La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 97
di Mimmo Carratelli
Forse neanche te lo ricordavi più Pietruzzo Pugliese, l’ex guardia giurata con la faccia smunta, pochi capelli e il brillantino al lobo dell’orecchio destro. S’era intrufolato nel tuo giro napoletano, Diego, a caccia di soldi e di un po’ di gloria riflessa. Un tipo che si autoaccusò di cinque omicidi, legato alla camorra, e che venne fuori con la straordinaria rivelazione che il Napoli s’era venduto lo scudetto del 1988 perché la camorra, che gestiva il totonero, ti aveva minacciato. Ci avrebbe rimesso troppi soldi se il Napoli avesse vinto. Una balla smontata da due inchieste, una della Procura di Napoli e l’altra della Federcalcio.

Gli piaceva stare sui giornali a Pietruzzo Pugliese, essere qualcuno, diventare personaggio. Era stato un capotifoso della Curva B al “San Paolo”. Entrando nel tuo giro, cercava gloria. Si vantava d’essere tuo amico e si autoinvitò persino al tuo matrimonio in Argentina.

Per la tua generosità, la superficialità e la sicurezza di dominare il mondo, caro Diego, ai tempi felici di Napoli, lasciavi che ti circondasse una corte vasta ed eterogenea di seguaci, falsi amici, sfruttatori e invasati. Forse, a Pietruzzo avevi promesso di trovargli un lavoro nel mondo del pallone. Erano promesse allegre, fatte spesso per levarti di torno tanta gente insistente. Ma Pietruzzo voleva il suo posto al sole accanto al sole che eri tu.

Quando non ebbe niente, cominciò a vendicarsi. Tirò fuori la storia dello scudetto “venduto” e poi venne fuori con una storia di droga. Telefonava ai giornali e alle agenzie di stampa per le sue rivelazioni e si inserì nel processo per detenzione e spaccio di droga che il Tribunale di Napoli intentò contro di te.

Un tipo, Pietruzzo Pugliese, che viveva alla macchia perché era un pentito di camorra e temeva per la sua vita. Disse che la sua fidanzata argentina Alessandra Bertero faceva la corriera della droga fra il Sudamerica e Napoli e portava la “roba” per te. Disse che tu l’avevi usato proprio per questo. Era solo il rancore per un’amicizia mai nata.

Un pentito assolutamente inattendibile con le sue fantasiose accuse che l’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi smontò facilmente in tribunale. Ma furono giorni duri a Napoli mentre tu, caro Diego, eri già andato via e i giornali ingrandivano ogni vicenda che ti riguardasse.

Dall’Argentina dicesti che Pietro Pugliese era solo un matto da legare. Al processo napoletano, le testimonianze in tuo favore furono moltissime. A testimoniare venne anche Carlos Bilardo, il ct della nazionale argentina. Quello che dissero fu che la droga era un tuo fatto personale per vincere lo stress di una vita sottoposta a troppe pressioni in campo e fuori.

Stavamo dalla tua parte, Dieguito, ma, accidenti, quanti falsi amici avevi avuto a Napoli, quanti tipi strani ti erano stati vicino. Li disprezzavi, ma non li allontanavi. A volte, le umili origini di molti ti facevano pensare alla tua infanzia misera e li lasciavi fare.

I giornali pubblicarono di nuovo le fotografie del 1988 fornite da un anonimo turista di passaggio per Napoli, il rullino di uno scoop che rivelò una tua improvvisa gita a Friburgo dopo la partita di Firenze nel finale del campionato perduto per la rimonta del Milan. Non giocasti quella gara. Il Napoli perse. Le fotografie erano state scattate in un night della città svizzera dove eri andato, da Firenze, con un aereo privato in compagnia di Ferrara, Bruscolotti e De Napoli. Una serata allegra, in evidenza la reginetta del night, una biondina dai capelli corti, miss Macumba.

In Argentina, avevi altro cui pensare. Ti stavi preparando seriamente per il Mondiale negli Stati Uniti. Ma sembrava che tutto il mondo fosse contro di te, il re nudo. Il Giappone ti rifiutò il visto di entrata per la tournée della nazionale argentina a Tokyo. Te lo negò “per i precedenti con la droga”. Trattato ancora come un delinquente. I compagni della nazionale fecero blocco con te. Se tu non potevi andare in Giappone, nessuno sarebbe partito per la tournée che venne annullata.

Alfio Basile organizzò un’altra serie di partite amichevoli in Ecuador, Israele e Croazia. Nessun problema di “visti”. Vinceste solo in Israele (3-0) dove la tua popolarità era ancora molto forte. Perdeste con l’Ecuador 0-1 e faceste 0-0 con la Croazia. Non eri contento di come andavano le cose. Con la sincerità di sempre dicesti: “O miglioriamo o me ne vado”.

Fu la frustata di un capitano orgoglioso. La nazionale cominciò un lavoro intenso per i Mondiali. In America volevi una grande Argentina.

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31/5/2005