Cultura
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Il tempo delle ninfee
di Elvira Brunetti
Fig. 1
In mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 27 settembre ci sono le "Ninfee" di Claude Monet (1840-1926). I fiori, abbinati indissolubilmente al suo nome, quanto i "Girasoli" a quello di Van Gogh, sono divenuti celebri, perch a differenza delle specie floreali di terra vivono nell'acqua. Tale semplice caratteristica forniva al pittore un ulteriore elemento per approfondire gli studi sui riflessi della luce sull'acqua.

Gi negli anni '70, in seguito al viaggio a Londra, Monet ebbe l'opportunit di scoprire l'intensa luminosit dei quadri di Turner. Affascinato dalla sapiente e stupefacente cattura dell'effimero del pittore inglese, ne indag il tocco segreto cos rapido e sicuro. Osserv e ammir anche i "Notturni" di Whistler, chiare armonie musicali, leggibili tra le nebbie e le brume dei ponti sul Tamigi. Cap allora che la direzione dei suoi interessi doveva essere necessariamente l'interfaccia aria-acqua. Il luogo magico in cui le vibrazioni della luce cambiano e i riflessi degli oggetti si trasformano in una fonte di stimoli interessanti.

Monet aveva il dono di uno spirito di osservazione al di fuori del comune. Ma possedeva altres una tecnica precisa nella quale eccelleva, essendo il capogruppo e il fondatore dell'Impressionismo. Il logo del museo Marmottan, stampato anche sul biglietto d'ingresso, museo parigino che ha ceduto in prestito i quadri in mostra a Milano, costituisce il manifesto del movimento artistico pi importante dell'Ottocento: "Impression, soleil levant"(1873).

Tuttavia Monet amava i fiori e tale passione trova la sua origine nella diffusione delle stampe giapponesi in quel periodo. Sono presenti in mostra, provenienti dal museo Guimet, diverse opere degli artisti nipponici dei primi anni dell'Ottocento: Hokusai e Hiroshige. Maestri di paesaggi incantati che generano calma interiore e delizia dell'intelletto, formidabili descrittori di quel mondo che i saggi monaci buddisti chiamavano Ukiyo, in francese "monde flottant", cio misero rispetto al cammino spirituale. In italiano il termine significa ondeggiante, come le Ninfee di Giverny che galleggiano, nutrendo la loro purezza con la putredine dell'acqua stagnante. Grazie ad una tecnica molto particolare Hokusai e Hiroshige sapevano rendere la delicatezza dei ciliegi, per esempio, cos come la preziosit delle orchidee pi rare.

Fra gli artisti francesi impervers la febbre del collezionismo. Monet era incantato da quelle stampe; le comprava e le conservava.
Decise allora di diventare il creatore di tanta bellezza e poich la rosa dura lo spazio di un mattino, fiss l'effimero sulla tela per immortalare la sua emozione visiva. Ma quest'ultima fu una tappa successiva del suo percorso artistico, la fase conclusiva della sua opera.

Il suo primo giardino fu quello di Argenteuil sulla Senna. Insieme alla prima moglie Camilla dimor diversi anni del '70 in quella localit, dove incominci a coltivare i fiori, sempre attraverso l'occhio vigile dell'impressionista.
Se Manet il faro della pittura nel sesto decennio dell'Ottocento, Monet lo incontestabilmente in quello successivo. Gli artisti, amici e compagni del movimento gli rendono frequenti visite per attingere al suo insegnamento. Renoir in un suo quadro lo ritrae, mentre in piedi di fronte al cavalletto dipinge i fiori del suo giardino; ugualmente Manet lo raffigura nella sua nuova veste di giardiniere in disparte dietro la moglie e suo figlio Jean. Interessante inoltre il dipinto di Manet, in cui si vede l'atelier galleggiante dell'artista in mezzo al fiume proprio per studiare gli effetti della luce.

Nel 1883, qualche anno dopo la morte di tisi della giovane moglie e stanco delle esposizioni impressioniste, compra la tenuta di Giverny. Qui si trasferisce con i suoi due figli e la nuova compagna, di cui da tempo era segretamente innamorato. Alice Hoshed ha due figli maschi e quattro figlie femmine, di cui una sposer Jean e accudir Monet negli ultimi anni della sua vita. Nella nuova propriet egli vive circondato da una trib familiare.
Matura finalmente l'idea che lo porter alla realizzazione del suo capolavoro artistico.
Se non fosse vissuto cos a lungo, la storia dell'arte lo avrebbe ricordato solo come il padre dell'Impressionismo, invece egli diventa in quegli anni un paesaggista rivoluzionario, nel senso che inventa e crea il suo paesaggio.

Con entusiasmo febbrile progetta serre, impianta alberi, siepi, aiuole con varie specie di fiori: Iris, Giunchiglie, Peonie, Rose, Giacinti, Glicini, Crisantemi. Tutti raffigurati in altrettante opere pittoriche, reperibili nel suo vasto repertorio, per chi non fosse ancora andato di persona a visitare quello che, gi lui vivente, era un luogo di pellegrinaggio di artisti e appassionati provenienti da ogni dove: la cosiddetta Fondazione Claude Monet.

Il suo paesaggio completamente nuovo. Non un giardino giapponese, anche se la presenza del famoso ponte, lo indicherebbe; non un giardino mediterraneo, in relazione alla sistemazione di varie specie botaniche della riviera Ligure, che aveva potuto ammirare durante un suo viaggio a Bordighera. Alcuni studiosi lo hanno definito "Giardino Impressionista", perch Monet collocava i fiori seguendo un suo criterio personale. Contemporaneamente alla creazione di quello che lui riteneva il suo capolavoro, eseguiva quadri, soprattutto di ninfee, su tela di formato ancora piccolo (2mx2m) rispetto alle ultime opere, spesso ripetendo pi volte lo stesso soggetto in diversi ore dell'incidenza solare. Prerogativa a lui familiare e ricorrente, vedi per esempio "La Cattedrale di Rouen".

Nel 1908 Monet e Alice, ormai sua seconda moglie, vanno a Venezia e di nuovo l'ossessione della luce lo invade. Straordinariamente lirici sono i quadri, che rappresentano la citt lagunare, in cui i riflessi dei palazzi nell'acqua fanno vibrare di emozioni l'occhio e l'animo.
Siamo sempre nel tempo delle ninfee, Monet vive completamente assorbito dalla passione per il suo giardino acquatico, mai soddisfatto dalla resa limitata del suo pennello. Soffre nel non riuscire a fare omaggio di quell'incanto floreale e sforza la sua retina fino al rischio della cecit, che sar definitiva purtroppo nel 1922. Lo stesso infausto destino che aveva gi colpito qualche anno prima Renoir: un triste epilogo per un pittore impressionista!

Marcel Proust grande ammiratore dell'artista nella sua opera evoca la forte impressione di alcuni suoi dipinti: "Qua e l, in superficie, arrossiva come una fragola un fiore di ninfea dal cuore scarlatto, bianco sui bordi..." (Du cot de chez Swann).

Negli ultimi anni, dopo essere sopravvissuto alla perdita di un figlio e a quella della seconda moglie, il dolore e la rabbia sconfinano nel furore creativo finale. In una sorta di panteismo mistico si fa avvolgere completamente da quella natura floreale-acquatica. Allestisce il suo studio di Giverny in modo tale da potere lavorare su grossi pannelli lunghi alcuni metri. Vi trasfonde il frutto di tutta la sua ricerca pittorica. Il disegno viene sfumato sempre pi, a vantaggio del colore che invade la tela intera. Finalmente l'acqua , l'elemento mobile senza forma, viene dominato dal suo pennello nel trionfo di una moltitudine di riflessi cangianti. Non si tratta di una ripetizione casuale del soggetto, ma di una successione in un rapporto ben preciso in funzione delle variazioni cromatiche diurne della luce. Monet si pone al centro, come nell'Atelier galleggiante del quadro di Argenteuil e cos ipotizza di vedere lo spettatore futuro circondato dalle ninfee lussureggianti. Un anticipo delle installazioni contemporanee, in cui l'osservatore viene coinvolto e diventa parte dell'opera d'arte.
Il progetto era ambizioso, ma il suo amico Georges Clemenceau lo sostiene.

Nel giorno dell'armistizio 11 novembre 1918, Claude Monet decide di offrire come un bouquet di fiori le otto tele rappresentanti le ninfee di Giverny. E' il suo testamento artistico e spirituale. La sistemazione delle opere fu guidata da lui stesso; l'unico veto che pose fu quello di darne la fruizione al pubblico un anno dopo la sua morte.

Nel 1927 le sale del museo dell'Orangerie si aprirono ai visitatori pieni di ammirazione per la collocazione originale secondo uno schema ellittico in due ambienti successivi a somiglianza del numero otto, per evidenziare la continuit dell'effetto visivo. In seguito le opere furono trasferite al museo Marmottan nel rispetto della stessa ubicazione.

Mentre Czanne dipingeva le "Bagnanti"(1906), Picasso "Les demoiselles d'Avignon"(1907), Kandinsky con il "Der Blaue Reiter" dava origine all'Astrattismo, Monet indugiava su un tipo di pittura ormai finita, superata. Per alcuni critici d'arte l'Impressionismo solo un movimento pittorico di studio della luce.

Eppure il "Raffaello dell'acqua", cos lo soprannomin Manet, ci saluta vivo e imperituro nella memoria di tutti, circondato dall'ovale delle sue ninfee, perch, oltre ad ispirarci emozioni di sottile visione e di raffinata armonia, proprio per la polverizzazione della forma, la dissolvenza del colore, il riflesso e l'effetto a distanza dell'oggetto, contribu di sicuro alla rottura definitiva con le rappresentazioni del passato.

18/6/2009
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