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L’Italia di Pechino che non ti aspetti
di Mimmo Carratelli
Nell’austero edificio della Peking University, la palestra è sempre gremita di spettatori. Si gioca a ping-pong, più onorevolmente definito tennistavolo in chiave olimpica.

Il ping-pong fu all’inizio del disgelo fra Stati Uniti e Cina quando una squadra americana fu invitata a Pechino nel 1971. Dal 1949 nessun americano aveva più messo piede in Cina. Un anno dopo il match di ping-pong fra cinesi e statunitensi, Nixon volò a Pechino per incontrare Mao. L’isolamento cinese era rotto, l’America ammorbidì la guerra fredda.

I cinesi sono maestri di ping-pong. Chi non fosse stato al corrente di come vanno le cose oggi nel mondo, fra globalizzazione e realtà multietniche, al Gymnasium della Peking University avrebbe creduto di essere fuori dalla Olimpiade e di stare assistendo a un campionato cinese di tennistavolo.

Da una parte del tavolo c’era la signora Wenling Tan, 36 anni, uno scricciolo di un metro e 50, e dall’altro Li Qianbing. Ma non era una gara del campionato cinese. Era un match del torneo olimpico di tennistavolo. Le due donne erano cinesi fino a un certo punto. Perché Wenling Tan gioca con la maglia della nazionale italiana e Li Qianbing con quella della nazionale austriaca.

Wenling ha sposato un italiano, il signor Alfio Monfardini, e Li un austriaco. Ed eccole assoldate sotto le nuove bandiere. La cinese d’Italia è stata battuta dalla cinese d’Austria 4-2 al primo turno uscendo dai Giochi.

Wenling Tan è giunta in Italia nel 1997, innamorata del nostro paese e dell’uomo che poi ha sposato.

Nel tennistavolo, l’Italia si fa aiutare anche da un romeno, il ventiduenne Mihai Bobocica che gareggia nel singolo, nato a Cracovia e naturalizzato italiano, e dalla bulgara Nikoleta Stefanova, 24 anni, da bambina in Italia.

Sono 24 gli atleti azzurri a Pechino provenienti da 17 paesi stranieri. Oriundi, naturalizzati e italiani per matrimonio.

Fra tutti, si è distinto sinora il trentaquattrenne argentino Diego Romero, nato a Cordoba, di nonno italiano, che ha vinto il bronzo nella vela, classe laser. E va ancora forte l’immortale Josefa Idem, 44 anni, ex poliziotta nata a Goch in Germania, una Olimpiade con la nazionale tedesca (Los Angeles 1984) e dal 1990 con la squadra italiana dopo il matrimonio con Guglielmo Guerrini, suo marito e allenatore. Josefa è ancora in corsa, a Pechino, nella canoa (K1 500).

Ma abbiamo avuto molte delusioni dai nostri naturalizzati. Primo fra tutti da Andrew Howe nato a Los Angeles, 23 anni, a Rieti da quando ne aveva sei con la madre, ex poliziotta californiana, allenatrice e fisioterapista del figlio campione, sposata a un italiano, Besozzi, dopo avere divorziato dal primo marito americano. Bel ragazzone di pelle scura, alto 1,83, Howe è tifoso della Lazio e batterista in un complesso rock, i Craiving, con un primato personale di 8,47. Ha fallito la gara olimpica del salto in lungo, fermandosi a 7,81, dopo una stagione in ombra e un infortunio a un mese dai Giochi.

Ha fallito anche Giuseppe Rossi, 20 anni, calciatore, nato a Clifton in Usa da genitori italiani, fuori dalle Olimpiadi con la nazionale di Casiraghi.

Si è battuta la cubana Taismary Aguero, 30 anni, schiacciatrice della nazionale di pallavolo, ma eliminata con la squadra azzurra dopo la folle partita con le americane nei quarti di finale.

Con la pallanuoto femminile è affondata Erzsebet Valkai, 29 anni, ungherese che ha sposato un italiano.

Non hanno fatto parlare di loro le nuotatrici Renata Spagnolo, 19 anni, nata a Caracas, e Romina Armellini, 24 anni, nata a Johannesburg. Senza esibizioni particolari Audrey Alloh, 31 anni, nata ad Abidjan, impegnata nell’atletica, sport completamente chiuso per l’Italia, e così Jacques Riparelli, camerunese di padre italiano.

Nel canottaggio, dove abbiamo fatto flop, salvo l’argento del 4 di coppia, abbiamo schierato l’appariscente ceko Jiri Vlcek, 1,80 e 30 anni, naturalizzato italiano, e Bruno Mascarenhas, nato a Lisbona, da bambino in Italia.

Senza storia anche l’Olimpiade nel tiro con l’arco di Natalia Valeeva, 39 anni, moldava, italiana per matrimonio, della ginnasta Angelica Savrajuk, 19 anni, ucraina, della tuffatrice Noemi Batki, ungherese, da bambina in Italia.

Resiste il pallavolista Hristo Zlatanov, 2,04 e 32 anni, bulgaro. La nazionale maschile di volley è approdata in semifinale.

In atletica, due campionesse: Magdeline Martinez, 32 anni, cubana, sposata a un italiano, nel salto triplo, e l’ultima arrivata, l’affascinante Libania Grenot, 25 anni, anche lei cubana, attesa sui 400 metri. Nel giavellotto è in gara la somala Zahra Bani, 25 anni, di padre italiano.

AMMAINA BANDIERA – Dopo la resa di Liu Xiang, ex primatista del mondo sui 110 ostacoli, bloccato al via della seconda batteria dal dolore al piede destro, un altro eroe cinese esce dai Giochi. E’ il gigante del basket Yao Ming, 2,29 e 27 anni. La Cina è stata eliminata dall’Ucraina con un punteggio pesante (94-68). Yao è rimasto in panchina negli ultimi quattro minuti. Si è lamentato spesso di esser stato lasciato fuori dal suo allenatore. In apertura del torneo di basket, la delusione era stata cocente per il match perduto disastrosamente dalla Cina contro gli Stati Uniti (101-70). Appena 13 i punti di Yao Ming. Ora il gigantesco cinese tornerà in America dove gioca nella Nba con i New Jersey Nets e guadagna 29 milioni di dollari all’anno.

20/8/2008
  
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