parole da innamorato nei confronti della maglia azzurra…e ad appena due giorni dall’inizio del campionato 2010/2011 è stato ceduto, se n’è andato, è stato comprato, ditelo come volete comunque ora è un giocatore della Juventus!
Giunto a giocare per la compagine della sua città appena un anno fa il suo campionato col Napoli è filato via tra alti e bassi, grosso impegno, sacrifici tattici in uno schema che l’allenatore non aveva fatto nulla per adattare minimamente alle caratteristiche di un giocatore come lui, giornate amare come quelle di sconfitte ed espulsioni, giornate memorabili come quelle del gol a Bergamo e della doppietta nell’ultima giornata al San Paolo sempre contro l’Atalanta, prestazione divenuta fondamentale per convincere Marcello Lippi a portarlo in Sudafrica con la nazionale a giocare i Mondiali…vissuti in panchina, però, guardando i compagni fare brutte figure e, chiamato in causa nell’ultima mezz’ora dell’ultima partita del girone eliminatorio stava riuscendo nel miracolo di resuscitare una squadra ormai già affossata, con un gol da fuoriclasse che però non è bastato.
Il ritorno all’altro azzurro, quello che lui ha sempre detto “di aver sognato di indossare, la sua seconda pelle, il vero amore della sua vita”, quello del Napoli, lo ha riportato ad una realtà che ha continuato ad intristirlo: non sono l’unico ad essermi accorto che Fabio Quagliarella non ha quasi mai sorriso né è parso mai contento o rilassato negli ultimi dodici mesi della sua carriera, durante le partite giocate col Napoli; sempre corrucciato, sfinito da testardaggini di alcuni compagni di squadra innamorati fin troppo del pallone, stuzzicato da dichiarazioni poco gratificanti del patron Sor Aurelio che in mondovisione aveva chiaramente detto al suo vicino di poltroncina allo stadio “sto Quagliarella non vale ‘ncazzo”, messo in discussione più di altri (forse perché non napoletani?) da stampa e da mister Mazzarri…già il tecnico, che si è trovato Quagliarella tra le scatole non avendolo cercato e voluto, desiderio di Donadoni, fosse stato per lui l’avrebbe fatto cedere il prima possibile…perché Mazzarri i giocatori che non vede giusti per il suo credo tattico (nessuno mi venga a dire che è un allenatore all’italiana, è un figlioccio di Ulivieri, di cui probabilmente possiede un santino, quindi non modificherebbe il suo schema manco se gli portassero Messi su un piattino di platino) non li considera un granchè (vedi Cigarini) e con Quagliarella è stato costretto a darsi i cosiddetti “pizzichi ‘ngopp ‘a panza” perché non è che avesse molte scelte e Denis più che un buon panchinaro non poteva essere per come la pensava.
Così da un giorno all’altro, Quagliarella ha smesso di pensare che valesse la pena di lottare per conquistarsi la maglia da titolare della squadra “che ha sempre amato…il suo unico vero amore…”, e l’ha data vinta al credo tattico di Mazzarri, al clan dei sudamericani (esisterà davvero? probabile, ma è triste pensare che comandano loro nello spogliatoio!?!?), al Presidente che lo considera una pippa e rimpiangeva ognuno dei 18 milioni di euro che Marino gli aveva fatto spendere per comprarlo. Non ci ha messo poi tanto ad innamorarsi della squadra più odiata nella sua città, ad andare alla Juventus che si vantava di aver rifiutato appena un anno fa per venire a Napoli: le prime parole da bianconero fanno impallidire il premier Berlusconi e le sue smentite del giorno dopo (“ho fatto un netto passo avanti…ho sempre sognato,sin da piccolo, di giocare nella Juve…”) , a sentirlo ci si domandava se avevano provveduto a doparlo appena sceso all’aeroporto di Torino oppure era il corso di sceneggiata fatto prima di arrivare a Napoli che gli era servito per continuare nel suo ruolo di paragnosta poco credibile.
Io apprezzo come giocatore Quagliarella che considero uno dei migliori nel suo ruolo in Italia; penso in tutta onestà che in maniera peggiore società e allenatore del Napoli non potevano gestire questa cessione; temo che la girandola delle dichiarazioni e dei torti da rinfacciarsi renderà ancor più squallida nei prossimi giorni questa situazione paradossale.
Sono girate voci di discussioni molto accese nello spogliatoio nei giorni precedenti la gara di ritorno di Europa League che avrebbero coinvolto Quagliarella e Mazzarri con interventi di altri calciatori, con conseguenti inviti a De Laurentiis da parte dell’entourage vicino alla squadra di intervenire per ristabilire la calma e tentare di fare da tramite per una riappacificazione: invece Sor Aurelio queste cose non le ha mai sapute fare e non gli pareva vero di potersi togliere dai piedi sto Quagliarella che non gli era mai piaciuto e che considerava un residuo dell’era Marino da cancellare in toto quanto prima.
Nel frattempo l’avvoltoio-procuratore di Fabio Quagliarella si era messo accucciato sotto la sede della Juventus ad aspettare i fallimenti delle trattative dei “gobbi” con Di Natale, Pazzini e un’altra quindicina di attaccanti…fino a quando qualcuno in casa Agnelli ha fatto presente che non solo De Laurentiis in due-tre mesi aveva detto un migliaio di volte che Quagliarella non era incedibile ma che stranamente c’era il procuratore del giocatore da due settimane a soggiornare sul marciapiede davanti alla sede della società torinese con un contratto in bianco con in calce già la firma dello stabiese…si, perché secondo alcuni imbecilli tifosi del Napoli quando un giocatore partenopeo si trasferisce alla Juventus non deve più essere considerato napoletano, e quindi anche nei commenti, nelle interviste per strada, nelle discussioni da bar Quagliarella è diventato lo stabiese in tono di disprezzo, con qualche genio a dire addirittura che Castellammare del resto è più vicino a Salerno che a Napoli quindi ce lo dovevamo aspettare.
Queste sono le estremizzazioni becere che fanno più male in questa vicenda, in cui c’è il colpevole da trovare, c’è Quagliarella da condannare, il tradimento da evidenziare…con l’assurdità per me inconcepibile di assimilare quest’ultimo trasferimento con quello che riguardò Ciro Ferrara sempre alla Juve, per cui il buon Ciro sta scontando ancora una pena che lo fa odiare da insulsi e finti napoletani: come si fa ad assimilare uno che è cresciuto nel calcio Napoli, che ha fatto la storia di questa squadra vincendo scudetti e coppe, vivendo momenti straordinari e mitici per una città ed una società per poi diventarne capitano con la vicenda di un buon giocatore napoletano che è stato in maglia azzurra per appena dodici mesi lasciando un discreto ricordo ma nulla più, e anzi smentendosi con poca onestà intellettuale con dichiarazioni per la vita che cambiano in pochi mesi? Sono le contraddizioni della nostra città, quella stupidità difficile da comprendere per chi è napoletano come me…per chi non continuerà ad addossare colpe, a cercare chi mettere alla gogna per l’affaire Quagliarella….
i Quagliarella passeranno, con le loro dichiarazioni poco credibili, di circostanza, si arrenderanno alle prime sirene miliardarie, ai primi screzi con compagni o allenatori, magari diranno che per un napoletano a Napoli è difficile giocare tranquillo (vero, ma se non si lotta nemmeno difficile poi usare questa cosa come scusante per il proprio fallimento…che dirà quando Del Neri gli preferirà Amauri? Che i napoletani a Torino vengono discriminati? Lo racconti a Ferrara che ha vinto tutto da giocatore lì e nel frattempo a Napoli è continuato a venirci a fronte alta a fare del bene vero alla sua città, l’amore lui lo ha dimostrato e lo dimostra ancora…e non a parole); i De Laurentiis passeranno, e auguro a questi signorotti coi soldi di lasciare qualcosa come ha fatto Ferlaino a cui certo imputo tutto il male che è accaduto al Napoli fino al fallimento, ma il cui nome assocerò sempre alle più grandi emozioni che il calcio mi abbia mai saputo donare; i Mazzarri passeranno…uh, quanti ne passeranno…con i loro credi tattici, con le loro formule magiche, con le loro manie e scaramanzie, con le loro scuse sempre pronte….
Quanti ne sono passati e quanti ne passeranno di personaggi che in campo o fuori dal campo si riempiranno la bocca e le tasche con il Napoli…ce ne saranno e ce ne sono stati di più o meno sinceri e riconoscenti per quello che questa città e questa squadra sa regalare, e molto spesso anche togliere per stress, pressione e giudizi affrettati…ce ne saranno e ce ne sono stati di ingrati, di stupidi e ignoranti che per incapacità o negligenza incolperanno Napoli e i napoletani dei loro fallimenti, dei loro scarsi risultati.
È per questo che tra Quagliarella e De Laurentiis io scelgo e sceglierò sempre e solo la maglia, la mia squadra nelle sue vittorie e nelle sue sconfitte…mi potrò dispiacere di cessioni che considero sbagliate, di abbandoni di calciatori a cui mi sono affezionato per simpatia e soprattutto per la loro bravura…ma non perderò un solo minuto in più a rimpiangere chi non indossa più la maglia del Napoli, e nemmeno perderò tempo a denigrarlo o a chiamarlo traditore o ad augurargli il male…continuerò a discutere le decisioni della società e i risultati raggiunti dall’allenatore ma non perderò nemmeno un minuto in più ad incolparli per la cessione di un giocatore, sarà il campo a dare loro torto o ragione.