La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 22
di Mimmo Carratelli
Scusa, pibe, ti abbiamo deluso. Sei venuto per vincere e, nel primo anno a Napoli, hai dovuto faticare come un gregario per salvare la squadra dalla retrocessione. Tredici punti nel girone d’andata, quintultimo posto in classifica. Venti punti nel girone di ritorno per l’ottavo posto finale.

Quando te ne vai a Buenos Aires per il Natale hai vergogna a dire che la tua nuova squadra ha fatto appena 9 punti in 13 partite, battuta dalla Juve di Platini, dalla Roma di Falcao e dall’Inter di Rummenigge, con due sole vittorie contro avversari modesti, Como e Cremonese. Brutto Natale: tu infelice in Argentina, noi preoccupati a Napoli.

Primo anno e 14 reti, terzo goleador del campionato dietro Platini e Altobelli. Non sopporti di essere il terzo dei cannonieri, non sopporti la mediocrità del centroclassifica col Napoli. Ti abbiamo nascosto che, l’anno prima, ci eravamo salvati per un punto.

Giochi trenta partite di fila in campionato, sei in Coppa Italia (eliminati dal Milan, accidenti). E hai fatto appena 15 giorni di vacanza per presentarti al primo appuntamento con la maglia azzurra. Vuoi essere grande, vuoi fare grande il Napoli. Lo ricordo bene quel primo anno a Castel del Piano. Ti preparasti a dovere perché sapevi che non avresti avuto vita facile contro le difese italiane. Avevi il ricordo di Gentile e dei suoi gomiti al Mondiale dell’82. Dovevi affrontare un campionato atletico, in Italia, meglio però dei calci e delle gomitate in bocca del campionato spagnolo.

Fernando Signorini, che avevi conosciuto ai tempi del brutto incidente in Spagna, è il tuo angelo custode. Ti massaggia l’anima e i muscoli. Tu lo chiami “il cieco” perché non ha una vista formidabile, ma ha mani preziose. Esultiamo per i tuoi colpi di tacco, ma in campo un cerbero come il tedesco Briegel del Verona se ne infischia della tua poesia e ti butta a terra senza rispetto.

La rimonta è stata splendida. Per soli due punti siamo fuori dalla Coppa Uefa. Ti diverti a giocare con Daniel Bertoni che chiami affettuosamente “la troia”, il “chancha” in spagnolo. Ti piace il piccolo Caffarelli che ha 22 anni, è alto un centimetro più di te ed è il piccolo brasiliano di Casoria: il Napoli lo ha pagato due milioni a rate e Mariolino Corso lo ha lanciato nella squadra Primavera. Cominci a legare con Peppe Bruscolotti, un campione in difesa e nella vita. Ammiri il caprese Celestini, 23 anni, magro come un chiodo, ma è fatto di fil di ferro. In allenamento ti diverti a provocare il “giaguaro”: Castellini si danna sui tuoi calci di punizione.

Dietro la mediocre classifica, c’è una squadra che ti adora. Ti senti a casa. Questo è importante, pibe. La classifica migliorerà. E, infatti, al secondo anno si fanno programmi splendidi. Il Napoli si mostra nel cuore della città con la nuova sede in Piazza dei Martiri: scale di ardesia, portone glorioso, saloni con la moquette, piante, divani, porte in radica di noce, balconi che devono annunciare trionfi.

Arriva Italo Allodi, il grande manager, il più elegante. Salda un’antica promessa con Ferlaino. Quando era alla Juve e si prese Zoff, promise: “Un giorno verrò a Napoli”. Tredici anni dopo, promessa mantenuta. Ha giocato da centromediano nel Gladiator di Santa Maria Capua Vetere. E’ un uomo affascinante. Lui chiede: “Perché non decolla il Napoli di Maradona?”. Ferlaino gli risponde: “Perché manca lei”. E Allodi conclude: “Le promesse le mantengo”. E arriva per fare grande il Napoli.

Le sue mosse sono sagge e azzeccate. Assume uno dei più promettenti direttori sportivi, l’avellinese Pier Paolo Marino. Ingaggia Ottavio Bianchi come allenatore. Sistema e potenzia la squadra. Prende Garella “perché è un portiere moderno e ha vinto lo scudetto col Verona”. Strappa Alessandro Renica alla Sampdoria “perché sarà un grande libero”. Risolleva dalla polvere Bruno Giordano che ti consentirà di liberare la tua fantasia. Trova il regista: è Eraldo Pecci, un sapientone del gioco con piedi grandi e illuminati. Vorrebbe Nando De Napoli, ma l’Avellino spara 6 miliardi. Ripiega su Ruben Buriani. Conferma Peppe Bruscolotti, 34 anni, ma è ancora una roccia, da 13 anni nel Napoli, e Moreno Ferrario, azzurro da otto anni. Salvatore Bagni sarà il guerriero di un Napoli più ambizioso. Terzino sinistro fluidificante sarà Massimo Filardi. Allodi chiede che non venga ceduto Caffarelli perché “è il più sudamericano dei napoletani”. E ci sarà Carannante che farà la sua parte di “palla di gomma” sulla fascia sinistra in alternativa a Filardi. Tra i rincalzi eccellenti, Raimondo Marino.
Il sogno comincia ad avverarsi. Poiché nell’86 ci saranno i Campionati del mondo, si comincia in anticipo. Ritiro a Madonna di Campiglio il 10 luglio. Per la stagione 85-86 sarà un grande Napoli.
22/7/2004