La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 100
di Mimmo Carratelli
Il re è tornato. Questo fu il messaggio forte e chiaro che arrivò da Boston nel pomeriggio napoletano del 21 giugno. La tua felicità, Dieguito, era la nostra.

La nazionale italiana aveva i soliti patemi e gli occhi spiritati di Sacchi. Ci bastonò l’Irlanda del nord, rifilammo un golletto ai norvegesi per mantenerci a galla. Musi lunghi, tormenti, critiche: la solita manfrina italica.

C’era festa, invece, al “Babson College” fuori Boston. Il tango argentino aveva tramortito la Grecia. Rivedemmo a lungo il tuo gol in tv, Diego. Circondato da quattro difensori greci batti dal limite dell’area il pallone che vola sotto l’incrocio dei pali. Il sinistro magico era tornato a colpire e quel gol apparteneva al nostro cuore.

Eri felice, caro Diego, con Claudia, con Dalma e Giannina, e papà Chitoro. Felice come un bambino, dicesti. “Siamo più forti che al Mondiale in Italia” disse Caniggia. “Calma, ragazzi. Cerchiamo di vivere alla giornata” fu il tuo ammonimento.

Contro i greci avevi giocato una grande partita. Basile ti aveva risparmiato gli ultimi sei minuti facendo entrare Ariel Ortega del River Plate. Era il tuo compagno di stanza. Fosti contento per lui.

Il secondo impegno era contro i nigeriani allenati dall’olandese Clemence Westerhof, uno con la faccia di un bullo romano. Gli africani avevano dissolto la Bulgaria di Stoichkov con tre gol. Dondolavano sul campo, sembravano pigri, ma toccavano bene il pallone ed erano dei fusti neri col sorriso sulle labbra e il coltello fra i denti. Erano giovani e forti. Esplosivi.

Tranne due, tutti oltre il metro e ottanta, quasi un metro e novanta il portiere Rufai. La loro “stella” era George Finidi, attaccante sulla fascia destra, 23 anni. George era il cognome, il nome Finidi significava “futuro pieno di sole”. Cresciuto alla scuola dell’Ajax. Il centravanti Rashid Yekini lo chiamavano “Kaduna Bull”, il toro di Kaduna, miglior giocatore nigeriano di sempre, 31 anni. E tutti loro erano le Aquile Verdi. Si vantavano d’essere la migliore razza africana: muscoli poderosi e guizzanti.

L’appuntamento era ancora allo stadio di Boston. Basile mandò in campo questa formazione: Islas; Sensini, Chamot; Simeone, Caceres, Ruggeri; Caniggia, Redondo, Batistuta, Maradona, Balbo.

Prima che poteste iniziare il tango, gli africani andarono in gol. Lo segnò il meno noto di loro, Samson Siasia, 26 anni, uno che giocava in Europa, nel Nantes. Sorpresa. Dopo nove minuti, un match in salita. Tenere la palla, farla girare, far correre a vuoto gli stangoni della Nigeria. Assorbito il colpo, lo faceste molto bene. Senza ansia. Eri tranquillo, Dieguito. Sapevi che ce l’avreste fatta. Avevi lavorato duro per farcela.

Ti cercavamo sullo schermo tv. Ti cercavano i tuoi compagni. Redondo, Balbo, Caniggia. Non potevate fallire.

Fu dura e non falliste. Volò la criniera bionda di Caniggia verso il gol. Volò due volte. Nel primo tempo. E il risultato fu capovolto. Correvi, Dieguito. Eri meravigliosamente in partita. Il pallone sotto il piede fatato, provassero gli stangoni a togliertelo. Prima di cominciare, l’avevi dato il bacio in fronte a Carmando come facevi a Napoli? C’era sfuggito.

Le Aquile Verdi piegarono le ali. Vittoria limpida e c’era una squadra forte attorno a te, Diego. E’ quello che dissero i brasiliani: “Quest’Argentina arriverà in finale”.

Era il tardo pomeriggio a Boston, la partita era cominciata alle 16. Quando finì, a Napoli facemmo un’altra ammuina. Davanti ai teleschermi, urlavamo: “Diego, Diego”.

Stavi venendo fuori dal campo salutando il pubblico. C’era Claudia in tribuna e salutavi lei. Vedemmo una donna bionda venirti incontro. Indossava una tuta bianca, era alta, aveva la coda di cavallo e un nastrino verde le tratteneva i capelli sulla nuca. Era gentile. Ti prese per mano. Sembrò una scena romantica. Ne fosti sorpreso.

Guardasti verso la tribuna dov’era Claudia come a dirle: “E questa chi è?”. La donna era una magnifica ragazza, una di quelle americane che sono il ritratto della salute.

Il collegamento televisivo si concluse. L’ultima immagine fu proprio quella, tu e la ragazza bionda.

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14/6/2005