La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 30
di Mimmo Carratelli
Diego Armando Maradona Jr, oggiEuforia mondiale. Siamo campioni del mondo con te, pibe. L’Argentina è nei nostri cuori. I nostri nonni sono emigrati a Buenos Aires, abbiamo letto Borges, impazziamo per il tango. Ma torniamo nel golfo.

Autunno 1986. Il Napoli, dopo tre anni, si riaffaccia in Europa. C’è il richiamo della Coppa Uefa. E che cosa ne sai tu, Dieguito, delle nostre passate scorribande europee? Avventure che spesso morivano sul nascere. Siamo stati in paesi e città mai visti e sentiti.

Ai tempi di Fanello e Tacchi, andammo a Bangor, paesino gallese di 15mila abitanti, sul canale di San Giorgio, una passeggiata originale. Una volta andammo a Odense, città gentile della Danimarca: non ci trovammo solo il ricordo delle 164 fiabe di Hans Christian Andersen (hai mai letto “La principessa sul pisello”?), ma anche il piacentino Mario Astorri, lo sceriffo, che aveva giocato centravanti nel Napoli agli inizi degli anni Cinquanta.

E che cosa ne sai tu di Székesfehérvàr, l’impronunciabile città ungherese a sud di Budapest e ai margini di una selva? Il suo nome, in italiano, significa Alba Reale. Andammo a giocarci contro una squadra che si chiamava Videoton ai tempi di Peppiniello Massa. A metà settembre del 1976 andammo oltre il Circolo polare artico, a Bodoe, in Norvegia, 600 chilometri da Capo Nord, quando a Walter Speggiorin mettemmo il nome di Sparafucile: fece una doppietta ai norvegesi del Glimt.

Era un bell’andare, Diego. Ci divertivamo e conoscemmo temperature glaciali. A Tbilisi, per esempio, la capitale della Georgia, sotto i ghiacciai del Caucaso. E, poi, andammo a Nis, in Serbia, con Nino Musella contro il Radnicki; a Wroclaw, in Polonia, sulle rive del fiume Oder, dove erano passati disastrosamente i mongoli; e nel fango di Ostrava, in Cecoslovacchia, nel mezzo di un bacino carbonifero. Viaggi indimenticabili.

A Bruxelles, nell’aprile del ’77, una carogna di arbitro inglese, il signor Matthewson, ci fece perdere la semifinale con l’Anderlecht mentre eravamo lanciati con Peppe Savoldi alla conquista della Coppa delle coppe. Maledizione all’uomo della perfida Albione.

Ma ora, con te campione del mondo e giocatore divino, gliela faremo vedere all’Europa. Settembre 1986, debutto in Coppa Uefa contro il Tolosa. All’andata, ricordi?, raccogliemmo poco. Un gol di Carnevale e basta. Ci rifacciamo al ritorno? Macché! A Tolosa, Stopyra pareggia il conto e finiamo ai rigori. Non sbagliano Giordano, Ferrario e Renica. Siamo agli ultimi tiri. Accidenti, Bagni si fa parare il suo penalty, ma siamo ancora in corsa perché anche Stopyra ha sbagliato e ora, sul dischetto, ci vai tu, pibe di tutte le nostre rivincite. Preciso e mirabilmente angolato il tiro, il portiere è battuto. Ma il pallone pizzica il palo e va fuori. Addio Tolosa, i francesi vincono 4-3 ai rigori, e addio Coppa Uefa.

Era l’1 ottobre 1986. Dieci giorni prima è accaduto quello che non doveva accadere. E’ un sabato, il 20 settembre. Dalla stanza 509, al quinto piano della clinica “Sanatrix”, la signorina Cristiana Sinagra, 22 anni, ragioniera, davanti alle telecamere dei giornalisti di RaiTre, che ha convocato, annuncia: “Ho avuto un bambino. Mio figlio è il figlio di Maradona. E’ frutto del nostro amore. Lo chiamerò Diego Armando junior”. Il bambino è nato alle 11,15 e pesa 3.550 chili.

Martedì 23 settembre, la tua risposta è in un comunicato. Dici, tra l’altro: “La pubblicità data alla vicenda, il metodo scandalistico con cui la notizia è stata divulgata, gli attacchi che sono stati portati alla mia persona sono fatti che mi hanno turbato profondamente”. Prosegui: “Per questo sono anche deciso a rivalermi nelle sedi opportune per tutti i danni che vengono procurati a me, alla mia immagine e al Napoli come società”.

Vorremmo saperne di più. Dichiari: “Al giudice, se mi convocherà, darò la sola risposta che la mia coscienza e la verità dei fatti mi faranno dare”. A Soccavo, hai la faccia scura. Si muovono gli avvocati Siniscalchi, Mignone, Piscicelli. Dicono: “Quanto alla preannunciata azione di riconoscimento della paternità, il signor Maradona ha dato pieno mandato di resistere fermamente in tutte le sedi competenti”.

Comincia a spezzarsi qualcosa, pibe, nel tuo soggiorno a Napoli. Domenica 28 settembre, Alfredo Sinagra, padre di Cristiana, nonno del bambino e parrucchiere al Vomero, dichiara ai giornalisti: “Prima della partenza di Maradona per i Mondiali in Messico glielo dissi, guarda Diego che stai per diventare padre, noi siamo cattolici e di aborto non se ne parla”. Interviene il sindaco Carlo D’Amato: “Condanno la famiglia della ragazza che non ha pensato a tutte le conseguenze negative che potevano derivarne”.

Alfredo Sinagra con la figlia Cristiana si reca alla sezione municipale vomerese di via Morghen con i certificati della clinica “Sanatrix”. All’anagrafe viene registrata la nascita di Diego Armando Sinagra.

Intanto, Claudia Villafanes, la tua fidanzata argentina, aspetta un figlio da te.
23/8/2004