La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 102
di Mimmo Carratelli
Non avresti giocato contro la Bulgaria. Sarebbe stata, Diego, la tua ventiduesima partita nelle fasi finali dei Mondiali. Un record. Non facevi più parte della nazionale argentina. Le controanalisi di Los Angeles avevano confermato la tua positività.

Si susseguirono le dichiarazioni ufficiali. Michel D’Hooghe, belga, capo della Commissione medica della Fifa: “In entrambe le analisi, nelle urine di Maradona sono state trovate ben cinque sostanze, due proibite, l’efedrina e la nor-efedrina, e tre sostanze alleate, la pseudo-efedrina, la nor-pseudo-efedrina, la meta-efedrina”. Spiegarono che il “cocktail”, come lo chiamarono, aumentava la capacità di concentrazione e il rendimento fisico. Dissero che non c’era in commercio un prodotto con tutte e cinque le sostanze e che perciò era stato preparato appositamente per te. Un “cocktail”, appunto. Un doping dell’età della pietra, dissero in molti.

Venne sottolineato che nessuna delle cinque sostanze, rilevate nelle urine, appariva nella lista dei medicamenti che avevi usato nelle ultime 48 ore. Non figuravano nella lista che la Federazione argentina, prima della gara, aveva consegnato all’arbitro della partita con la Nigeria, come da regolamento.

Lo spagnolo Pablo Porta Bussoms, presidente della Commissione disciplinare della Fifa, disse: “La precedente squalifica in Italia, estesa dalla Fifa in tutto il mondo, e l’arresto per cocaina in Argentina, sono stati gravi precedenti”. I dirigenti argentini dissero: “Diego ha preso il medicinale di sua iniziativa senza dire niente a nessuno, né ai medici, né ai compagni, né ai dirigenti. Perciò prima della partita con la Nigeria non abbiamo avvertito l’arbitro dell’assunzione del medicinale come prevede il regolamento”.

Ti lasciarono solo, Diego. La responsabilità fu tutta tua, l’Argentina poteva continuare il Mondiale. La nazionale spagnola aveva invece difeso un suo calciatore al Mondiale 1986, Rafael Calderè. Furono trovate tracce di efedrina nelle sue urine. Il medico della squadra iberica se ne assunse tutte le responsabilità. Dichiarò che aveva somministrato lui la sostanza all’insaputa del giocatore. Il medico, Jorge Guillen, fu squalificato, Calderè proseguì il Mondiale.

Nessuno, in America, ti tese una mano. Il fedele Fernando Signorini dichiarò alla Fifa di averti somministrato il Desirex contenente efedrina per farti respirare meglio. Ma il Desirex non conteneva le altre quattro sostanze rilevate dalle analisi. Eri in trappola, Dieguito. Eri disperato. “Aiutatemi, ho paura di fare una sciocchezza” fu il tuo grido.

Il giorno della partita con la Bulgaria, la nazionale andò allo stadio di Dallas. Rimanesti in albergo. Non avevi dormito tutta la notte. C’era sempre Claudia con te. C’erano Marcos Franchi, Signorini, Salvatore Carmando. “Aiutatemi” continuavi a dire. Nella camera d’albergo parlasti davanti alle telecamere dell’emittente argentina Canal 13.

Cercasti di non piangere, mentre parlavi. Cominciasti con un sussurro: “Mi hanno tagliato le gambe”. Avevi difficoltà a parlare con il groppo che ti serrava la gola. Tirasti fuori tutto il tuo temperamento battagliero: “Il giorno che mi sono drogato, sono andato io dal giudice a dirgli: mi sono drogato, sono pronto a pagare. E ho pagato. Ma ora non capisco. Credevo che la giustizia fosse buona, ma con me ha sbagliato”.

Giurasti che non ti eri drogato per correre di più, per giocare meglio. “Mi hanno spezzato l’anima” dicesti davanti alle telecamere.

Quello che dicesti dopo fu che era stato uno stupido errore. Così dicesti: “Innanzi tutto, non si trattava di cocaina. E tutto il mondo sa che non c’è bisogno dell’efedrina per correre. Avevo lavorato duro per il Mondiale. Daniel Cerrini mi aveva aiutato a trovare il peso-forma quando andai a giocare col Newell’s di Rosario. Usavo una dieta cinese. Cerrini era un dietologo e un preparatore fisico di cui mi fidavo. E perciò lo volli anche in America. Quando andammo a giocare a Zagabria l’amichevole contro la Croazia ero ancora grasso. Mi presentai in America che avevo perduto quattordici chili. Per ridurre lo stimolo della fame, in Argentina, prendevo il Ripped Fast permesso dai regolamenti Fifa. A Boston non ne avevo più e allora Cerrini cercò un prodotto simile. Trovò il Ripped Fuel. Ma non era la stessa cosa. Il Fuel conteneva l’efedrina e le altre quattro sostanze trovate nelle mie urine. Ma questo lo seppi al ritorno a Buenos Aires quando feci sottoporre il Fuel ad analisi. In America facemmo tutto alla luce del sole e tutti sapevano che Cerrini si incaricava degli integratori. Il medico della nazionale Ugalde, per salvare il posto, disse che lui non c’entrava niente. Io mi presi le responsabilità dell’operato di Cerrini. Non avevo nulla da nascondere. Poi mi dissero che, alle controanalisi di Los Angeles, il flacone delle mie urine era stato presentato aperto al momento della controprova, una irregolarità che avrebbe reso nulle le controanalisi. Ma al dottor Carlos Peidrò non fu permesso né di protestare, né di parlare”.

La verità vera non s’è mai saputa. Intanto, il Mondiale 1994 era finito per il pibe. E, adesso, Dieguito?

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27/6/2005