La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 78
di Mimmo Carratelli
Per la seconda volta con lo scudetto sul petto, che campionato vogliamo giocare, pibe? L’anno prima abbiamo messo in fila Milan, Inter e Juve. C’è una novità. Chiede strada la Sampdoria di Vialli, Mancini e Cerezo allenata da Boskov.

Il Napoli fa pochi movimenti. In porta Giovannino Galli al posto di Giuliani, a centrocampo Venturin per Fusi. Se ne va Carnevale alla Roma e arriva Andrea Silenzi, detto “Pennellone”, attaccante d’andatura lenta, da mezzo addormentato, e statura da albero maestro, 1,91.

Ci sono ancora la difesa e la mediana dello scudetto. Ci sono sempre Careca e Zola. Ma qualcosa stiamo perdendo, si sente nell’aria.

Si sta complicando la tua vita, Diego. Questo è il punto. E, dentro, hai la delusione del Mondiale che ti hanno rapinato a Roma. Però cerchi una rivincita. Ci fai sperare, ma ti alleni poco. E nascondi come puoi il tuo dramma. L’impalpabile dama di seta bianca che eccita e illude ti ha preso. Nessuno può sottrarti a lei. Speriamo assurdamente che passi. Non possiamo far nulla se tu non vuoi. E’ la droga, Diego, e nessuno hai mai vinto contro di lei. Che cosa ti spinge tra le sue braccia? Perché ne diventi schiavo?

L’errore, Diego, è che pensi di essere capace di dominarla e di riscattarti sul campo. Le faccende private sono tue, vuoi essere giudicato per quello che fai sull’erba della domenica. Ma la falsa amica delle notti bianche ti sta mangiando il cuore. Girano ancora le gambe, ma fino a quando? Con un filo di voce, Ferdinando Signorini, l’amico-amico, sussurra: “Se il Napoli prende provvedimenti è giusto anche per il bene di Diego”.

Ma quali provvedimenti? Ti nascondi, pibe, sgusci, fai il monello e cerchi negli ultimi incantesimi del piede magico di ingannarci tutti e te stesso per primo.

Il campionato ’90-’91 parte male. Due sconfitte nelle prime tre partite. C’è Zolino che cresce sotto il tuo magistero. Ma s’appanna Careca e il “Pennellone” è una delusione. Il “San Paolo” è scontento. Ti stiamo perdendo, pibe, ma non c’è rimedio.

A novembre l’eliminazione dalla Coppa dei campioni è una mazzata. Da Mosca torni con lo stesso aerotaxi dell’andata. Ti stacchi dalla squadra. La Samp è in testa al campionato, il Napoli è indietro di cinque punti. Si può rimediare se si potesse porre rimedio alla tua perdizione. Se a Napoli ci fosse papà Chitoro, chissà. Claudia sopporta, non ha armi per combattere il tuo vizio maledetto. Lo nascondi alle bambine. Ma neanche Dalma e Yanina ti danno la forza di farcela.

Comincia la storia umiliante dei deferimenti. Per la mancata partecipazione alla partita di Coppa Italia con la Fiorentina. Per non esserti fatto trovare in casa due volte alla visita fiscale disposta dal Napoli. Salti gli allenamenti. L’”Osservatore romano”, il quotidiano della Santa sede, ti dedica questo titolo: “Il crepuscolo di un divo”. Ti fa un po’ di morale: “C’è chi non ha ancora capito, e Maradona è tra questi, che la modestia, la riservatezza, l’umiltà nella vita di un campione sono tanto importanti quanto un gol spettacolare o uno scudetto sul petto”. Il giornale, augurandoti di “maturare”, conclude: “Forse Maradona cominciando a perdere diventerà più simpatico”.

Non hai mai avuto superbia delle tue vittorie, sono parole di retorica spicciola. Nessuno ha mai guardato nel tuo cuore, nessuno si è avvicinato alla tua anima, e tutti parlano per pregiudizi e giudizi superficiali. Nessuno ti conosce veramente bene, ma tutti si fanno maestri con te, con la tua vita, senza sapere nulla del dramma di cui sei prigioniero, o fingendo di non saperlo.

Passano settimane intere senza farti vedere a Soccavo. Bigon ripete le solite parole: “Se Diego si rimette a disposizione, può riprendere il suo posto e, se si allena, nessun problema”. Sei escluso da qualche partita. Ogni volta ricompari come se non fosse successo niente. I giorni passano fra le tue assenze e le tue ricomparse “di buona volontà”. Stai lottando con te stesso, ma fingiamo tutti di non saperne nulla.

La società azzurra non si muove. Subisce e non sa come comportarsi. Non riesci a parlare con Ferlaino. C’è proprio una guerra fredda in atto. Il presidente, per il tuo comportamento, ha citato in tribunale la Diarma Establishment che cura la tua immagine. Per danni. E l’Ingegnere ripete: “Maradona non si muoverà da Napoli fino al 1993”.

Chi segue da vicino il tuo dramma, Diego, non ha gran voglia di seguire ancora il Napoli. Baratteremmo dieci scudetti per vederti uscire dal tunnel in cui ti sei infilato. Sul campo non sei più tu. Sei come un angelo caduto, le tue ali sono pesanti, il giocoliere incantevole che eri è volato via.

Continua

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10/3/2005