La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 68
di Mimmo Carratelli
Era il 29 aprile 1990. Vado a rileggere, Diego, gli appunti di quella domenica in cui il Milan si spense e vincemmo il secondo scudetto. Me la voglio godere ancora.

C’era Carlos Bilardo al “San Paolo” che stava preparando la nazionale argentina per il Mondiale di giugno-luglio in Italia. E c’erano alcuni biancocelesti: il libero Brown, il portiere Goycoechea e Olarticoechea. C’erano vip e vamp. E Marisa Laurito, la nostra ciaciona, fece il giro del campo con la maglia azzurra e il numero 2 che tutti capimmo che cosa volesse dire. Voleva dire il secondo scudetto che stava sospeso sullo stadio e che stavamo aspettando.

Era già festa prima che fosse festa vera, sicura, certificata dal fischio finale dell’arbitro che fu il signor Sguizzato. Mi sembrò emozionato anche lui perché nel “San Paolo” vibrava una gioia immensa. Ci fu il ritmo degli applausi d’attesa e ci furono i cori, naturalmente. Eravamo in sessantamila e non di più perché lo stadio di Fuorigrotta fu sconvolto dai lavori per il Mondiale 1990. Il presidente Ferlaino calcolò un danno di venti miliardi di lire di mancati incassi. Eravamo stati in 85mila l’ultima domenica del primo scudetto.

Dagli spalti della felicità scesero immensi fili di carta verdi, bianchi e rossi, i colori dello scudetto, e cascate di azzurro. Ti vidi entrare, Diego, con Claudia, con Dalmita che aveva tre anni, con Yanina che ne aveva uno. Anche Alemao portò sul terreno di gioco la sua bambina, Corradini entrò col figlioletto in braccio. Crippa e Francini andarono verso i “distinti” a raccogliere un lancio di fiori. Tu venisti verso la tribuna e lanciasti un mazzetto di garofani a lady Ferlaino.

Furono 83 minuti di irrequietezza contro la Lazio dopo il gol di Marco Baroni al settimo minuto. Quando finisce? Quando finisce? Dovevamo ancora trattenere la gioia che ci stava esplodendo dentro, caro Dieguito. Minuti lunghissimi fino a quando, col sole che ricomparve più forte, l’arbitro pose fine alla nostra impetuosa attesa. E fu festa.

Fu festa in tutta la città. Carri, ciucci, lambade e putipù. Petardi. Cortei. L’avessi vista la città del golfo, pibe. Ti è mancato, la prima e la seconda volta, il grande spettacolo della città azzurra. Eri nello spogliatoio a festeggiare e poi te ne andasti sulla nave dello scudetto.

Di nuovo si liberò la fantasia. Per le strade si vendettero “le lacrime di Berlusconi”, boccettine con un po’ d’acqua dentro, fantasiosa trovata del geniale psichiatra Claudio Ciaravolo che, nel 1980, aveva inventato anche il referendum per l’abrogazione della Juventus. Il primo striscione che vidi diceva: “Berlusconi, anche i ricchi piangono”. Trovai insuperabile lo striscione sul quale stava scritto: “Ha telefonato Berlusconi, piange pure il telefono”.

Giunse notizia che un gruppo di tifosi napoletani aveva piantato in cima allo Stromboli una bandiera azzurra di 35 metri. L’avevano fatto anche il giorno del primo scudetto. Fecero festa a New York, nei quartieri degli italiani. A Monaco di Baviera, dov’era nato un gemellaggio fra napoletani e tedeschi, gli uni e gli altri danzarono per le strade e naturalmente consumarono birra a fiumi. Giornali e televisioni di Buenos Aires annunciarono il grande evento del Napoli e di Maradona. I club Napoli spararono petardi ad Amsterdam e nella lontana Australia e in Canada.

Un carosello di auto azzurre dilagò a Roma in piazza Barberini e in piazza Venezia. I tifosi napoletani di Torino si riversarono in via Roma e in piazza San Carlo. Un corteo azzurro sfilò a Milano sotto la sede del Milan. Il Calcio Napoli registrò un gesto elegante: ricevette un telegramma di congratulazioni dall’Atalanta. A Bergamo, il lancio della monetina che colpì Alemao valse il 2-0 del giudice sportivo per gli azzurri, la partita era finita 0-0. I milanisti finirono di specularci sopra. Anche col risultato colto sul campo il Napoli avrebbe vinto lo scudetto con un punto di vantaggio sul Milan anziché due.

Metto in fila i protagonisti del secondo scudetto: Giuliani, Ferrara, Francini, Crippa, Alemao, Baroni, Fusi, De Napoli, Careca, Maradona, Carnevale, Mauro, Corradini, Zola, Renica, Bigliardi, Maurizio Neri, Di Fusco il portiere che giocò due partite, Bucciarelli, Tarantino.

Alemao fu il guerriero dei momenti difficili. Zolino stava rubandoti il segreto delle giocate d’incantesimo e diventò Marazola. I tre ragazzi del cuore granata, Francini, Crippa, Corradini, assicurarono la grinta e la passione della loro origine Toro. Renica soffrì molto per un infortunio e anche Careca ebbe una stagione difficile. Ciro Ferrara aveva solo 23 anni, ma sembrava un veterano ed era già il più forte difensore italiano. Carnevale segnò gol importanti, due al Milan, due al Lecce, firmò due pareggi e il successo sull’Ascoli che furono punti pesanti. De Napoli, un po’ scontroso, mai si risparmiò in campo. Il piccolo Fusi svolse con diligenza il suo compito tattico. E tu, pibe, più in alto di tutti: 16 gol, il tuo record italiano.

Di Albertino Bigon parleremo la prossima volta.

Continua

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27/1/2005