Pallanuoto
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Il gigante delle piscine
di Mimmo Carratelli
Il Mattino illustrato 1979, articolo di Gege Maisto
Enzo DAngelo, un colosso di ragazzo, un gigante in acqua, il pi soprappeso dei pallanuotisti, arriv alla Canottieri Napoli nel 1973, allepoca ancora eroica e fantasiosa della pallanuoto, proprio a causa del suo fisico straripante nutrito da molte pastiere e dai manicaretti della sorella Giovanna. Giocava nella Rari Nantes e alla richiesta della Canottieri, allenata da Fritz Dennerlein, un dirigente della Rari esclam: E chiatto, fra poco diventa na vacca, dammincillo. Lo dettero.

Enzo aveva ventidue anni. Era cresciuto nella Rari, ma per quel dirigente malaccorto era cresciuto troppo. Fu la fortuna della Canottieri. Allora la formazione del Molosiglio era uno squadrone. La disciplina tedesca di Fritz regnava sovrana. Ma in acqua andava una banda di scugnizzi terribili. Massimo De Crescenzo era o barone. Suo fratello Paolo Lola Falana per i capelli ricci che, quando erano bagnati, ricordavano la pettinatura crespa della ballerina del New Jersey. Gualtiero Parisio era o marchese. Ren Notarangelo, dalle freddure fulminanti, a zoccola. A questi si aggiunse Enzo DAngelo, a foca di Bacoli, capace di palleggiare disorientando qualsiasi avversario. Quella Canottieri era galvanizzata da Carlo De Gaudio, abbronzatissimo vicepresidente. Portava i giocatori al cinema e distribuiva gelati, ma distribuiva anche generosi premi-partita quando i pallanuotisti invocavano a manata e coriandoli, e i coriandoli erano le lire. Cera una tifosa deccezione, Angela Berardini, proprietaria di un negozio di orologi. Ne faceva dono ai giocatori.

Enzo DAngelo dette alla Canottieri la stazza fisica che mancava al club giallorosso. Proprio a causa di atleti il cui peso era mediamente inferiore a quello degli avversari, Dennerlein invent la zona che sfuggiva allo scontro fisico. Ma Enzo era Maciste. Lui non temeva gli scontri. Li vinceva di forza, ma anchedi abilit. Era il giocatore pi agile che si fosse mai visto fra quelli decisamente robusti. Le sue invenzioni in piscina furono numerose e sorprendenti. Non solo, da centroboa, sfornava beduine e palombelle, figure di una pallanuoto estrosa che aveva avuto in Gildo Arena il capostipite, ma beffava gli avversari con ogni genere di colpi. Al portiere dei Carabinieri fece un gol di piede, librandosi sullacqua, a quello del Mameli segn di testa, come un centravanti di calcio.

Enzo DAngelo era un allegrone. Il segreto del suo buonumore e della sua generosit stava forse nella famiglia numerosa creata da pap Angelo, puteolano, e da mamma Anna, di Baia che, alla domenica, celebrava con lauti ed allegrissimi pranzi il giorno festivo riunendo fino a diciannove membri tra figli, nipoti e zii. Da quel crogiolo di affetti, solidariet e vivacit, nella casa di Sotto il Monte ad Arco Felice, venne fuori Enzo, fra tre fratelli e due sorelle.

Sulla spiaggia di Baia fu un bellissimo bambino bruno dalla pelle vellutata. A dieci anni, nuotava come un forsennato. A quindici giocava a pallanuoto nella tana gloriosa della Rari Nantes. Poi, il passaggio alla Canottieri in cambio di due giocatori, Dino Greco e Riccardo Scognamiglio. Ren Notarangelo lo accolse col soprannome di fella e pastiera. Fritz lo port dal dietologo Mangoni e si mise a dieta con lui. Il tecnico e il centroboa, che portavano in trasferta la loro riserva di pasta aproteica, erano il bersaglio degli sfott della squadra.

Fu una straordinaria avventura della formazione giallorosa che vinse quattro campionati in sei anni, segnalandosi come la formazione degli scudetti dispari perch centr lobiettivo negli anni 73, 75, 77, 79. Quei campioni parteciparono al Rischiatutto. Vinsero un buono per comprare generi alimentari e la squadra ne fece omaggio proprio a DAngelo e a sua moglie Daria come dono di nozze.
Anche Peppe DAngelo, uno dei quattro fratelli, giocava a pallanuoto, ma per sua sfortuna portiere, prima alla Rari Nantes, poi alle Fiamme Oro di Roma.Sfortuna perch gli tocc di avere di fronte Enzo. Memorabile una partita a Roma. Fiamme Oro contro Canottieri, lintera famiglia DAngelo in tribuna, dieci gol della Canottieri, Enzo ripetutamente a bersaglio contro Peppe, e mamma Anna che, a un certo punto, gli grid dalla tribuna: Enzo, bello e mamma, mbasta.

Quanti gol abbia segnato Enzo DAngelo in quasi ventanni di pallanuoto neppure lui lo sapeva, a ventanni gi in nazionale e presente in tre olimpiadi e due mondiali. Lavorava al Banco di Napoli e un mancato permesso gli tolse la soddisfazione di partecipare ai Mondiali di Berlino nel 1978 quando la squadra azzurra conquist il titolo iridato. Cominci col mettere il sigillo allo scudetto 1973 della Canottieri, che interruppe il predominio del Recco e riconsegn il campionato al club del Molosiglio dopo dieci anni. Fu decisivo per la vittoria finale il gol del sorpasso (6-5) che Enzo segn nelle acque di Punta SantAnna, la turbolenta tana liquida del Recco. Fu Notarangelo a passargli la palla. I due si intendevano a meraviglia. E fu ancora Enzo a segnare un gol essenziale e memorabile a Palermo nella finale di Coppa dei campioni 1977 contro la Marina di Mosca. Alla Canottieri bastava un pareggio per laurearsi campione dEuropa. La partita fu un fuoco pirotecnico di emozioni, russi sempre in vantaggio. Sotto di un gol a trenta secondi dalla fine, Notarangelo ebbe la palla e la pass a DAngelo, questi gliela restitu, e Notarangelo la ripass ad Enzo, mia, tua, mia, tua davanti alla porta degli avversari, una suspense infinita fin quando DAngelo ruppe gli indugi e infil il pallone in rete. Valeva il pareggio e il titolo europeo. La scarica di adrenalina fu tale che il gigante della Canottieri si fece espellere.

Quattro scudetti con la Canottieri da giocatore, uno da allenatore quando, erede di Fritz Dennerlein, port la squadra alla conquista del campionato 1990, in acqua lultimo dei DAngelo, Tony. Si allontan dalla Canottieri quando al Molosiglio tramont lultima epoca doro nella pallanuoto e i soci, allarmati dalle spese, perdettero la vocazione genuina di investire nello sport. Enzo DAngelo and al Posillipo e, poi, pi lontano, al Recco, il rivale storico delle squadre napoletane. Ma, alla domenica, puntuali erano i suoi ritorni nella casa paterna di Arco Felice per quei pranzi che, preceduti e seguiti dallo scopone e dal tressette, erano il festival genuino di una grande, bella famiglia.
10/2/2008
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