La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 27
di Mimmo Carratelli
Mondiale 1986. Dove stai andando, Dieguito? Al settimo cielo. E’ il quarto di finale contro l’Inghilterra a Città di Messico. E’ il secondo tempo. Ricevi e dai la palla a Valdano e il poeta ti fa un lesto passaggio-cross. Stai volando in area, pibe. La tua testa ricciuta è lassù. Il pugno sinistro attaccato alla testa. Ispirazione improvvisa? Gesto involontario o furbata meditata in un attimo? E’ un match che pochi vedono nei dettagli: il tuo pugno sinistro ben nascosto dietro la testa, il pugno destro protesto di Shilton che ha abbandonato la porta attratto dal fatale duello aereo. Vince il tuo pugno mancino. La palla è in rete, l’Argentina è in vantaggio.

Attimi indimenticabili. Dai un’occhiata al guardalinee e vedi che corre verso il centro del campo. Il sole negli occhi non gli ha fatto veder nulla. L’arbitro tunisino Ben Naucer, dalla parte opposta, ha visto solo un colpo di testa. Nessuno ha visto il pugno malandrino.

Commetti un errore e Valdano ti sta sgridando. Stai festeggiando alzando proprio il pugno proibito. Ma è tutto regolare. Neanche Shilton s’è accorto di nulla. Se n’è accorto Fenwich che ti rincorreva alle spalle e ha visto e sta protestando inutilmente. La “mano de Dios” diventerà leggenda. Ci sei riuscito a Udine a dispetto di Zico, ma questo colpetto all’Inghilterra resterà memorabile.

Passano quattro minuti. Sei su di giri. E’ il raddoppio, è il tuo trionfo.

Hola-hola-hola-hola! Vai come il vento, Diego, sull’allungo del Negro Enrique. Settanta metri fra te e la porta degli inglesi. E “quelli delle Malvinas” sono tutti nella loro metà campo. E’ un terreno trincerato. Metti il pallone a terra, bene, e ora che cosa hai in testa, negli occhi, nel cuore, nei piedi? Come ti muoverai? A chi darai la palla che, in avanti, c’è appena Valdano che sta correndo sulla sinistra?

Te ne vai sulla destra, tu solo, rapido. Sgusci tra Beardsley e Reid che sentono il fruscio del tuo passaggio fatato, inchiodati dalla serpentina magica.

Oplà, superi Butcher. Birilli, ecco che cosa sono i difensori inglesi. Chi barcolla a sinistra, chi cade a destra. E tu fili lungo il corridoio delle tue sette leghe. Sei un gatto che gioca col suo gomitolo, lo spinge e non lo molla, e gli inglesi si aprono al tuo passaggio.

Che cosa fa Fenwich? E’ indeciso. E’ fra te e Valdano. So che cosa stai pensando, Diego. Se l’inglese si fa sotto, tu dai la palla a Valdano. Rapida la finta, accenni ad andare verso il centro e ti sposti sulla destra. Fenwich si decide e ti arriva addosso con una falciata. Lo sapevi e lo eviti. Da metà campo, è successo tutto in un baleno.

Sei davanti a Shilton, posizione angolatissima, vicino al palo sinistro del portiere inglese, uno spiraglio impossibile. Il portiere abbocca alla tua ultima finta e il pallone è in rete, mentre ti piomba alle spalle Butcher il biondo e ti molla un calcione tardivo. Hai già le braccia al cielo. Hai matato mezza Inghilterra. “Il Barba mi aiutò” dirai. Il Barba è Dio.

Gli inglesi accorceranno le distanze con Lineker a nove minuti dalla fine e gli girano ancora le scatole per il furto con destrezza del primo gol. 2-1 e passaggio in semifinale dell’Argentina.

Negli spogliatoi è una festa selvaggia. “Ti stavo guardando” dici a Valdano. E il poeta: “Hai fatto un gol in quel modo e stavi guardando me?”. Il Negro Enrique dice che il passaggio te l’ha fatto lui. “Se non la mettevi dentro, t’ammazzavo” aggiunge. “Tu? Ma se mi hai dato la palla solo a metà campo” gli rispondi pazzo di gioia.

E sul gol con il pugno? Silenzio rispettoso e omaggio alla diavoleria artistica. Ai microfoni della Bbc hai la suprema sfrontatezza di dire: “Un gol assolutamente legittimo perché convalidato dall’arbitro”. Prendi fiato e dai la seconda stoccata: “Io non sono nessuno per dubitare dell’onestà dell’arbitro”.

Un giorno Piola ti dirà: “Anch’io segnai un gol di mano agli inglesi e fu una gran festa”.

Sulla serpentina del secondo gol, ti torna in mente la medesima azione che facesti a Wembley mandando alla fine la palla fuori con un tiro precipitoso. Stavolta hai aspettato un attimo, il tempo per far fuori Shilton con una finta. Sbagliando s’impara.

In semifinale, ti ripeti. In un quarto d’ora, sempre nella ripresa, sistemi il Belgio. Ancora due gol (2-0). E ancora un pallone filante fra mezza difesa belga, come il secondo gol agli inglesi, il tuo marchio mondiale. Stavolta sgusci sulla sinistra, scatti tra De Mol e Vervoort e li lasci secchi, eviti Geretz e castighi Pfaff. Il portiere, sulla prodezza finale sganciata dal tuo sinistro magico, si siede soggiogato, interrompendo la sua uscita di porta.

Continua

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11/8/2004