La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 65
di Mimmo Carratelli
Vogliamo darci una mossa, Diego? Il campionato se ne sta andando. Il Milan è una macchina, vince in casa e fuori da dieci partite, non perde da quattro mesi. E’ avanti di due punti in testa alla classifica. Stiamo mollando?

Napoli è una polveriera di tifo deluso. Salti anche la partita col Genoa. L’esclusione è un mistero, pibe. Scelta tecnica. Sembra una bestemmia. Mauro con la maglia numero 10, Careca 9, Zola 11. Un disastro di partita. Il pubblico scandisce con dispetto amaro: “Tutti a Sanremo, andate tutti a Sanremo”. C’è il festival, ma al “San Paolo” la squadra non canta. Porta la croce.

A dieci minuti dalla fine, Il Genoa ci inchioda al pareggio dopo la rete di Francini che fa sempre gol pesanti. Lo stadio ha un solo sussulto di gioia al gol dell’Ascoli sul campo del Milan. Poi i rossoneri rimontano. Brucia il pareggio col Genoa, sarebbe l’inizio della resa. Ci salva Zola al 90’. Restiamo a due punti dal Milan. Hai qualcosa da dire: “Stavo bene, è stato Bigon a farmi fuori”.

Stando così le cose, che speranze abbiamo? Bigon vuole il rinnovo del contratto che non arriva. Ferlaino si consulta con Ottavio Bianchi. Le cose si complicano. Veleni e polemiche. La squadra protesta: “Lo scudetto non è perduto”. Vorremmo sentirlo dire da te, Diego. Ma hai la faccia scura e poca voglia di parlare.

Andiamo a Lecce con una speranza. Fare bottino pieno e aspettare che finalmente il Milan si fermi: gioca in casa della Juve. Madama ci fa un gran regalo stracciando i rossoneri (3-0). Dunque, gli imbattibili non sono imbattibili. Si infilano nel loro momento buio. Dobbiamo profittarne. A Lecce un febbrone fa fuori Careca. Torni in campo. Segna Carnevale, ci frena Pasculli. Punto più perso che guadagnato. Dimezziamo il distacco dal Milan, ma è un’occasione perduta allo stadio salentino di via del Mare.

Se il Milan molla, dobbiamo saltargli addosso. Bigon osa il “tridente” a Marassi contro la Sampdoria. E’ il “Camacà”: Careca, Maradona, Carnevale. Ma è una partita storta, pibe. Careca acciuffa il pareggio dopo una grande azione fra te e Carnevale. Dai, Dieguito, dacci sotto. Ci dà sotto la Samp che ci batte con Lombardo. Per fortuna, il Milan frana anche nel derby, strapazzato dall’Inter (3-1). In classifica tutto rimane come prima.

Cominci ad andare a Roma dal professore Dal Monte per rimetterti in sesto. Non c’è solo il Napoli, c’è il Mondiale e devi difendere il titolo che l’Argentina ha conquistato nel 1986 con le tue prodezze memorabili. Vuoi tornare ad essere un atleta. E la “cura” fa subito effetto. Arriva la Juve al “San Paolo”. Bigon suona la carica: “Se battiamo i bianconeri si riapre tutto”. E tu, Diego della nostra riscossa, sbuchi finalmente splendido splendente dalle domeniche opache.

La Vecchia Signora ti risveglia orgoglio e voglia di giocare. Tra i pali torinesi c’è Tacconi col ricordo di molte tue beffe. Te lo giochi alla grande il big-match. Sei scatenato. Sei Maradona. Con Careca e Carnevale è musica. Giochi un primo tempo superbo e abbatti la Signora con due gol memorabili in un quarto d’ora. Torniamo a volare alto.

A riportarci a terra è un rigore di De Agostini. Dobbiamo soffrire? Ci pensa Francini a siglare il 3-1 della tranquillità. Grande, generoso Francini del gol fantastico al Real Madrid, dei centri risolutivi in Coppa Uefa. Sei stato grande, Diego. A risultato acquisito e a partita tranquilla, lasci il campo a Mauro per gli ultimi sei minuti.

Ma il Milan risorge e vince a Lecce. Siamo sempre secondi a un tiro dai rossoneri. L’aggancio e il sorpasso sono rinviati. A quando? Mancano solo quattro giornate alla fine del campionato.

Continua

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15/1/2005