La favola di Maradona
La sua vita a puntate – 93
di Mimmo Carratelli
Non è facile, Diego, non è per niente facile la tua vita a Siviglia. Le partite vanno così e così. Ti fanno la solita domanda: chi è il numero uno fra te e Pelè. Te la cavi con una battuta: “Oggi come oggi, io sono il numero diecimila”. Ce la metti tutta, ma non basta. “Mi sento forte come un toro, ho l’entusiasmo di un ragazzino e la voglia degli esordi”. E’ proprio vero, Dieguito? “La voglia c’è, la tecnica pure, ma purtroppo ci sono anche gli anni”.

Siviglia non ti sopporta, questa è la verità, e ti spia, e questo è clamoroso. Il club spagnolo ti fa sorvegliare da un famoso segugio, Perfecto Gonzales della “Detective Walkers”. Ti segue nei night, al “Gaucho”, a “El Coto”, al “Catedral” che è un disco-bar. Ci vai con Conte, Monchu e Diego, tre tuoi compagni del Siviglia. “Mai visto con la droga” è il responso dello spione. Salti gli allenamenti e Bilardo ti copre. “Diego si sta allenando con Signorini” dice.

Alti e bassi. E, in fondo al cuore, un desiderio forte: tornare a giocare per la Selecciòn. “Gli anni passano, prima o poi lascerò, ma ai Mondiali negli Stati Uniti vorrei esserci”. Corri alla prima convocazione di Basile, il nuovo commissario tecnico. Torni in nazionale dopo tre anni, l’ultima apparizione a Italia ’90. Il presidente del Siviglia Luis Cuervas non gradisce. Ti dà il permesso di andare in Argentina per una sola amichevole, contro il Brasile.

Parti, il pareggio coi brasiliani (1-1) ti lascia insoddisfatto, torni in Spagna, giochi, il Siviglia perde contro il Logrones e riparti per Buenos Aires con Simeone, anche lui convocato da Basile per la seconda amichevole contro la Danimarca. Cuervas fa il diavolo a quattro, ti minaccia, ti multerà pesantemente.

E’ evidente che la nazionale biancoceleste è tutto per te, la tua passione e la rivincita sognata. Al diavolo il Siviglia! E in nazionale vuoi tornarci da vero capitano. Sistemi alcune faccende personali con Ruggeri e Redondo, litigate feroci e chiarimenti finali, la fascia di capitano è tua. E metti a tacere i critici che accusano Basile di avere stravolto la squadra per affidarla completamente alla tua inventiva.

Contro la Danimarca, a Mar del Plata, è in palio la Coppa Artemio Franchi. Sono necessari i supplementari e i rigori. Segni il tuo penalty, Goycoechea fa prodezze tra i pali, l’Argentina vince la coppa. “A trentadue anni sono ancora capace di giocare tre partite in dieci giorni” urli felice. Basile ti lascia libero di giocare per tutto il campo, i tuoi lanci devono scaraventare in gol Batistuta e il tuo amico Caniggia. Sei al settimo cielo.

Ma c’è di più. La Federcalcio argentina ti elegge miglior giocatore di tutti i tempi davanti ad autentici miti del passato, davanti a Moreno, a Di Stefano, a Pedernera. Il riconoscimento ti riempie di orgoglio. Il miglior giocatore argentino di tutti i tempi Diego Armando Maradona. A Napoli facciamo festa. E’ la tua riscossa, Diego.

Al ritorno a Siviglia trovi l’inferno e una grossa multa. Quei viaggi intercontinentali che sopportavamo a Napoli perché eri il re della nostra felicità, il re dei due mondi, Napoli e l’Argentina, a Siviglia creano un’atmosfera pesante e ostile. Il campionato spagnolo va verso la conclusione. Nella partita contro il Burgos, Bilardo ti sostituisce nel secondo tempo. Reagisci male e insulti el Narigòn, il Nasone, proprio l’uomo che sui campi di calcio ti è stato più vicino, l’uomo che ti è stato vicino il giorno dell’arresto a Buenos Aires. E’ che ormai vuoi fuggire da Siviglia e se ne andrà anche Bilardo. Il vicepresidente José Maria Del Nido ti irride: “Maradona così com’è non potrebbe giocare neanche a golf”.

Hai giocato 25 partite e segnato quattro gol. A Bilbao, allo stadio “San Mames”, pomposamente definito “la catedral del equipo vasco”, ti hanno insultato. Il pubblico ha urlato: “Goyko, Goyko”. E’ il nome del giocatore basco che ti frantumò tibia e perone quando giocavi nel Barcellona. Ti beccano per eccesso di velocità. Cinque semafori rossi saltati, dice la polizia. Grossa multa e putiferio sui giornali. Il giudizio spietato è: “Minima forma fisica e fragile equilibrio psicologico”.

La strada è sempre in salita, Diego. Ti difendi attaccando: “Sto bene. Sono stato sempre bene, con alti e bassi, ma bene. Non ero morto come volevano far credere alcuni giornali”.

A Siviglia è un via-vai di giornalisti italiani. Concedi una intervista a Maurizio Pistocchi per “Italia 1”. “Se mi fanno giocare nella posizione giusta sono ancora utile. Sono stato 17 mesi senza calcio. Ferlaino e Matarrese sono senza scrupoli. Non avevano bisogno di farmi questo. Se l’Italia batteva l’Argentina a Napoli avrei avuto meno problemi, ne sono sicuro. Ma Vicini sbagliò. Se avesse fatto giocare Vierchowod avrebbe vinto. Ora non chiedo niente di più a quello di sopra con la barba perché mi ha dato tanto e, se si arrabbia, è finita”.

Finisce il rapporto col Siviglia che fallisce la qualificazione per la Coppa Uefa. Una liberazione.

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13/5/2005