La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 95
di Mimmo Carratelli
Hola, Diego. Riceviamo notizie splendide. Sei dimagrito, tirato, in gran forma, 72 chili, un miracolo. A colazione mangi farina di avena, nient’altro. Un medico cinese, Liu Guo Cheng, ti ha fatto smaltire undici chili in una settimana. E ti stai facendo torturare da un preparatore inflessibile, Daniel Cerrini. Fai sul serio, ragazzo dei nostri cuori. Le partite col Newell’s Old Boys sono il rodaggio per la nazionale.

Sidney, 30 ottobre 1993, Holiday Inn Cogee Beach, una residenza sontuosa alla vigilia dello spareggio mondiale con l’Australia. Scherzi del fuso orario. In Argentina è ancora il 29 ottobre. In Australia ti tocca festeggiare il compleanno con un giorno… d’anticipo. Ma è festa grande.

C’è Claudia con te. Il suo regalo è ammiccante e irresistibile: uno slip di Versace! Dalma e Gianinna ti hanno mandato due orsetti di peluche e un nastro inciso con le loro voci. Ti commuovi, vecchio pibe di 33 anni. Sul tuo grande cuore abbiamo sempre scommesso. Ti festeggia la nazionale argentina con una grande torta che ha la forma della coppa del mondo. “Sono felice, sono felice” ripeti.

E si va a giocare. Il pallone, ormai, lo sanno giocare tutti. L’Australia ha scherzato con le Isole Salomone e Tahiti, poi ha battuto la Nuova Zelanda e ha eliminato il Canada ai rigori. Non sono proprio sprovveduti questi canguri e hanno orgoglio. Hai la fascia di capitano. So che ne conservi una ventina. Su questa nuova della nazionale ci sono i volti di Dalma e Gianinna.

In campo, l’Argentina strappa un pareggio (1-1). Il gol di Balbo arriva su un tuo cross pennellato. Ma è dura, molto dura. Devi stringere i denti, Diego. Basile, da bordocampo, ti chiede di giocare sino alla fine. Ti urla: “Resta, resta, gioca più indietro e fai andare avanti Redondo”. Giochi fino al 90’ e poi dici: “Mi sono sentito importante”. L’incitamento di Basile ti ha fatto bene.

Niente antidoping a Sidney. Fai la faccia buffa e ammicchi. Sei una delizia quando esprimi la tua ironica meraviglia: “Chissà perché. Misteri dei potenti del calcio, Havelange, Blatter, Grondona. Forse hanno avuto paura…”.

Nella partita di ritorno, allo stadio “Monumental”, l’1-0 basta per eliminare gli australiani e conquistare la qualificazione per Usa ’94. Ma che sudata! La preparazione, la dieta, la tensione, l’impegno in campo ti hanno stremato.

Quando torni a giocare in campionato col Newell’s la paghi. Uno strappo ti blocca nella gara contro il Globo. Devi saltare l’amichevole dell’Argentina contro la Germania. Forza, Diego. Torni in campo per un’amichevole contro il Vasco de Gama. Accidenti, ti blocchi di nuovo.

Devi fermarti. Hai giocato solo cinque partite di campionato e due amichevoli col Newell’s. Febbraio 1994, risolvi anzitempo il contratto con la squadra di Rosario prendendo metà dei soldi: un milione e mezzo di dollari. La Federazione ti aiuta. Basta col campionato. Non vuoi mancare negli States.

Ti ritiri nella casa di campagna di Moreno, trenta chilometri fuori Buenos Aires, tra i boschi. Vuoi stare in pace. Vuoi allenarti in disparte. E’ sempre al Mondiale che pensi, ma sei giù di corda. Gli ultimi infortuni ti hanno messo di malumore, disperi di farcela. Grondona, il presidente della Federcalcio argentina, ti incoraggia da lontano: “Diego può essere utile alla nazionale anche al cinquanta per cento delle sue possibilità”.

I giornali argentini fanno malevoli ipotesi sul tuo buen retiro a Moreno, parlano ancora del tuo matrimonio, di Claudia che vuole divorziare perché ti sei concessa un’altra “scappatella”. Non c’è pace tra gli ulivi di Moreno che diventa, improvvisamente, una “quinta” assediata: fotografi, giornalisti, curiosi. Tutti vogliono spiarti, sapere.

E così partono le schioppettate. Qualcuno ti vede imbracciare un fucile ad aria compressa. Con te ci sono tuo fratello Lalo e alcuni amici. Il fotografo Rafael Yohal del quotidiano “La Nacion” rimane impallinato a una spalla dopo che il proiettile ha mandato in frantumi il parabrezza della sua auto. E’ un bel guaio. Altri cinque giornalisti rimangono feriti dai pallini.

La polizia perquisisce la casa, ma non trova fucili. Il giudice istruttore Francesco Lillo apre un’inchiesta accusandoti di lesioni lievi, aggressione e danni. Rischi una condanna da due mesi a un anno. L’avvocato Hugo Jofre cercherà di toglierti dai pasticci. Sei pentito. Scoppi a piangere durante una intervista radiofonica: “Le porte della mia casa sono sempre aperte, ma mi dà fastidio l’assedio dei fotografi”.

Mancano cinque mesi e mezzo al Mondiale in America

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23/5/2005