La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 66
di Mimmo Carratelli
Te la ricordi, Diego, la domenica delle Palme del 1990? C’era persino Craxi in tribuna a Bergamo. Lui aveva il cuore dolce per il Torino, ma venne a vedere il fenomeno che eri. Non fu molto fortunato.

Fu proprio una partitaccia. Renzino Contratto, un torinese che aveva passato la sua vita nella Fiorentina e da due anni stava nell’Atalanta, nemmeno un gigante, anzi piccolino, ma tenace e ringhioso come un mastino, ti prese in consegna dal primo minuto e non ti mollò un attimo. Fastidiosissimo segugio. E tu, pibe, dopo i bagliori contro la Juve, non avevi gran voglia.

C’era, in campo, il tuo amicone Claudio Caniggia che mostrò le sue mèche d’autore e nient’altro perché Ciruzzo Ferrara gli tolse persino l’aria. Così messesi le cose, c’era poco da sperare in una bella partita. Bettino disse in tribuna: “E’ uno spettacolo indecente”. La cura di Dal Monte a Roma ti aveva tolto almeno cinque chili e forse pagavi quel dimagrimento.

I portieri Giuliani e Ferron rimasero a guardare. Ci mancò nuovamente Careca. Tentò Francini di fare una delle sue sorprese, ma non fu un bell’andare col punto che c’era da recuperare sul Milan. Tutto sembrò avviarsi verso la malinconica conclusione senza gol, e il Milan giocava a Bologna.

Fu a un quarto d’ora dalla fine che Alemao si accasciò vicino alla linea del fallo laterale e tu corresti a vedere che cosa era successo, e corse anche il fido Carmando con la spugna, e si avvicinò l’arbitro Agnolin, bello e minaccioso come un dio greco. Alemao si toccava la testa e aveva una piccola lacerazione al cuoio capelluto. L’aveva colpito un accendino?

Vedesti, Diego, brillare qualcosa sull’erba e la raccogliesti. Era una moneta da cento lire. La consegnasti ad Agnolin che se la mise in tasca e fece capire che aveva capito.

Alemao uscì dal campo per andare in ospedale, la partita continuò ma sembrò segnata da quell’episodio. Entrò Zolino al posto del brasiliano. Forse fu la certezza dell’intervento del giudice sportivo che vi svegliò. Pennellasti un paio di punizioni sulle quali Carnevale tradì ogni aspettativa. Andrea si lamentò di avere subito un fallo da rigore. Niente cambiò, la partita finì 0-0. “Abbiamo giocato senza grinta” dicesti.

Fu una domenica di streghe perché anche a Bologna successe qualcosa che confuse la corsa per lo scudetto. L’arbitro siciliano Lanese, che ne combinava di tutti i colori, negò un gol al Bologna non vedendo il pallone di Marronaro oltre la linea della porta rossonera e anche al “Dall’Ara” la partita finì 0-0. Nel Bologna giocavano Cabrini e Giordano.

Silvio Berlusconi era in tribuna, giunto allo stadio bolognese con un quarto d’ora di ritardo perché il suo elicottero, a causa di un temporale, era stato costretto ad atterrare lontano. Disse il Cavaliere: “Anche a me è parso che il pallone del Bologna fosse dentro, è la prima volta che una decisione arbitrale non ci danneggia”.

La moviola di Carlo Sassi, vista e rivista, confermò che il gol di Marronaro era proprio gol e solo Lanese non l’aveva visto. In queste condizioni, l’”ombra” di Bologna si aggiunse a quella di Bergamo. Il Milan sfuggì alla sconfitta, il Napoli ebbe assegnata la vittoria a tavolino dal giudice sportivo per l’incidente occorso ad Alemao.

Aggancio a tre giornate dalla fine del campionato: Napoli e Milan appaiati in testa a 45 punti, l’Inter lontana 4 punti e la Juve 5. Scudetto tutto da giocare tra polemiche e veleni. Il Napoli di Maradona contro il Milan di Van Basten.

Nel turno successivo suonarono le campane di Pasqua. Il Milan faticò a battere la Sampdoria a “San Siro”, il Napoli danzò magnificamente a Fuorigrotta contro il Bari. Si ricompose il “tridente”, si esaltò il “Camacà” o, se preferite, il “Macacà”. Insomma, pibe, apristi le marcature con un rigore, poi segnarono Carnevale e Careca.

Lo scudetto rimase in gioco col Napoli e il Milan a 47 punti. Chi avrebbe sbagliato negli ultimi 180 minuti? Fuorigioco l’Inter a 5 punti e la Juve a 6, distanze irrecuperabili.

Continua

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19/1/2005