Calcio
Successo del libro “La grande storia del Napoli”
L’appassionante storia del Napoli e la grande passione popolare che l’ha sempre accompagnata hanno trovato una degna celebrazione nel libro di Mimmo Carratelli, “La grande storia del Napoli”, 432 pagine e 500 fotografie, con una documentazione statistica unica e i racconti di tutti i protagonisti, dal 1926 ad oggi. Il bellissimo volume è in vendita nelle librerie e nelle edicole (45 euro), ma può essere anche richiesto al sito Internet www.lagrandestoriadelnapoli.com

Il libro, che sarà presentato venerdì 7 dicembre al Circolo Savoia (ore 18), ripercorre tutti i campionati e le coppe del Napoli. In ottantuno anni, le partite azzurre sono state 3001 escludendo la stagione in corso: 1976 le partite in serie A.

Nel volume sono numerosi i capitoli introduttivi che si soffermano sulla città, nelle varie epoche calcistiche del Napoli, dalla Belle Epoque, agli anni della guerra, al periodo di Lauro, alla città degli ultimi sindaci. La prefazione è di Antonio Ghirelli.

Il Napoli nacque alla fine della Belle Epoque. Erano sulla bocca di tutti due canzoni allegre, “Lilì Kangy” e “Ninì Tirabusciò”. Nei ristoranti andavano di moda i “posteggiatori” che componevano quasi sempre un trio, il chitarrista, il violinista e il cantante. Erano famosi il mandolinista Mimì Pedullà, detto “manella d’oro”, e il violinista Salvatore Di Maria, detto “’nchiastillo” che voleva dire gingillo.

Al Teatro delle Varietà, in via Chiatamone, la soubrette romana Maria Campi, ballando la rumba, un ritmo che aveva appreso in Svezia, rendeva popolarissima la “mossa”: un colpo d’anca improvviso, da mozzare il fiato, dopo una lunga e provocante torsione del ventre mettendo in risalto le curve femminili. Quel colpo l’aveva inventato la cantante napoletana Maria Borsa che si esibiva al Teatro Partenope di via Foria.

Nel 1926, quando nacque la squadra azzurra, Napoli era l’unica città italiana con più di mezzo milione di abitanti (400mila a Milano, 380mila a Roma). Su quel periodo si sofferma Carratelli in uno dei primi capitoli. Numerosi erano i caffè, col celebre Gambrinus e gli altrettanto famosi Caflish e Van Bol & Feste. Le corse dei cavalli si svolgevano al Campo di Marte, dov’è oggi l’aeroporto di Capodichino. Fiorivano i Circoli nautici. Al Borgo Marinari c’era l’Eldorado-Santa Lucia, un immenso stabilimento balneare con annesso teatro estivo e un dancing. Tutt’attorno, una corona di ristoranti che si chiamavano Palummo, Pastafina, Starita, Zì Teresa, Bersagliera. Cominciarono le prime trasmissioni radiofoniche. Nello sport, primeggiavano la scherma, il canottaggio e la vela. La ricostruzione di Carratelli è puntuale e suggestiva.

Il Napoli nacque, l’1 agosto 1926, sotto il segno del Leone. Numerosi erano i giornali napoletani: il “Roma”, “Il Mattino”, “Il Mattino illustrato”, “Il Mezzogiorno”, “Il Mezzogiorno Sportivo”, il “Corriere di Napoli”, “Il Pungolo”, “Il Piccolo”, “Tutti gli sports” in rotocalcio e illustratissimo, e per le donne “Modella” e “Modellina”, poi tanti giornali umoristici tra i quali i più letti erano il “6 e 22”, “Monsignor Perrelli” e “Vaco ‘e pressa”. Sui giornali rare e striminzite erano le notizie sulla squadra di calcio.

Nel libro di Carratelli, le sintesi dei campionati anno per anno sono una gallerie di assi e comprimari, di sogni, successi, illusioni e delusioni, un vero romanzo popolare sullo sport più amato dai napoletani che hanno sempre fatto della squadra di calcio una bandiera di rivalse e di orgoglio a cominciare dalla prime sfide con gli squadroni del Nord. E il Napoli di Ascarelli e Garbutt fu subito uno squadrone.

“La grande storia del Napoli” esce in occasione del ritorno del club azzurro in serie A. Il libro tratta ampiamente le stagioni della crisi, il fallimento e la riscossa. Uno dei primi capitoli è dedicato al nuovo Napoli di De Laurentiis con belle fotografie di Lavezzi, Gargano, Zalayeta, Blasi, Hamsik, Iezzo e Paolo Cannavaro.
5/12/2007
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