La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 64
di Mimmo Carratelli
Maradona facci sognare, in casa del Cavaliere dobbiamo andare. Diego, pensaci tu. Pibe, distruggili. Fra implorazioni e preghiere, atterriamo a Milano. Ma lo sai, Diego, che agli inizi degli anni Ottanta non trovammo il Milan due volte? Era in serie B. Coraggio, Dieguito. Incartiamo un pareggio e ce ne torniamo tranquilli. Tante volte abbiamo preso il Diavolo per le corna.

Tu non sai dei tempi antichi, ma in quei tempi, sul magico campo dei milanesi, passeggiammo alla grande quando Pesaola crossava e Vinicio segnava. Gliene facemmo cinque, due gol del leone, due del petisso e una rete di Posio, mediano elegante. Non ci mettevamo paura e avevamo il nostro orgoglio.

Forse, in questa vigilia, dovremmo raccontarti le scorribande azzurre a “San Siro”. Il campo del Milan non è stato mai un tabù per noi, più duro quello dell’Inter. Coi nerazzurri, quando ci andava bene, pareggiavamo. In casa loro non li battiamo da ventidue anni.

Ma col Milan ci siamo divertiti spesso prima che tu arrivassi. Per tre anni di seguito salimmo a Milano e li lasciammo con un palmo di naso. Cominciammo a batterli con un rigore di Savoldi, l’anno dopo li beffammo con una rete di Majo e il terzo anno li lasciamo stupiti segnando col piccolo Filippi e con Raimondo Marino, un ragazzo di Messina alto alto che adottammo in difesa. L’hai conosciuto. Li umiliammo anche con giocatori di seconda scelta come facemmo coi gol di De Rosa e Dal Fiume. D’altra parte, al tuo secondo anno in Italia, ti divertisti anche tu raddoppiando il gol di Giordano nel 1986.

Insomma, che cos’è questa incertezza stavolta? E’ il ricordo della mazzata di due anni fa, l’1-4 dopo le feste di fine anno? Certo, c’è ancora Careca in dubbio che va in panchina. Però con Mauro e Carnevale qualche chance offensiva l’abbiamo e se tu, pibe, ci metti il piedino… Bigon schiera a sostegno della difesa Corradini col numero 7 come se non bastassero Ferrara, Francini e Baroni e, a centrocampo, abbiamo bella gente, Fusi, Alemao e Crippa.

Il Milan s’avventa, ma non sfonda. Lo 0-0 del primo tempo ci incoraggia. Però vediamo un Napoli troppo timido. Ma tu, Dieguito, vuoi stupirlo o no il sapientone Sacchi? Non lo vuoi stupire.

Il secondo tempo è un disastro, anche se finalmente rivediamo Careca in campo al posto di Mauro e poi Zola al posto di Alemao. Segna Massaro e vogliamo recuperare. Ma segnano anche Maldini e Van Basten. Usciamo da “San Siro” triturati. Dopo 18 settimane non siamo più soli in testa. Il Milan ci raggiunge.

Sei nervoso per il mal di schiena e te la prendi con Ruben Oliva che ti ha risolto tanti guai. Non lo vuoi più vedere. Protesti: “Molti medici hanno speculato sulla mia schiena. Mi hanno fatto schifo”. Vai sempre giù duro, ma è anche vero che spesso vai in campo con le infiltrazioni di cortisone.

Campionato compromesso? Stanno sfumando i centomila dollari che ti ha promesso Ferlaino se vinciamo qualcosa? Se ne va anche la Coppa Italia. Ci castiga proprio il Milan, eliminandoci in semifinale. Ci aggrappiamo al campionato.

Viene la Roma al “San Paolo”. Se ne va battuta per 3-1. La sistemi con due calci di rigore, Careca fa il terzo gol. Festeggiamo la tua centesima rete in maglia azzurra. Viaggiamo sempre in compagna del Milan in testa alla classifica. Inter e Juve sono lontani cinque punti. Ormai è chiaro, per lo scudetto è un duello coi rossoneri.

Ma febbraio è proprio corto e amaro, come ammonisce il detto popolare, questo febbraio 1990. Quando torniamo a “San Siro” contro l’Inter è notte fonda e tu neanche ci sei. Con la schiena a pezzi rimani a casa. La schiena e qualcos’altro? Malumori. Con la maglia numero 10 gioca Mauro. L’Inter ci sistema ben bene dopo il gol di Careca che ci illude. Non siamo neanche fortunati. Un autogol di Ferrara regala il pareggio agli interisti. Klinsmann e Alessandro Bianchi finiscono di cucinarci a dovere.

La brutta novità è questa. Più la classifica: scendiamo al secondo posto a due punti dal Milan che si diverte all’Olimpico con la Roma (4-0). Dopo essere stati la lepre del campionato, siamo costretti a inseguire.

Continua

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11/1/2005