La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 19
di Mimmo Carratelli
Ma l’hai visto mai, pibe, un mare più bello del nostro? Il golfo col vulcano, le isole, il castello con l’uovo nascosto di Virgilio che quando si romperà sarà tutto finito, ‘o Vommero dove giocavamo una volta, dopo la guerra, via Caracciolo che vengono da tutto il mondo a passeggiarci...

E l’hai visto mai un popolo così che, in quattro e quattr’otto, ha organizzato questa festa straordinaria per il tuo arrivo? Non è solo una festa. E’ un fuoco pirotecnico di ingegnose trovate, è un commercio subitaneo, un darsi da fare, un passarsi la voce, una industria sotterranea che, in un baleno, dal cuore dei vicoli ha prodotto tutto quello che c’era da produrre per il tuo arrivo. Magliette, palloni, poster, trombe e trombette, striscioni, bandiere, belle statuine, cassette musicale con i primi inni di gloria.

Prima che arrivino quegli ingenuoni della tua “Maradona Producciones”, abbiamo prodotto tutto. C’è allegria e gli affari vanno a gonfie vele, benedetto il tuo arrivo. Stavamo annichiliti e rassegnati, immobili, sotto un cielo bello e su una terra di uomini ingrati. Dimenticati da tutti. Napoli, povera periferia del benessere italiano. All’acciaieria di Bagnoli, che ormai agonizza, altri duemila operai sono andati in cassa integrazione. Due volte il terremoto ci ha fatto tremare.

Poichè sarà un lungo giorno, questo 5 luglio 1984, un giovedì che il Signore ci ha mandato bello e splendente, a Fuorigrotta, dov’è lo stadio per la festa “intima” di settantamila napoletani che ti aspettano al sole, si dispiega tutta la variegata gastronomia partenopea, pizze e pizzette, panini prosciutto e mozzarella, porchette, friarielli e taralli, panzarotti e crocchè, frittate di pasta e pasta cresciuta, birra e coca. Perché, quando abbiamo un sogno, caro Diego, ci viene fame, e poi l’attesa è lunga.

Il pittore salernitano di madonne stradali Alfredo De Leva, che le dipinge sui marciapiedi, ha usato i suoi gessetti colorati per comporre sull’asfalto di Fuorigrotta un tuo gigantesco ritratto coi riccioli neri e la maglia azzurra.

Si sa che arriverai verso le sei del pomeriggio, e ci siamo mossi tutti per tempo, con larghissimo anticipo, perché l’eccitazione è grande. E’ dalla mattina che siamo eccitati, e poi saprai come vanno le cose, a Napoli. Ci affolliamo disordinatamente e il traffico scoppia. Ma, quando c’è un sogno, sappiamo essere ordinati e carini, non facciamo ammuina. Sono i sogni che ci mancano, a Napoli, perciò siamo sempre incazzati neri e facciamo confusione.

Questa festa è proprio ordinata, Fuorigrotta è un grande bazar attorno al “San Paolo” e, alle quattro del pomeriggio, siamo già in molti dentro lo stadio. Mille, duemila e tremila lire il costo dei biglietti per i tre ordini di posti. Avremmo pagato anche il doppio e il triplo perché oggi ci vogliamo “allargare”. Come si dice? Ieri non ero nessuno, oggi so’ ‘nu rre!

Si parla di un tuo fantastico arrivo dal cielo su un elicottero. L’elicottero verrà da Capodichino, e tutt’attorno, sul prato dello stadio, balleranno majorettes di Posillipo e Mergellina e suoneranno violinisti danzanti. Sugli spalti siamo attrezzatissimi: bandiere, striscioni, registratori portatili con le prime musiche inneggianti. Al “San Paolo” c’è un immenso campione di tutta la città. Voglio dire che ci sono donne e bambini, giovani e vecchi, famiglie intere, gente dei rioni popolari e dei quartieri-bene.

Si sta aprendo un incantesimo e vogliamo esserci tutti. Si è incantato l’orologio del “San Paolo” che, per l’emozione, è fermo all’una e mezza e sono già le sei del pomeriggio. I ragazzi della Curva B hanno tamburi di gioia. Ci fossero ancora ‘O Ricciulillo e il Trombettiere, impazzirebbero di commozione. Non c’è più il Comandante. Don Achille se n’è andato due anni fa, a 95 anni, un giorno di novembre, dimenticato da tutti.

Ma che succede? Sulla pista dello stadio, comincia a girare una Dyane azzurra. Sulle fiancate porta scritto con lo spray blu scuro: “Viva il nino de oro”. Sul cofano ha un gigantesco numero 10. Viene srotolato il più grande striscione di benvenuto. Dice. “Nel cielo di Napoli ci sono tante stelle, Maradona è la più splendente”. E’ un telo lungo venti metri. Ormai lo stadio è pieno, sonoro, elettrico.

E alle 18,31 precise….
8/7/2004