La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 76
di Mimmo Carratelli
Non ti vedevamo agli allenamenti, Diego, e quelle assenze non erano capricci e ripicche. Non stavi bene e ti stavi distruggendo. Se ne parlava in città, ma a mezza bocca. Eri una favola che non volevamo distruggere e c’era una piccola speranza in fondo al cuore, la speranza che venissi fuori dalla polvere bianca. Ma, forse, eri già oltre. Troppo.

Dovevamo partire per Mosca. Era lunedì 5 novembre. Alla domenica non s’era giocato, ancora una sosta del campionato per un altro impegno della nazionale. La sera telefonasti a Pavarese, il segretario della società, e gli dicesti di preparare i documenti della partenza. Una telefonata strana, che senso aveva? I documenti erano già pronti.

Lunedì mattina, la squadra si ritrovò a Soccavo, ma tu non c’eri. L’aereo per Mosca sarebbe partito da Capodichino alle tredici. Ti aspettarono per la colazione, prima di partire. A mezzogiorno si misero tutti a tavola e il tuo posto rimase vuoto. La squadra salì sul torpedone diretto all’aeroporto. Nessuno aveva tue notizie.

Fu Moggi a venire a casa tua, in via Scipione Capece. In casa c’erano il manager Franchi e Fernando Signorini, il preparatore fedele. Li ho visti, in quei giorni, gli occhi tristi di Ferdinando. Era l’uomo che più ti voleva bene. Moggi non lo volesti vedere. Chiuso nella tua camera, e chissà in quale stato, non volevi vedere nessuno. Moggi pensò che avresti almeno parlato coi giocatori che più ti stavano vicini. Fece venire dall’aeroporto Ferrara, De Napoli e Crippa. Non volesti vedere neanche loro. I tre, con Moggi, tornarono a Capodichino.

Erano ormai le 14.45 con un forte ritardo sulla partenza del velivolo dell’Alisarda per Mosca. Moggi fu assediato dai giornalisti. Una situazione penosa e imbarazzante. Il direttore generale controllava appena il sigaro che aveva in bocca. Disse: “Maradona sta tappato in casa e, attraverso Franchi e Signorini, mi ha fatto sapere che non ha intenzione di venire a Mosca. Perché? Devo ammettere che non lo so”. Poi aggiunse: “Bisogna decidersi una volta per tutte. Maradona è un dipendente del Napoli e il Napoli non è un dipendente di Maradona”.

La squadra si imbarcò sull’aereo che partì alle 15,30 con due ore e mezzo di ritardo. Moggi rilasciò un’ultima dichiarazione: “Anche se dovesse venire a Mosca, Maradona non scenderà in campo contro lo Spartak. Non gioca chi non parte sull’aereo della squadra”. Ferlaino allentò la tensione: “Per me non ci sono problemi sulla presenza in campo di Maradona. Spetta al tecnico e al medico decidere”. Tra parole dure e possibilismi, il Napoli si barcamenava.

L’aereo atterrò a Mosca e l’atmosfera non era delle più allegre. La tua assenza pesava come un macigno. Chi ti voleva bene non pensava tanto alla partita da giocare senza la tua incoraggiante presenza, pensava alle tue condizioni. Non c’erano di mezzo il mal di schiena e il dolore agli adduttori. Tutti sapevamo che cosa c’era di mezzo e tutti tacevamo. Per complicità, per un sentimento d’amore che era negativo, ma non si poteva sopprimere, per non creare scandalo, per aiutare il Napoli, per dare tempo a te, Diego.

Dare tempo. Non significava nulla, ma potevamo fare niente. Una clamorosa affermazione e una rottura crudele non avrebbero aiutato né il Napoli né te. Diego si droga. Sarebbe stato facile dirlo. E poi?

Eri in pieno dramma e tu solo conoscevi la tua sofferenza. Dalla droga volevi uscirne, ma non ne avevi la forza. Non l’avevi più, semmai l’avessi avuta quando eri ancora in tempo. Ti vergognavi per le tue bambine. Ti vergognavi con Claudia. Ma la tua volontà era spezzata, annichilita, vinta dalla nemica bianca. La odiavi e la amavi quella dolce nemica. Non ne potevi fare a meno. Ti stava mangiando il cuore e il cervello, Dieguito caro, e tu continuavi a consegnarti alle sue lusinghe e al piacere irrinunciabile, al bisogno incancellabile. Portavi il tuo cervello sulla luna, lontano da tutti, lontano da noi che ti volevamo bene.

Il giorno dopo, martedì 6 novembre, prenotasti un aerotaxi della Panair, un bireattore che poteva portare fino a nove persone e due piloti. Lo prenotasti per andare a Mosca.

Continua

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2/3/2005