La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 74
di Mimmo Carratelli
Che goduria, Dieguito, quella prima sera di settembre, un sabato, con la Juve al “San Paolo” per la Supercoppa italiana. Cominciava la stagione ’90-’91 e avevamo lo scudetto sul petto. Ci aspettava un’annata sensazionale. Il campionato, la Coppa Italia, la Coppa dei campioni per la seconda volta.

Eravamo in settantamila al “San Paolo” contro la Vecchia Signora ringiovanita a champagne dal sognatore Gigi Maifredi per la più folle avventura dei bianconeri. Gioco a zona e divertimento puro. Per gli avversari.

La difesa della Juve fu come piazza Plebiscito di notte. Uno spazio immenso per correrci a far baldoria. Ci entrammo di corsa assestando alla Juve una “bambola” memorabile. Da tempo non ti divertivi a giocare come successe quella sera. La “zona” della Juve fu il tuo salotto, pibe, dove mostrasti la tua gioielleria splendente.

Antonio Careca si divertì come un puledro in libertà su una vasta prateria. Si scatenarono gli azzurri invitati al gol dalle tue pennellate di genio, Diego delle meraviglie, in una notte fantastica. Cinque gol li avevamo già dati alla Juve, sul suo campo, due anni prima, quel pazzo pomeriggio di novembre a Torino. Lo stadio era tutto napoletano. Careca fece tre gol, uno Carnevale e Renica concluse la goleada con un rigore finale. Ci sembrò un punteggio irripetibile.

Eccoci, invece, al bis con un prestigioso trofeo in palio, noi campioni d’Italia e la Juve vincitrice della Coppa Italia. Due miliardi e mezzo d’incasso, un’abitudine di quelle stagioni d’oro. Bigon al secondo anno sulla panchina azzurra. Eravamo già forti e l’Ingegnere risparmiò sulla campagna acquisti. Cambiammo il portiere: Giovanni Galli al posto di Giuliani il tenero. Venturin a dar man forte al centrocampo. Quello spilungone di Silenzi per l’attacco, un metro e 91, aveva fatto il fenomeno con la Reggiana in serie B. Pinuccio Tagliatatela fece capolino in prima squadra. Peppiniello Incocciati arrivò da Pisa. Era un ragazzo allegro, ti fu subito simpatico. E avevamo Zolino che già ti imitava, al secondo anno in maglia azzurra.

La Juve-champagne aveva i suoi assi. L’elegantone brasilero Julio Cesar stella del centrocampo. In attacco Baggio, Schillaci e Casiraghi. Qualche picchiatore disseminato qua e là: Galia, Bonetti. E noi in campo con Galli, Ferrara, Francini, Crippa, Baroni, Corradini, De Napoli, Alemao, Careca, Maradona, Silenzi. Uno squadrone.

Fu una notte di terrore per Tacconi lasciato in balia degli attacchi azzurri. All’8’ cominciò il tango-samba-tarantella. Careca tira-la-bomba si infilò nella difesa bianconera, Julio Cesar gli agganciò un piede in area, ma il pallone schizzò verso quel lampione di Silenzi completamente libero. Un gol da bambini.

Non passarono tre minuti. Alemao lanciò Silenzi sulla sinistra, un tocco al centro e Carechigno mise la seconda palla in rete, in corsa. Solo pure lui. Come ci piacque la “zona” juventina! Tu facevi il direttore d’orchestra in mezzo al campo. Veroniche, finte e lanci al millimetro. Dieguito, che notte! Una carica continua. Desti il via agli altri tre gol.

Per dare un po’ di sapore al nostro trionfo Baggio fece un gol su punizione: 2-1. Pura illusione bianconera. Passammo al 3-1 danzando football. Eri una bellezza, Diego, col tuo piede mancino fatato. Parlavi alla palla? La seducevi?

Facesti un paio di giochetti e poi lanciasti Crippa sulla sinistra. Cuore granata, al furente Massimo le maglie bianconere davano un certo prurito. Fece finta di proseguire sull’ala, puntò al centro. Dov’erano i difensori della Signora? Crippa scartò Tacconi e piazzò una palla irridente nella porta torinese.

Allo scadere del tempo, il gol più beffardo. Juve avanzatissima, ubriaca del suo gioco a champagne. Vedesti Silenzi sulla destra, poco dopo la metà campo, e gli allungasti il pallone. Fra lo spilungone e la porta c’erano quaranta metri di deserto. Tacconi venne avanti disperatamente, fuori l’area di rigore. E lo spilungone lo sorvolò con un pallone lungo che se ne andò in porta. Un aquilone. Roba da ammattire.

Li finimmo nella ripresa con un altro gol. Ricordi, Diego? Invitasti Careca a concludere la mattanza. Lancio al bacio, fuga centrale del brasiliano, il povero Tacconi uscì ancora alla disperata, Carechigno gli fece bye-bye con un pallonetto. 5-1.

I terzini della Juve erano Napoli e De Agostini, il centrale di difesa era uno stordito Bonetti. I giornali non seppero che voto dare a Tacconi e non gli diedero nessun voto. Nella Juve champagne, tutti sulla luna piuttosto che al “San Paolo”, il portiere rimase solo contro gli attacchi del Napoli.

Un Napoli da applausi prolungati promise una stagione d’oro.

Continua

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22/2/2005